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| Sperone Speroni Dialogo delle lingue IntraText - Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
grassetto = Testo principale
Parte grigio = Testo di commento
1004 testo| della buona toscana, che più noce altrui l’esser natio di
1005 testo| con certi accenti, i più noiosi e i più strani che mai udissi
1006 testo| più spiacevole né ‘l più noioso non udi’ mai alla vita mia;
1007 | nol
1008 testo| annoverargli. Ora non voglio nominar d’uno in uno i scrittori
1009 testo| voglie mortali degnamente è nominata torre di Babel. Dunque,
1010 testo| Oh glorioso linguaggio! Nominatelo come vi piace, solo che
1011 testo| possiamo dire in che modo la nominava Cicerone, Plinio, Lucrezio
1012 testo| raccolse, e ad un suono, ad una norma, ad un ordine sì fattamente
1013 testo| distinguere tra principii per sé noti e tra le conclusioni: il
1014 testo| intelletto, ma in continua notte d’ignoranzia si dormirebbe.~
1015 testo| buoni architetti, quando nova la fabricarono; anzi ove
1016 testo| radici d’un’altra lingua novella; e altrettanto direi della
1017 testo| Per. Noia confesso, per la novità della cosa, ma non biasimo,
1018 testo| mendicheranno la vita loro povere e nude, come sono ite per lo passato.
1019 testo| e quello non solamente nudrire ma ornare; altro non essendo
1020 | nulladimeno
1021 testo| studio delle due lingue nuoce altrui sì malamente come
1022 testo| quale, dopo il latte della nutrice, mi fu il vulgo maestro.~
1023 testo| nascono zoppe, e non dovrebbe nutrirgli. E di questa cotal melodia
1024 testo| bene, quanto perché io sono obligato di farlo; ma ove voi sete,
1025 testo| Domenedio che mi dia grazia e occasione una volta di far conoscere
1026 testo| latina già esser giunte all’occaso, né quelle esser più lingue,
1027 testo| sapori alla lingua, e agl’occhi e al naso i colori e gl’
1028 testo| genti il sole oriente che l’occidente. La lingua greca e latina
1029 testo| città della Italia, le quali occupano gli oltramontani, egli ci
1030 testo| quelli principalmente che più odiarono li Romani, cioè da’ Francesi
1031 testo| LASCARI, PERETTO~ ~Bem. Io odo dir, messer Lazaro, che
1032 testo| e al naso i colori e gl’odori, tale è il suono agl’orecchi
1033 testo| manca né core né armi d’offendere l’altrui.~Corteg. Parmi,
1034 testo| esso lei, negava d’averla offesa giamai, sempremai averla
1035 testo| lingue, non per grandezza d’oggetto ma solamente perché allo
1036 testo| traspiantare un narancio o una oliva da un ben colto orticello
1037 testo| Virgilio, il quale, lasciando l’ombre da canto, doverebbe l’uomo
1038 testo| i suoi Virgilii, i suoi Omeri e i suoi Demosteni, allora
1039 testo| giudizio, non solamente non l’onoriamo, ma a guisa di persone sediziose
1040 testo| vi conosce porta cotale openione di voi. Ma per certo noi
1041 testo| filosofia, che non farebbe dando opera alla grammatica, spezialmente
1042 testo| che la teneste per morta, operando tutt’ora ne’ corpi nostri
1043 testo| vostre lodevoli fatiche operar gloria in voi e in altrui
1044 testo| strumento, né secondo quello operare. Per la qual cosa chi non
1045 testo| gentiluomo cortesemente operarete, il quale dianzi non si
1046 testo| dapoco, e nelle proprie operazioni il fa essere conforme alla
1047 testo| Dunque, aiutatemi contra all’oppenion di Monsignore, mosso non
1048 testo| e chiunque alla rovina s’oppose a guisa di Polidamante fu
1049 testo| guisa di Polidamante fu oppresso dal peso, ora che ella giace
1050 testo| quelle armi medesme, che voi oprate contra la latina e la greca,
1051 testo| in questa città; il quale orando publicamente con tante e
1052 testo| latinamente poetarono e orarono, parlassero e scrivessero
1053 testo| buon cortigiano, ma poeta o oratore non mai. Onde tanto di voi
1054 testo| né ad Omero, né tra gli oratori a Demostene o a Marco Tullio.
