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Sperone Speroni
Dialogo delle lingue

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)
disio-nobil | noce-stamp | stand-zoppe

                                                 grassetto = Testo principale
     Parte                                       grigio = Testo di commento
504 testo| se pare in loro fosse al disio, mi rendo certo che di breve 505 testo| marchesato, ove voi l’avete messa disopra all’imperio di tutto ‘l 506 testo| discernono tra ‘l piacevole e ‘l dispiace vole. Ma il numero e l’armonia 507 testo| sì lo porrò in trovare e disporre i concetti dell’animo mio, 508 testo| cotanto, sì che però io dispregi la volgare toscana; e anche 509 testo| lamentandosi d’Aristotile che disprezzando la sua eccellenza l’avesse 510 testo| esso voi non intendo di disputarla; anzi confessando quello 511 testo| La qual cosa fu tra noi disputata da prima, senza far parola 512 testo| quell’ora (come a me pare) disputò delle lingue, avendo rispetto 513 testo| varie nazioni in Italia disseminate, pia e artificiosa cura 514 testo| agevolmente rovinassero le dissensioni civili.~Corteg. Dunque, 515 testo| l’imperio romano, che si distese per tutto, è già guasto, 516 testo| suono, ora con altro, senza distinzione di parole, i loro affetti 517 testo| Pallade, la quale, per non si distorcere nella faccia sonando, gittò 518 testo| mai non avessero presa né distrutta l’Italia e che l’imperio 519 testo| cosa l’imparare a parlare, ditelo voi per me, che non osate 520 testo| giudico intelligibile.~Per. Ditemi prima: onde è che gli uomini 521 testo| cosa impossibile che ella divenga perfetta; anzi vi può far 522 testo| procuriamo d’intendere per divenire una volta non ateniesi ma 523 testo| mezo a’ boschi, ove sterile divenisse, ma farebbesi di lontana 524 testo| superbo edificio una parte divenne polvere e un’altra dee esser 525 testo| cognizione delle cose onde si diventa perfetto, non contenta d’ 526 testo| sono, e la loro eccellenzia diventarebbe più rara.~Lasc. O non v’ 527 testo| scrittori in piccol tempo diventerebbe molto maggiore, che egli 528 testo| lasciato la cuna e esser uomini divenuti, tornati un’altra volta 529 testo| del nostro Aristotile ci diverrebbono più famigliari che non sono 530 testo| parlano diversamente; la quale diversità e confusione delle voglie 531 testo| giudeo o eretico, rade volte diviene buon cristiano, e più crede 532 testo| volgare.~Per. Perciò mi doglio della misera condizione 533 testo| d’Italia parea quella una dolce musica. Altrotanto si può 534 testo| oggidì, ma l’antica, onde sì dolcemente parlorno il Petrarca e il 535 testo| volgari, cui né naturale dolcezza di linguaartificiosa 536 testo| non doversi la filosofia dolere, perché ogni uomo, per ogni 537 testo| dee fare? Vogliam morir di dolore? Restar mutoli? E non parlar 538 testo| ci negasse questo, io li domanderei: onde è adunque che le cento 539 testo| tramutarono da luogo selvaggio a domestico; poi, perché e più tosto 540 testo| oltramontani, egli ci ha donato l’amore e la cognizione 541 testo| canto, tutti a questo uno si doneranno, come a quello che veramente 542 testo| vostra dottrina sarebbe il doppio e maggiore e migliore, che 543 testo| e quando altri mangia e dorme a suo agio, patir fame e 544 testo| lasciando l’intelletto dormire, sveglia e opra la lingua. 545 testo| continua notte d’ignoranzia si dormirebbe.~Per. Più tosto vocredere 546 testo| e latini e ebrei, alcuna dotta e pietosa persona si desse 547 testo| che le persone certo più dotte, ma meno ambiziose delle 548 testo| di greco in volgare alcun dotto omo le riducesse.~Lasc. 549 testo| latina, ne’ nostri animi non dovea lasciar fermare le radici 550 testo| pareggiati agli antichi: dovemo però abitare tra’ boschi? 551 testo| cosa; ma sì vi dico che, dovendo studiare in apprendere alcuna 552 testo| sono state sprezzate da chi doveva adorarle; ora che Dio la 553 testo| divenir nulla, li quali assai dovevano aver d’eleganzia, essendo 554 testo| lingua, in conservarsi la sua dovuta perfezzione lungamente disiderata 555 testo| irrazionali creature. E è ben dritto; conciosia cosa che tra’ 556 testo| scritto in un certo trofeo drizzato da lui, quelle es­sere state 557 testo| libertà?