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Emilio Praga
Penombre

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  • 2 - MERIGGI
    • 13 - AMO IL BUIO E IL FRAGOR DELLA CUCINA
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13 - AMO IL BUIO E IL FRAGOR DELLA CUCINA

 

Amo il buio e il fragor della fucina,

e mi piace l'artier che tempra il ferro;

la polverosa sua faccia ferina,

gli occhi di ferro e le braccia di cerro.

 

E' il sacerdote del problema oscuro,

è il nuovo ingegno del redento Giobbe:

forse è per lui che al secolo maturo

l'uom brandirà la scala di Giacobbe.

 

Giacché, pensando alla cruenta via

per cui fe' vela l'angelo Pensiero,

mi persuade la tristezza mia

che non la tema il demone Mistero.

 

E più d'Icaro assai, passero greco,

più del vate che al fulmine attentava,

le speranze mi avviva il sacro speco

ove il deforme Ciclope vegliava.

 

Forse che fra l'incudine e il martello

egli gemere udìa sillabe arcane:

il motto ignoto dell'immenso Bello,

la cifra oscura della Sfinge immane!

 

Amo il buio e il fragor della fucina,

e mi piace l'artier che tempra il ferro;

la polverosa sua faccia ferina,

gli occhi di foco e le braccia di cerro.

 

Fossi fanciulla bianca e delicata,

vorrei sporcarmi al suo nobile petto:

l'arte soave sulla lena innata,

e sulla forza verserei l'affetto

 

O Polifemo! il gaio mondo antico

Ossa e Pelia inforcati ancor vedea,

se fosse giunto all'isola di un amico

a condurti per man la Galatea!

 

 




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