1055 testo| generalmente s’intende ogni orecchia; peroché quali sono i sapori
1056 testo| di confessarvi che le mie orecchie in tal caso non siano umane
1057 testo| speziarie e l’altre cose orientali a nostro utile porta alcun
1058 testo| adorar dalle genti il sole oriente che l’occidente. La lingua
1059 testo| essere altrove piegato, ove, ornando la lingua di parolette e
1060 testo| alcuna meno elegante e ornata dell’altra trovarsi: la
1061 testo| amata e lodata, né meno che orrevolmente averne scritto o parlato
1062 testo| una oliva da un ben colto orticello in un bosco di pruni; oltra
1063 testo| sono grani d’ogni maniera, orzo, miglio, frumento e altre
1064 testo| ditelo voi per me, che non osate dir cosa latinamente con
1065 testo| colonia della latina, non oserei confessarlo; molto meno
1066 testo| che tra quelli non sarete osi d’annoverargli. Ora non
1067 testo| le quali una ve n’ha, e oso dire la principale: che
1068 testo| biasimate che non potete ottenere.~Per. Monsignor, le ragioni
1069 testo| grande; ma essi, a guisa di ottimi agricoltori, lei primieramente
1070 testo| meravigliato, avendo letto in Ovidio Mida Re più solere lodare
1071 testo| più tosto si de’ stare ozioso che por mano ai tamburi
1072 testo| bastando l’oro e l’argento a pagare i soldati, fece (come si
1073 testo| primieramente s’illuminava il palazzo, e altronde dentro di lei
1074 testo| imitando l’essempio di Pallade, la quale, per non si distorcere
1075 testo| stridere delle cannucce di Pan che la soavità della cetra
1076 testo| non è ora l’imperio e il papato.~Bem. Non creggiate che
1077 testo| mia. In questo mezo mi si parava dinanzi essa madre filosofia,
1078 testo| usi alle delizie d’Italia parea quella una dolce musica.
1079 testo| persone, nondimeno non sono da pareggiare i sonetti e le canzon di
1080 testo| marmo non sono da esser pareggiati agli antichi: dovemo però
1081 testo| Scol. Gentiluomo, io non parlai fin ora, peroché io non
1082 testo| volere, però scrivono e parlano diversamente; la quale diversità
1083 testo| molti anni; né di loro si parlarebbe, se altro scrittore, quasi
1084 testo| laudi della qual lingua parlarei al presente, non tanto per
1085 testo| estirpare del mondo, voi parlareste eziandio contra la latina
1086 testo| saviamente (come voi dite) parlarono intorno a questa materia.~
1087 testo| io non vorrei che voi ne parlaste come di cosa dalla natura
1088 testo| essere intesi da chi regnava, parlavamo volgare, ora a diletto e
1089 testo| intelletto.~Lasc. Mentre voi parlavate così, io imaginava di vedere
1090 testo| natura de’ bruti, il quale parlerà e scriverà meglio. Per la
1091 testo| vostro senno, solo che non parliate con esso lei; e volendo
1092 testo| fanciullo in su sempremai parlò perversamente toscano.~Corteg.
1093 testo| antica, onde sì dolcemente parlorno il Petrarca e il Boccaccio;
1094 testo| che altra lingua ne sia partecipe; ma percioché tutte l’istorie
1095 testo| infinite che a tal materia partengono, pò imparare in un giorno
1096 testo| Peretto e io con lui ci partiamo.~Corteg. Così bene mi difendeste
1097 testo| grandissimo numero de’ nomi e participii latini con loro strana prononziazione
1098 testo| senza coniugazione e senza participio, e tutta finalmente senza
1099 testo| publicamente, parte per esserle più partigiano che io non sono io, il quale
1100 testo| proponimento; onde non vi vedo partir volentieri.~Laz. Parvi che ‘
1101 testo| e fu a lei più gloria il partirla da sé e non degnar d’appressarlasi
1102 testo| partir volentieri.~Laz. Parvi che ‘l biasmo sia poco,
1103 testo| uccidendo senza altro, or passando più oltre a benefizio e
1104 testo| tempi, così presenti come passati, volle privarmi di questa
1105 testo| tai piedi, facendo i lor passi lunghi e corti, tardi e
1106 testo| mangia e dorme a suo agio, patir fame e vegghiare.~Corteg.
1107 testo| cosa che la lingua non lo patisce per esser barbara, sì come
1108 testo| mortale, potete entrarvi senza paura, aecostandovi a quella parte
1109 testo| tesoro, non sarebbe egli pazzo costui? sì, veramente. Ma
1110 testo| alcuni piedi sono quasi peculiari, e fra lor piedi quali meglio,
1111 testo| intendesse e parrebbe un pedante, il quale con gli artigiani
1112 testo| facendo altramente siamo a peggior condizione che non sono
1113 testo| volgari: di quelle niuna peggiore, di queste niuna migliore
1114 testo| sonarla; onde ne perdette la pelle. Vero diceste, Monsignore,
1115 testo| mondo brigata di spiriti pellegrini, che le faranno lor voti
1116 testo| persona ci vestiamo delle lor pelli; così da prima, a fine solamente
1117 testo| quale lunga stagione arà penato a far fronde. Sarà adunque
1118 testo| gentil’uomo (come forse pensate), l’armonia del canto e
1119 testo| faceva differenzia, anzi pensava che tanto mi dovesse giovare