~Laz. Sì, senza dubio, peroché in qualunche stato 558 testo| poi che arrivata sarà, non dubito punto che, quale è nella 559 testo| ad ogni cosa criata non durare eternamente, ma di continuo 560 testo| gl’avenimenti di lei, non durarono molti anni; né di loro si 561 testo| l’imperio di Roma fosse durato in eterno. Dunque sendo 562 testo| in contrario che quello duri per molti anni, il quale 563 testo| ne sono greci e latini e ebrei, alcuna dotta e pietosa 564 testo| altri; la quale tanto più eccellente dee riputarsi d’ogni mondana 565 testo| quando che sia, poco meno eccellenti di Virgilio e d’Omero, ciò 566 | eccetto 567 | Ecco 568 testo| mondo tolse l’essempio di edificarla. Per che io vi conforto 569 testo| nel cadere di sì superbo edificio una parte divenne polvere 570 testo| L’India, la Scitia e l’Egitto, ove abitavavolentieri, 571 testo| sarete sì arditi che né eguali però né inferiori troppo 572 | ei 573 testo| alcuna più, alcuna meno elegante e ornata dell’altra trovarsi: 574 testo| nome o alcun verbo d’i più eleganti ch’ella abbia. E noi diremo 575 testo| le lor figure e le loro eleganzie di parlare; repetizioni, 576 testo| non sarebbe così quando elle fossero del tutto prive 577 testo| artificiosamente compose alcuno uomo eloquente, sendo perfette quelle due 578 testo| Ateniesi e Romani solea parlare eloquentemente Cicerone e Demostene, e 579 testo| ché, così come, venendo Enea da Troia in Italia, ad onor 580 testo| insieme fosse costretto d’entrar loro nell’intelletto a fargli 581 testo| pugna non è mortale, potete entrarvi senza paura, aecostandovi 582 testo| alcun fiato di tristo vento entrerà che farà inferma la stanza. 583 testo| medesme, a guisa di alberi o d’erbe, quale debole e inferma 584 testo| aspettano li Giudei, acciò che eresia così vile mai non guasti 585 testo| Onde, come chi è giudeo o eretico, rade volte diviene buon 586 testo| a significare: il quale errore, conosciuto da molti, niuno 587 | es 588 testo| faranno lor voti e saranno esauditi da lei.~Corteg. Dunque, 589 testo| Aristotile, Demostene e Eschine; delle cui semplici parolette 590 testo| arte aiutate par che e’ gli eschino della bocca. Non dico però 591 testo| voi sperate (quasi nuovo Esculapio) che il porre insieme cotai 592 testo| di ridurre dal suo lungo esilio in Italia la vostra lingua 593 testo| lo nego di nuovo, non per esperienzia ch’io n’abbia ma per ragione; 594 testo| libri d’umanità publicamente esponendo. Dunque, a costoro il far 595 testo| l’uno scrisse e l’altro l’espose.~Per. Per qual cagione?~ 596 testo| la vostra; ma come fate d’espositori?~Per. De’ latini non troppo 597 testo| eleganzia di parole sono espressi da lui i suoi concetti nella 598 | essa 599 testo| gli oltramontani, li quali essaltano e riveriscono sommamente 600 testo| ogni lingua il suo valore essaltasse; questo farsi anzi a gloria 601 testo| ordine istesso il quale tanto essaltate; li quali, non tanto per 602 | esse 603 testo| sia, la quale impariamo e essercitiamo non ragionando tra noi i 604 testo| rifiutando que’ prieghi che deono essermi commandamenti. Ma ciò si 605 testo| Benché questa pugna si estenderebbe non solamente contra i linguaggi 606 testo| volgare si ferisca e si estingua.~Corteg. Monsignore, né 607 testo| quella con vostre ragioni estirpare del mondo, voi parlareste 608 testo| ogni cosa criata non durare eternamente, ma di continuo d’uno in 609 testo| non fanno le parole dell’eucaristia e del battesmo con ambidue 610 testo| e men ferma rifarete la fabrica, che ella non era da prima, 611 testo| architetti, quando nova la fabricarono; anzi ove soleva esser la 612 testo| può fare, salvo se non si fabricasse una nuova città, la quale 613 testo| ogni vile maniera di gente, facchini, contadini, barcaroli e 614 | facciamo 615 | facciate 616 | facea 617 | faceste 618 | faceva 619 testo| Con tutto ciò non sarebbe facil cosa il divenir glorioso, 620 testo| abbia, per essere assai facile da vedere ma lontana dal 621 testo| legge.~Bem. Questo no, ma la facondia è sola o principale cagione 622 testo| tamburi, anzi d’archibusi e di falconetti, che introna altrui l’intelletto 623 testo| dorme a suo agio, patir fame e vegghiare.