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| Emilio Praga Penombre IntraText CT - Lettura del testo |
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-7-Come un mortale anelava il fuggente globo di Venere; e le montagne sotto il dì nascente parean di cenere.
Era l'ora del sonno, e del dolore, e dei patiboli; l'ora che il frate le celle, e l'amore lascia i postriboli.
L'ora che, errando per la fredda chiesa, sbadiglia il chierico; e la matrona si dibatte, appesa a un sogno isterico.
Dalle cantine stridevano i galli col canto rauco; e le lanterne erano sgorbii gialli sul cielo glauco.
Qualche tempio qua e là si dipingeva di negre spoglie; e il pispiglio dei passeri sorgeva fuor dalle foglie.
Ed era un altro dì fra i dì già sorti e scesi al tumulo; un altro giorno che dei giorni morti correva al cumulo.
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