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Emilio Praga
Penombre

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  • 4 - VESPRI
    • 25 - IMBIANCATURA
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25 - IMBIANCATURA

 

Per l'ampia volta querula,

nel coro intarsiato,

l'orme di cinque secoli

un giorno ha cancellato;

or tutto è liscio e candido,

e, a quei toni abbaglianti,

ammiccan gli occhi i santi

e parlano fra lor.

 

- Ahimè! - sussurra il martire

che da una nicchia brilla:

- uno spruzzo acidissimo

mi entrò nella pupilla! -

- Che freddo! - esclama un vescovo

al muro appiccicato;

- È il giorno del bucato! -

risponde un confessor.

 

- Ehi, San Tommaso! - brontola

dalla base San Luca:

- son ritornati i barbari?

Povera Italia eunuca!

A chi scrisse la bibbia

guastar l'appartamento...

o artisti del trecento

piangetene con me! -

 

Perché vi fate, o fossili,

scimmie di Geremia?

è vero, adesso il tempio

sembra una trattoria;

ma eguali ognor non furono

i preti ai tempi andati?

Che a profanar sian nati

strano per noi non è.

 

O Santi, quando cantano

le litanie pagate,

o Santi, vendicatevi,

e adosso a lor cascate:

giù colle vostre clamidi,

giù cogli scettri d'oro,

gridando in mezzo al coro:

Filiste, Iddio lo vuol!

 

E tu, tu cogli il parroco,

calvo domenicano,

solo sulla tua mensola

con Gesù Cristo in mano;

forse il beato Angelico

fu un tuo vicin di cella,

forse la tua facella

lambendo a notte il suol,

 

di sotto all'uscio immobile

filtrando un po' d'argento,

ne illuminò le tavole

piene di firmamento;

forse il tuo canto fievole

sui sonni suoi volava,

e il vecchierel sognava

madonne in campo d'or.

 

E nel devoto secolo

vivere ancor credevi;

qui, venerata effigie,

antiche aure bevevi;

qui de' tuoi vecchi monaci,

sulla muraglia bruna,

col raggio della luna

leggevi i nomi ancor.

 

Care beltà del tempio!..

Sfumando in lontananza,

si univan tinte e linee,

quasi fanciulle in danza;

in fondo in fondo aprivasi

un arco a sesto acuto,

e, come un detto arguto,

traea le menti a sé.

 

E vi parean riflettere

le pallide figure

pinte da ignoti artefici

tra i fregi e le sculture;

dell'arte primogenite

vive di un soffio appena,

ma colla faccia piena

d'inenarrabil fè.

 

Erano i buoni e memori

testimoni dei morti;

occhi celesti, estatici

in cima a eccelsi porti,

avean veduti i secoli,

travolti a cavalloni,

cadere in ginocchioni,

pentirsi, e dileguar.

 

Te non vedran, mio secolo,

te che empiamente pio

fai spose allo sbadiglio

le insulse preci a Dio;

te senza l'ire intrepide

dei saggi iconaclasti,

senza un amor che basti

a darti un altro altar!

 

Ma il non lontano postero

ripercorrendo il sito

da tuoi pittori ipocriti

già di bugie vestito,

ripenserà la gloria

dei poveri defunti,

e i bei profili smunti

a liberar verrà.

 

E l'armonia degli organi,

e il fumo degli incensi

non alzerà quel libero

sotto i sereni immensi;

del bello eterno apostolo,

prete della natura,

egli la fede impura

tinta di bianco avrà!

 

 




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