~Corteg. Con 624 testo| Aristotile ci diverrebbono più famigliari che non sono ora, e più 625 testo| arei tolto d’esser morto famiglio di Cicerone, per aver bene 626 testo| vertù di far le persone famose per molti seculi non l’ha, 627 testo| colui non fa, il quale da fanciullo in su sempremai parlò perversamente 628 | farci 629 testo| ove sterile divenisse, ma farebbesi di lontana propinqua e di 630 testo| meco dalla cuna e dalle fasce, senza cercarla altramente, 631 testo| e con le vostre lodevoli fatiche operar gloria in voi e in 632 testo| tengo è più lungo e più faticoso del vostro, per avventura 633 testo| altro bisogna che saper favellare. Che ne dite voi, messer 634 testo| stati sviati dietro alle favole delle parole, coloro finalmente 635 testo| alla lingua latina quale la feccia al vino; peroché la volgare 636 testo| conseguiamo la nostra propria felicità, la quale è posta nell’intelletto 637 testo| forestiere da una povera feminetta di contado.~Corteg. Io per 638 testo| vostra lingua volgare si ferisca e si estingua.~Corteg. Monsignore, 639 testo| animi non dovea lasciar fermare le radici d’un’altra lingua 640 testo| il quale, disideroso di fermarsi nella cognizione delle cose 641 testo| volgare.~Per. Io ho per fermo che le lingue d’ogni paese, 642 testo| appiccarono e in guisa si ferno simili al tronco, che oggimai 643 testo| tutti gl’altri diletti, feste, giochi, suoni, canti vanno 644 testo| con la luce del sole alcun fiato di tristo vento entrerà 645 testo| nella memoria, ché a me fie caro l’intenderlo.~Laz. 646 testo| studiare? parlare voi e vostri figliuoli? Ma lasciando da parte l’ 647 testo| natura aver lui adottato per figliuolo, non per esser nato in Atene 648 testo| flusso di orazione, le lor figure e le loro eleganzie di parlare; 649 testo| coloro finalmente imitiamo filosofando, alli quali alcuna cosa 650 testo| fare volgari: forse i buoni filosofanti sarebbero in numero assai 651 | finché 652 testo| confonderete le porte, e delle finestre di lei questa alta, quell’ 653 testo| alla signoria del mondo; ma finire non veramente, tanto ho 654 testo| e ora diminuendo, finché finisca una volta, per mai più poscia 655 testo| toscano; li quali anni finiti, e finito con esso loro 656 testo| li quali anni finiti, e finito con esso loro quel vigore 657 testo| abbia il quale a giudicio di Fiorentini possa agguagliarsi a Virgilio 658 testo| Quindi nacquero in lei que’ fiori e que’ frutti sì coloriti 659 testo| qual arbor tosto nasce, fiorisce e fa frutto, tale tosto 660 testo| la quale non ha appieno fiorito, non che frutti produtti 661 testo| quale sciocca oppenione è sì fissa negli animi d’i mortali 662 testo| il suo corpo, quello in flemma converte, che rende lo uomo 663 testo| numeri; le prose il lor flusso di orazione, le lor figure 664 testo| d’Aristotile, a guisa di folletto in cristallo, stesse rinchiuso 665 testo| parti le quali, rimase in fondo del mucchio o involate dal 666 testo| di lontana propinqua e di forestiera, che ella è, cittadina d’ 667 testo| parole essere stato giudicato forestiere da una povera feminetta 668 testo| né ballo; così udendo e formando per me medesimo queste parole 669 testo| né lei altresì possono formare le voci della lingua volgare, 670 testo| fattamente compose che essi ne formarono quella lingua, la quale 671 testo| provedimento, pare che l’abbia formata; e se creder non mi volete, 672 testo| un fine con un giudicio formate; che io non vorrei che voi 673 testo| qualità e per sito ci ha formati noi altri più perfetti e 674 testo| non pur a’ dotti, ma a’ forsennati Ateniesi e Romani solea 675 testo| e si contenti delle sue forze. Consiglio adunque e ammonisco 676 | foste 677 testo| che il porre insieme cotai fragmenti possa farla risuscitare, 678 testo| messer Lascari venne di Francia in Italia, stando in Bologna, 679 testo| costume o di nazione il francioso e l’inglese, non pur il 680 testo| qualunche stato sia l’uomo, o franco o soggetto, sempremai è 681 testo| via d’attorno le inutili frasche, in loro scambio l’innestarono 682 testo| tempo, quantunque oggimai fredda e secca si taccia, nondimeno 683 testo| Romani medesimi, li quali di Frigia cacciati vennero ad abitare 684 testo| stagione arà penato a far fronde. Sarà adunque la nostra 685 testo| che? ella mostra nella sua fronte d’aver avuto la origine 686 testo| ogni maniera, orzo, miglio, frumento e altre biade sì fatte, 687 testo| la qual cosa come è poco fruttuosa, così è molto discosta dal 688 testo| dalle fere si difendevano fuggendo e uccidendo senza altro, 689 testo| fosse cosa da seguitare e da fuggir la toscana, o io non v’anderei 690 testo| boschi? Non dipingere, non fundere, non isculpire, non sacrificare, 691 testo| artigiani facesse il Tullio fuor di proposito~Laz. Anzi, 692 | fuori 693 | furon 694 testo| forma delle parole, onde i futuri filosofi ragioneranno e 695 testo| di breve la Germania e la Gallia produrrebbe di molti veri 696 testo| ma con eguale artificio genera noi e i bruti animali, così 697 testo| lei, essendo così atta a generar come le altre, ma per colpa 698 testo| avventura l’età moderna generarebbe quei Platoni e quegli Aristotili, 699 testo| avvenendogli che avvenne di Gesù Cristo, il quale, togliendo 700 testo| oppresso dal peso, ora che ella giace del tutto, rotta parimente 701 testo| tempo, qual atleta o qual gigante potrà vantarsi di rilevarla? 