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| Emilio Praga Penombre IntraText CT - Lettura del testo |
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4 - VESPRI
16 - ALL'AMICO
Quando era colma l'anima di affetti e di armonie, ho prodigato al lastrico le esuberanze mie; e tracannai, beffandoli, vini di insulse ebrezze, e dispersi carezze che ricordar non so.
Ma non mi infanghi il plauso dell'ebete orgoglioso che urtai, fra gonne e calici, nel suo cammin famoso; se nei caffé sbadiglia d'arte, per noia e moda, che il nome mio non s'oda, o ch'ei lo insulti io vo'!
L'insulto e la calunnia, sposati in un sorriso, non turberan, scontrandola, l'ironia del mio viso; nell'orgia e nella nebbia fui di un mio sogno in traccia, né ho mai guardato in faccia i corpi intorno a me.
Tu, biondo e malinconico compagno di visioni, cui palpitando mormoro le torbide canzoni, tu sai le mie battaglie, le mie superbie sai, e presto mi vedrai venir ridendo a te;
e dirti: il ciuco e il ninnolo, il masso e la beghina, son scesi a conciliabolo, una bella mattina, e han giurata impossibile, in nome del buon senso, la cara arte ch'io penso quella che pensi tu.
Arrigo, e alla materia e all'azzurro inneggiando, le sordità del prossimo ritenterem, cantando, forse profeti inutili, ma lieti, in santa guerra, gli aromi della terra, gli effluvii di lassù!
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