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Emilio Praga
Penombre

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  • 5 - DOMUS-MUNDUS
      • -2-
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-2-

 

Calava il sole e la notte salìa.

Piovevano con quelle

parole, e colle stelle,

goccie d'amore e di malinconia;

calava il sole e la notte salìa.

 

Egli guardava attonito,

triste, cogli occhi immoti,

l'universale accendersi

dei continenti ignoti;

egli sognava, o limpido

raggio, o profondo velo!

la vastità del cielo,

e della donna il cor.

 

. . . . . . . . . . . .

 

Perché, cretino e splendido

mondo dei Filistei,

sotto l'arcano incendio

fremevi, e intorno a lei?

Perché prigione è l'anima,

prigione eternamente,

dell'orror tuo ridente,

del tuo feroce amor?

 

Cantate, o antiche vittime,

cantate, o giovinetti,

arche di lunghe lagrime,

nidi di brevi affetti;

cantate ai buoni spiriti

qualche preghiera nuova

che il vecchio giogo smova

e che redima il vol!

 

Guardate: è l'uom che sanguina

da una terribil piaga;

è l'uom cui l'astro suscita

e cui la mota indraga;

è l'uom cui l'irco secolo

disse: - Per me lavora,

per me contempla, esplora

il vuoto, il buio, il sol!

 

Cercami il Dio; risuscita

qualche gagliarda fede,

per chi empiamente dubita

per chi vilmente crede;

abbatti, uccidi, interroga

i morti e le rovine,

cingimi, o bardo, al crine

l'irrevocato allòr! -

 

Egli lasciò le facili

gioie, le soglie care.

E lo venian dal placido

suo tempio a scongiurare

le dee della famiglia,

le sue dilette glorie,

cinte di pie memorie,

belle di noti fior...

 

Tacque, partì. Fu l'angelo

fu il demone, fu il bruto?

Fu il precursor, l'apostolo,

l'uomo dall'uom voluto?

Per la profonda tenebra

che disse al torvo Urano?

Che tolse al foco arcano

che strepita lassù?

 

Cantate, o antiche vittime,

cantate, o giovinetti,

arche di lunghe lagrime,

nidi di brevi affetti;

cantate ai buoni spiriti

qualche preghiera nuova,

e il vecchio giogo smova

che ceppo al bardo fu...

 

Pregate - il bardo sanguina,

ma, se nell'alto sale,

dalla cruenta pioggia

che gli cadrà dall'ale,

germoglieranno i mistici

orti dell'avvenire!

Pregate - ei dee soffrire,

sciogliere il volo ancor!

 

. . . . . . . . . . .

 

Egli guardava attonito,

triste, cogli occhi immoti,

l'universale accendersi

dei continenti ignoti.

Egli sognava, o limpido

raggio, o profondo velo!

la vastità del cielo

e della donna il cor.

 

Calava il sole e la notte salìa.

Piovevano con quelle

parole, e colle stelle,

goccie d'amore e di malinconia;

calava il sole e la notte salìa.

 

 

 




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