702 testo| gl’altri diletti, feste, giochi, suoni, canti vanno dietro 703 testo| Italiani volgari; salvo se per gioco non si dirà in quel modo 704 testo| altrui lingua alla nostra le gioie e i frutti delle scienzie: 705 testo| vano, e al fine della mia giornata a buono albergo sano, quantunque 706 testo| quella provincia, che non gli giova.~Corteg. Dunque, una persona 707 testo| chiaramente si vede in un giovane padovano di nobilissimo 708 testo| recare all’intelletto la gioventù, allora procuriamo di farci 709 testo| volgare, ciò sarebbe non gittarla tra’ sassi, in mezo a’ boschi, 710 testo| distorcere nella faccia sonando, gittò via la piva, di che era 711 testo| che ancora aspettano li Giudei, acciò che eresia così vile 712 testo| dall’arte. Onde, come chi è giudeo o eretico, rade volte diviene 713 testo| la loro spiacevolezza può giudicare quelli non essere strumenti 714 testo| sé stessi nol conoscendo, giudicarei che essi mancassero d’intelletto, 715 testo| di queste niuna migliore giudicarete. Dunque, da capo consiglio 716 testo| bergamasca; né perché tale sia giudicata più vi dovete meravigliare 717 testo| alle parole essere stato giudicato forestiere da una povera 718 testo| auttorità concistoriale non è giudice competente del suono e degl’ 719 testo| come a lingue, le quali giudichiamo più convenirsi con le dottrine, 720 testo| vergogna del nostro poco giudizio, non solamente non l’onoriamo, 721 testo| infuori, nondimeno come uomo giudizioso e uso rade volte a ingannarsi, 722 testo| quantunque ella non sia giunta alla sua vera perfezzione, 723 testo| Ma per certo noi siamo giunti a tempo che pare che il 724 testo| gentiluomini, non istudiando ma giuocando e ridendo senza alcuna fatica, 725 testo| lei doversi lungo tempo godere la sua perfezzione, qualora 726 testo| magistero di Trasimaco, di Gorgia, di Teodoro, Isocrate finalmente 727 testo| così priva d’umanità, Unni, Gotti, Vandali, Longobardi ch’ 728 testo| e altre cotali le quali governano i sentimenti di chi le legge 729 testo| giorni di niuno stato e men gradita, non si dovesse apprezzare, 730 testo| farebbe dando opera alla grammatica, spezialmente alla greca.~ 731 testo| in tre giorni, non tra’ grammatici nelle scole ma nelle corti 732 testo| voglio che così come per li granari di questi ricchi sono grani 733 testo| vostro, e la fama vostra, è grandemente obligata; e con questo buon 734 testo| essempio e auttorità de’ grandi uomini, non prendesse argomento 735 testo| liberamente la mia ignoranzia, grandissimo numero de’ nomi e participii 736 testo| granari di questi ricchi sono grani d’ogni maniera, orzo, miglio, 737 testo| ragionamento non vi sia grave di riferirne.~Scol. Così 738 testo| l’ordine delle cose, la gravità e brevità del parlare esser 739 testo| io ve ne rendo infinite grazie; e vi prometto, che per 740 testo| scrittori non può far caregraziose giamai?~Corteg. Non intendo 741 testo| vertù in farvi più tosto grazioso che glorioso.~ 742 testo| di queste cose volgari, e guadagnato parmi d’avere assai in perdere 743 testo| di questa grazia, Dio mi guardi che io sia sì pieno né così 744 testo| di loro che l’ebbero in guardia, che non la coltivorno a 745 testo| eresia così vile mai non guasti per alcun tempo la filosofia 746 testo| della servitù degl’Italiani. Guerreggiando una volta la vostra Republica, 747 testo| quali ora perfettamente non gustiamo né conosciamo.