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| Emilio Praga Penombre IntraText CT - Lettura del testo |
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I bei vegliardi dallo scettro d'oro che per la neve, sotto il ciel sereno, sostar sommessi alla mia porta udìa, la notte della santa Epifanìa, o son morti di freddo, o son malati, i bei vegliardi dallo scettro d'oro!
Quando la mia scarpetta in sul verone tutta avvizzita facea la rugiada, la colmavi di doni alla mattina, io ricciuto avea il crin, candida l'alma, di giornate regali il don mi offria.
Un giovin Sire senza scettro d'oro, ma cui nutrian d'aromi e terra e cielo, e una corte di sogni e di speranze complimentava fra beate stanze, io che il perduto imper sospiro adesso!
I bei vegliardi dallo scettro d'oro che per la neve, sotto il ciel sereno, sostar sommessi alla mia porta udìa, la notte della santa Epifanìa, o son morti di freddo o son malati i bei vegliardi dallo scettro d'oro!
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