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13 - AMO IL BUIO E IL FRAGOR DELLA
CUCINA
Amo
il buio e il fragor della fucina,
e
mi piace l'artier che tempra il ferro;
la
polverosa sua faccia ferina,
gli
occhi di ferro e le braccia di cerro.
E'
il sacerdote del problema oscuro,
è
il nuovo ingegno del redento Giobbe:
forse
è per lui che al secolo maturo
l'uom
brandirà la scala di Giacobbe.
Giacché,
pensando alla cruenta via
per
cui fe' vela l'angelo Pensiero,
mi
persuade la tristezza mia
che
non la tema il demone Mistero.
E
più d'Icaro assai, passero greco,
più
del vate che al fulmine attentava,
le
speranze mi avviva il sacro speco
ove
il deforme Ciclope vegliava.
Forse
che fra l'incudine e il martello
egli
gemere udìa sillabe arcane:
il
motto ignoto dell'immenso Bello,
la
cifra oscura della Sfinge immane!
Amo
il buio e il fragor della fucina,
e
mi piace l'artier che tempra il ferro;
la
polverosa sua faccia ferina,
gli
occhi di foco e le braccia di cerro.
Fossi
fanciulla bianca e delicata,
vorrei
sporcarmi al suo nobile petto:
l'arte
soave sulla lena innata,
e
sulla forza verserei l'affetto
O
Polifemo! il gaio mondo antico
Ossa
e Pelia inforcati ancor vedea,
se
fosse giunto all'isola di un amico
a
condurti per man la Galatea!
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