~Lasc. Veramente 748 testo| morte latine parole, e a noi idioti le nostre vive volgari, 749 testo| taccia, nondimeno fatta idolo d’alcune poche e superstiziose 750 testo| anzi voglio esser tenuto ignorante, cosa dicendo non conosciuta 751 testo| volgare alla maniera degl’ignoranti: acciochél vulgo arrogante, 752 testo| muraglie, onde primieramente s’illuminava il palazzo, e altronde dentro 753 testo| che gli elementi non sono. Imaginatevi, messer Lazaro, di vedere 754 testo| Mentre voi parlavate così, io imaginava di vedere scritta la filosofia 755 testo| diversa dalla toscana e senza imitare il Petrarca o il Boccaccio, 756 testo| parole, coloro finalmente imitiamo filosofando, alli quali 757 testo| bisognerà sodisfar non tanto all’immenso disiderio che hanno gli 758 testo| di quelle studie a farsi immortale. Ma a tutti quanti non ha 759 testo| ab eterno diede per legge immutabile ad ogni cosa criata non 760 testo| descritte avere vertù d’immutare il corpo e la mente di chi 761 testo| lingua latina tanto solamente imparai quanto bastasse per farmi 762 testo| perdiamo, si spendesse da noi imparando filosofia, per avventura 763 testo| prende il mondo argumento d’impararla e usarla.~Laz. Combattete 764 testo| pensando che non bisogni impararle.~Bem. Ditene almeno quel 765 testo| ammonisco ciascuno che egli impare la lingua greca e latina, 766 testo| non è più atto a ricevere impressione di più delicato strumento, 767 testo| come cosa beata riveriamo e inchiniamo. Ma per certo né l’una né 768 testo| lingue, ma carta solamente e inchiostro, ove quanto sia difficile 769 testo| serà quasi che dalle stelle inclinato a parlare e scriver meglio 770 testo| greca, e con questa speranza incominciai a studiarlo.~Lasc. Vero 771 testo| altro proemio fare, io dico incominciando che, quantunque in molte 772 testo| uomo, dico ch’io posso bene incominciare a lodare la buona lingua 773 testo| da’ quali fu interrotto l’incominciato ragionamento; per che, salutati 774 testo| l’essere aiutato d’altrui incontra all’auttorità e dottrina 775 testo| opra perduta, sì per la indegnità della lingua come per l’ 776 testo| di me; peccato però non indegno di scusa, non possendo farsi 777 | indi 778 testo| paese, così l’arabica e l’indiana come la romana e l’ateniese, 779 testo| il dirò, essendo lei una indistinta confusione di tutte le barbarie 780 testo| questa lingua volgare che uno indizio dimostrativo della servitù 781 testo| rinovarsi. Voi mi direte: troppo indugia oggimai la perfezzione della 782 testo| così è come dite; ma tale indugio non dee far credere altrui 783 testo| accompagnato, la quale come inesperta dell’armi, cedendo in sul 784 testo| bastante di recar loro questa infame denominazione. Confesso 785 testo| studio che io porrei in infilzar parolette di questo e di 786 testo| d’imparare, quanto ad una infinita speranza che s’ha di voi 787 testo| che questo sia un certo influsso del cielo, sì fieramente 788 testo| sapesse dalla mantovana infuori, nondimeno come uomo giudizioso 789 testo| giudizioso e uso rade volte a ingannarsi, ne può aver detto alcuna 790 testo| farla risuscitare, voi v’ingannate, non vi accorgendo che nel 791 testo| simile forse ad alcuni ingegni, li quali, quanto men facilmente 792 testo| persona non meno ardita che ingeniosa porrà mano a così fatta 793 testo| nazione il francioso e l’inglese, non pur il greco e il romano 794 testo| consonanzia vi si ritrova che meno ingrata e men brutta fa l’una dell’ 795 testo| frasche, in loro scambio l’innestarono d’alcuni ramuscelli maestrevolmente 796 testo| aspramente accusate questa innocente lingua, la quale pare che 797 testo| non solamente non viverete inonorato, ma tanto più glorioso quanto 798 testo| per esser già destinato ad insegnarla publicamente, parte per 799 testo| loderò, con patto di potere insiememente biasimar la volgare, se 800 testo| sdegna d’albergare negl’intelletti lombardi, non si dee anche 801 testo| la intendo, né la giudico intelligibile.~Per. Ditemi prima: onde 802 testo| mio amico che molto ben s’intendea della lingua arabesca, mi 803 testo| gli sia il filosofare e l’intender la cagion delle cose. Vero 804 testo| memoria, ché a me fie caro l’intenderlo.~Laz. Volentieri in tal 805 testo| volgare, non arebbe chi l’intendesse e parrebbe un pedante, il 806 testo| che in cielo, e per esser intenta alla produzzione delle creature 807 testo| creato oltra il costume e l’intenzione d’ogni buono intelletto, 808 testo| Testo~ ~Interlocutori~ ~BEMBO, LAZARO, CORTEGIANO, 809 testo| direte che io non intenda, interrompendo il ragionamento, possa pregarvi 810 testo| visitarlo, da’ quali fu interrotto l’incominciato ragionamento; 811 testo| solamente non essere stata bene intesa da voi, onde la diliberazione 812 testo| più facilmente sarebbero intese da noi, se di greco in volgare 813 testo| fine solamente d’essere intesi da chi regnava, parlavamo 814 testo| archibusi e di falconetti, che introna altrui l’intelletto e fere 815 testo| lingua volgare sia una lingua inumana, priva al tutto del discorso 816 testo| levandole via d’attorno le inutili frasche, in loro scambio 817 testo| ombra, l’hanno lasciata invecchiare e quasi morire. E se que’ 818 testo| e fa frutto, tale tosto invecchie e si muoia; e in contrario 819 testo| gloria che stati ne siano inventori e accrescitori; ma dall’ 820 testo| la piva, di che era stata inventrice, e fu a lei più gloria il 821 testo| esser sue non tanto all’invenzione delle cose quanto allo stile, 822 testo| rimase in fondo del mucchio o involate dal tempo non son trovate 823 testo| biasimato e crucifisso d’alcuni ippocriti, ora alla fine da chi ‘l 824 testo| intendo o voi parlate con ironia.~Per. Anzi parlo per dire 825 testo| ricompensarci; peroché in iscambio delle molte possessioni 826 testo| anzi disconvenevole, non iscemandosi punto ma raddoppiandosi 827 testo| che io debba dirle per ischerzare; e non è cosa così difficile 828 testo| dipingere, non fundere, non isculpire, non sacrificare, non adorar 829 testo| dalle sue opere; il quale, iscusandosi con esso lei, negava d’averla 830 testo| di Gorgia, di Teodoro, Isocrate finalmente fece perfetto. 831 testo| principio, non volete voi che in ispazio di quattrocento o cinquecento 832 testo| uomini, quali sono gl’uomini istessi per rispetto alle bestie. 833 | istesso 834 testo| Italiani altrotanto o poco meno istima lei la Germania.~Laz. A 835 testo| rinchiusa l’Italia, vana istimando la impresa dello scrivere 836 testo| corti cogentiluomini, non istudiando ma giuocando e ridendo senza 837 testo| come vi piace, solo che italiano non lo chiamate, essendo 838 testo| povere e nude, come sono ite per lo passato. M’allegro 839 | ivi 840 testo| noi d’oltre il mare e di dall’Alpi, onde è chiusa 841 testo| altretante meco medesimo ho lagrimato la nostra miseria, pensando 842 testo| di romagnolo, piangendo e lamentandosi d’Aristotile che disprezzando 843 testo| volgare, ma più tosto un certo lamentarsi della ruina d’Italia; la 844 testo| greco e latino; anzi si lamentava d’essere a farlo sforzato, 845 testo| tanto difficilmente le si lasciano uscire della memoria. Oh, 846 testo| Italia, ad onor si recò lasciare scritto in un certo trofeo 847 testo| voi dite, che si dee fare? Lasciarlo?~Per. Ora no, che non si 848 testo| a guisa di trofeo non vi lasciasse alcun nome o alcun verbo 849 testo| lingua che Dio ci diede, lasciate in pace parlare.~Bem. Dovevate, 850 testo| qualunche età e nazione, lasciati gli altri studi da canto, 851 testo| canne, pentiti quasi d’aver lasciato la cuna e esser uomini divenuti, 852 testo| padovano, del quale, dopo il latte della nutrice, mi fu il 853 testo| nostro intelletto? Già me non laudarete in questa maniera, per farmi 854 testo| imperio d’Augusto. Delle laudi della qual lingua parlarei 855 testo| La quale oppenione io non laudo, né vitupero, perché quello 856 testo| così morta come è, siavi lecito di poterlo fare; ma parlate 857 testo| ma egli sarebbe troppo leggera cosa il farsi eterno per 858 testo| basti loro sapere scrivere e leggere greco senza più, non altramente 859 testo| E ch’egli sia il vero, leggete Virgilio volgare, latino 860 testo| e dopo molta fatica, né leggiadrianumero, già non de’ parer 861 testo| Aristotile.~Lasc. Per certo bella lettura è la vostra; ma come fate 862 testo| maggior frutti facesse, levandole via d’attorno le inutili 863 testo| tanto mi dovesse giovare la lezzione latina e volgare (se volgare 864 testo| o spererei che delle mie lezzioni poco frutto se ne dovesse 865 testo| volgari; anzi, confessandovi liberamente la mia ignoranzia, grandissimo 866 testo| scorno è a noi altri, ora che liberi semo, il dar ricetto e conservare 867 testo| dianzi addotte da me non sono lievi, che io debba dirle per 868 testo| questa lingua divina; a’ literati, che mai da loro, se non 869 testo| sentenza ponga fine alle nostre liti.~Laz. Cotesto non farò io, 870 testo| istorie di Salustio e di Livio, dura ancora e durerà fin 871 testo| voi tocca il lodarla: ché lodandola sarete grato alla lingua, 872 testo| disfacimento di questo imperio, ma lodarei Dio, che lui avesse voluto 873 testo| mondo. Dunque a voi tocca il lodarla: ché lodandola sarete grato 874 testo| e il numero de’ buoni e lodati scrittori in piccol tempo 875 testo| poi mille e mille altri loderanno e benediranno il suo studio; 876 testo| volete così, volentieri la loderò, con patto di potere insiememente 877 testo| affaticarvi e con le vostre lodevoli fatiche operar gloria in 878 testo| tosto può studiar lo scolare loica sola o solamente filosofia, 879 testo| albergare negl’intelletti lombardi, non si dee anche sdegnare 880 testo| umanità, Unni, Gotti, Vandali, Longobardi ch’a guisa di trofeo non 881 testo| antichi; anzi da loro tanto lontani li troverete che tra quelli 882 testo| nominava Cicerone, Plinio, Lucrezio e Virgilio tra’ latini scrittori, 883 testo| Teofrasto, che fu l’un de’ lumi della greca eloquenzia, 884 testo| quelle cotali possono esser lunghe e brevi a lor voglia, mai 885 testo| piedi, facendo i lor passi lunghi e corti, tardi e veloci, 886 testo| della sua patria e in suo luoco far sedere quest’altra, 887 testo| inteso da loro. Certo anni e lustri miseramente poniamo in apprender 888 testo| nascere spagnolo che romano, e macedone che ateniese.~Bem. Questo 889 testo| verità, vita della memoria, maestra della vita d’altrui e rinovellamento 890 testo| innestarono d’alcuni ramuscelli maestrevolmente detratti dalla greca; li 891 testo| conciosia cosa che i gran maestri di canto, cui è propria 892 | maggiori 893 testo| Perochél numero, nato per magistero di Trasimaco, di Gorgia, 894 testo| patria, senza curarsi che la Magna o altro strano paese riverisca 895 testo| disiderio di gloria, la quale mal ci dar quella lingua 896 testo| finalmente, quando esser volessi maligno, più tosto doversi adorar 897 testo| salvo se, come fanno i maliziosi, quello meco non biasimate 898 testo| difesa, quando a lei non mancacorearmi d’offendere 899 testo| l’accrescimento di lei al mancamento del nostro intelletto? Già 900 testo| veramente. Ma noi altri cui, mancando il tesoro latino, la nostra 901 testo| perfette. Ché se ragione mancasse di biasmarla, questo suo 902 testo| conoscendo, giudicarei che essi mancassero d’intelletto, non sappiendo 903 testo| a quell’antica, essendo mancata l’idea, onde il mondo tolse 904 testo| naturaindustria non mancherà; nulladimeno egli serà quasi 905 testo| dall’altra e ogn’una di loro mandando alla propria sua regione, 906 testo| quale caos prego Dio che mandi ancora la sua discordia; 907 testo| più volte, e quando altri mangia e dorme a suo agio, patir 908 testo| fatte, delle quali altre mangiano gl’uomini, altre le bestie 909 testo| orazione. E sono di diverse maniere questi tai piedi, facendo 910 testo| presenti, vivi e rnorti, manifestando l’un l’altro i secreti del 911 testo| altra provincia, quantunque mansueta e umana, si potrebbe dir 912 testo| cangerei al Marchesato di Mantova.~Laz. Io non credo, Monsignor 913 testo| niuna lingua sapesse dalla mantovana infuori, nondimeno come 914 testo| ma solamente il volgare mantovano, e con quello filosofare.~ 915 testo| ritratti di metallo e di marmo non sono da esser pareggiati 916 testo| bocca che non fu utile a Marsia il ricoglierla e sonarla; 917 testo| lombardo oggidì e diman da mattina parle e scriva regolatamente 918 | medesimi 919 testo| che uomo di meno che di mediocre memoria e senza ingegno 920 testo| molti uomini che, per esser mediocri signori, si contentarebbono 921 testo| molto bene che uomo nato in Melano, senza aver mai parlato 922 testo| quali da qui inanzi non mendicheranno la vita loro povere e nude, 923 testo| quanto altrui pare che vi ci meni vicini; che assai credemo 924 testo| bresciano né bergamasco, e mentire chi dir volesse altramente; 925 testo| e del nostro buono ardi­mento; ché, così come, venendo 926 testo| giudicata più vi dovete meravigliare che già vi siate meravigliato, 927 testo| a quest’uno. Né dee uomo meravigliarsene, peroché gl’altri solazzi 928 testo| meravigliare che già vi siate meravigliato, avendo letto in Ovidio 929 testo| vorrete vivere al mondo? mercantare? studiare? parlare voi e 930 testo| porrà mano a così fatta mercatantia; e per giovare alla gente, 931 testo| finalmente senza nissuna bontà? E meritamente per certo; conciosia cosa 932 testo| né l’una né l’altra non meritava che la teneste per morta, 933 testo| non ne verrei a capo in un mese; ma son contento di queste 934 testo| marchesato, ove voi l’avete messa disopra all’imperio di tutto ‘ 935 testo| mercatante l’avete fatto messia; il quale Dio voglia che 936 testo| i disegni, i ritratti di metallo e di marmo non sono da esser 937 testo| leggo i quattro libri della Meteora d’Aristotile.~Lasc. Per 938 testo| molto studio che egli vi mette, alcuna cosa componga alla 939 testo| quella da canto lasciata, ci mettiamo per strada, la quale in 940 testo| avendo letto in Ovidio Mida Re più solere lodare lo 941 | miei 942 testo| grani d’ogni maniera, orzo, miglio, frumento e altre biade 943 testo| altri assai e maggiori e migliori di me; peccato però non 944 testo| filosofia con parole mantovane o milanesi, non gli può esser disdetto 945 testo| avesse a tale condotta e minacciando di non volere star più in 946 testo| trovate da alcuno. Onde minore e men ferma rifarete la 947 testo| in dottrina tanto siamo minori quanto lungo tempo stati 948 testo| cagione di far in noi così mirabili effetti. E ch’egli sia il 949 testo| virtù di far vivere altrui mirabilmente dopo la morte. E allora 950 testo| toscano e non faranno questi miracoli. Dunque messer Lazaro dice 951 testo| stanza. Finalmente sarà miracolo, più che umano provedimento, 952 testo| Perciò mi doglio della misera condizione di questi tempi 953 testo| loro. Certo anni e lustri miseramente poniamo in apprender quelle 954 testo| medesimo ho lagrimato la nostra miseria, pensando fra me quale fu 955 testo| loro l’esser solerti nelle miserie, ma biasmo e scorno è a 956 testo| tocchiamo; così i sacri misteri della divina filosofia più 957 testo| altri chiamiamo piedi; onde misuratamente camina dal principio alla 958 testo| che per saperle sprezze mitre e corone; ché se ciò fosse, 959 testo| altrotanto sogliono fare alcuni modi e tempi de’ verbi; alle 960 testo| eccellente dee riputarsi d’ogni mondana grandezza, quanto al­l’altezza 961 testo| a quella delle scienzie monta l’anima nostra non con altre 962 testo| Virgilio e tal Cicerone, Mori e Turchi possono aver nelle 963 testo| lasciata invecchiare e quasi morire. E se que’ primi antichi 964 testo| poi che questa pugna non è mortale, potete entrarvi senza paura, 965 testo| sua pravità. Ma che? ella mostra nella sua fronte d’aver 966 testo| per vero dire; solo volsi mostrare quanto bene difenderebbe 967 testo| così fatto animale, come di mostro a caso creato oltra il costume 968 testo| Dio m’aiuti come io credo motteggiate; salvo se, come fanno i 969 testo| santus si fanno canti e mottetti, della cui armonia generalmente 970 testo| o non mai fanno canto o mottetto che le parole di lui non 971 testo| maniera di piedi, onde si move l’orazione ben regolata. 972 testo| durerà fin che ‘l cielo si moverà; e altrotanto si può dire 973 testo| questa nostra moderna ci moviamo a significare: il quale 974 testo| quali, rimase in fondo del mucchio o involate dal tempo non 975 testo| tale tosto invecchie e si muoia; e in contrario che quello 976 testo| intere risurgeranno le sue muraglie, onde primieramente s’illuminava 977 testo| quella potersi mutare per mutamento di voce; il nome solo di 978 testo| altri, né quella potersi mutare per mutamento di voce; il 979 testo| contentarebbono d’esser muti. Già non dico ch’io sia 980 testo| morir di dolore? Restar mutoli? E non parlar mai, fin che 981 testo| Lazaro più tosto a divenir mutolo che componere volgarmente, 982 testo| adottivi ma naturali. Quindi nacquero in lei que’ fiori e que’ 983 testo| Corteg. Io, che mai non nacqui né studiai toscano, male 984 testo| quanto traspiantare un narancio o una oliva da un ben colto 985 testo| semplici e ancora rozze parole, narravano gl’avenimenti di lei, non 986 testo| per patria; ma che egli nasca e parle lombardo oggidì 987 testo| lingua, e agl’occhi e al naso i colori e gl’odori, tale 988 testo| maniera di ragionare appena nati impariamo e a tempo quando 989 testo| più noce altrui l’esser natio di quella provincia, che 990 testo| paiono rami adottivi ma naturali. Quindi nacquero in lei 991 testo| ove erano giunte alcune navi de’ Turchi, udire in quelle 992 testo| primieramente da strane e varie nazioni in Italia disseminate, pia 993 testo| poetare.~Laz. Monsignore, io negai la lingua moderna aver in 994 testo| toscana. Se messer Lazaro ci negasse questo, io li domanderei: 995 testo| iscusandosi con esso lei, negava d’averla offesa giamai, 996 | negl’ 997 testo| Romani fossero statinegligenti in coltivare la latina quando 998 | nei 999 testo| quale difetto non ha rimedio nissuno. Onde io vi dico che più 1000 | niun 1001 testo| animo. Onde quanto è più nobile cosa l’intelletto del senso 1002 testo| Né solamente queste due nobilissime lingue, ma la toscana poco 1003 testo| in un giovane padovano di nobilissimo ingegno, il quale, benché


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