1120 testo| noi vani più che le canne, pentiti quasi d’aver lasciato la
1121 testo| guadagnato parmi d’avere assai in perdere di studiarle, che egli è
1122 testo| ricoglierla e sonarla; onde ne perdette la pelle. Vero diceste,
1123 testo| tempo, che intorno ad esse perdiamo, si spendesse da noi imparando
1124 testo| vostro e d’altrui.~Laz. Perdonatemi, gentiluomo, voi non poneste
1125 testo| venutone fatto di ricovrar le perdute ricchezze, lei tuttavia
1126 testo| parte per non parer d’aver perduto tutto quel tempo che spender
1127 testo| impossibile che ella divenga perfetta; anzi vi può far certo lei
1128 testo| d’Alibech, d’Alatiel, di Peronella e altre cotali le quali
1129 testo| conservare lungamente un perpetuo testimonio della nostra
1130 testo| parimente e indotti. Né vi persuada l’eloquenzia di messer Lazaro
1131 testo| Lazaro, che le vostre ragioni persuadano altrui a non parlar mai
1132 testo| quel poco ch’io ne dirò vi persuaderà ad esserle molto più amico
1133 testo| Se io credessi bisognarmi persuadere a’ scolari di Padova che
1134 testo| quella lodo, quella vi persuado apparare; quantunque ella
1135 testo| fanciullo in su sempremai parlò perversamente toscano.~Corteg. Io, che
1136 testo| e lodata. Gli augelli, i pesci e l’altre bestie terrene
1137 testo| altra dee esser rotta in più pezzi; li quali volere in uno
1138 testo| nazioni in Italia disseminate, pia e artificiosa cura de’ nostri
1139 testo| Lascari, che l’ascoltarla mi piacerà. Pregovi adunque che, se
1140 testo| questa maniera, per farmi piacere.~Corteg. Ciò non giudico
1141 testo| rallegri. Tutti gl’altri piaceri, tutti gl’altri diletti,
1142 testo| facilmente discernono tra ‘l piacevole e ‘l dispiace vole. Ma il
1143 testo| poveramente di romagnolo, piangendo e lamentandosi d’Aristotile
1144 testo| a bene placito loro, non piantate né seminate: le quali usiamo
1145 testo| mestieri. Onde se l’uomo è in piazza, in villa o in casa, col
1146 testo| parlava dal popolo per le piazze come tra’ dotti nelle lor
1147 testo| esser però ancora assai picciola e sottile verga, la quale
1148 testo| buoni e lodati scrittori in piccol tempo diventerebbe molto
1149 testo| quanto a me) essere di assai piccola auttorità; a lui stare,
1150 testo| vostro buon uomo che di piccolo mercatante l’avete fatto
1151 testo| contenta d’essere altrove piegato, ove, ornando la lingua
1152 testo| i nostri versi son da sé pieni di melodia.~Laz. Già non
1153 testo| mi guardi che io sia sì pieno né così arso d’invidia che
1154 testo| e ebrei, alcuna dotta e pietosa persona si desse a fare
1155 testo| poco frutto se ne dovesse pigliare; ché, da sé stessi nol conoscendo,
1156 testo| faccia sonando, gittò via la piva, di che era stata inventrice,
1157 testo| artificio delle persone a bene placito loro, non piantate né seminate:
1158 testo| moderna generarebbe quei Platoni e quegli Aristotili, che
1159 testo| modo la nominava Cicerone, Plinio, Lucrezio e Virgilio tra’
1160 | pochi
1161 testo| lor re e i prigionieri lor podestà. Ma tal Virgilio e tal Cicerone,
1162 testo| sarete buon cortigiano, ma poeta o oratore non mai. Onde
1163 testo| con la quale latinamente poetarono e orarono, parlassero e
1164 testo| conciosia cosa che tra’ poeti volgari niuno ve n’abbia
1165 testo| rovina s’oppose a guisa di Polidamante fu oppresso dal peso, ora
1166 testo| edificio una parte divenne polvere e un’altra dee esser rotta
1167 testo| quando di tali effetti pone la cagion nelle lingue;
1168 testo| Perdonatemi, gentiluomo, voi non poneste ben mente alle parole del
1169 testo| che la vostra sentenza ponga fine alle nostre liti.~Laz.
1170 testo| meno ardita che ingeniosa porrà mano a così fatta mercatantia;
1171 testo| nuovo Esculapio) che il porre insieme cotai fragmenti
1172 testo| core; e lo studio che io porrei in infilzar parolette di
1173 testo| questo e di quello, sì lo porrò in trovare e disporre i
1174 testo| cosa, ma dall’odio che voi portate a questa lingua volgare,
1175 testo| quale mi con tento d’aver portato con esso meco dalla cuna
1176 testo| camere, confonderete le porte, e delle finestre di lei
1177 testo| distinguere il mio parlare, porto ferma oppenione che lo studio
1178 testo| finisca una volta, per mai più poscia non rinovarsi. Voi mi direte:
1179 | possano
1180 testo| ingegno non son possenti di possedere il migliore. Onde quello
1181 testo| tutto d’ingegno non son possenti di possedere il migliore.
1182 testo| in iscambio delle molte possessioni e città della Italia, le
1183 | possiate
1184 testo| sarebbe stato (se fosse stato possibile) l’avere un sol linguaggio,
1185 testo| lor vita, e che noi altri posteriori abbiamo fatto dell’altrui
1186 testo| simili scienzie. Per che, posto che vera sia la sua oppenione,
1187 testo| senza mai né adacquarla né potarla né difenderla dai pruni
1188 testo| la loderò, con patto di potere insiememente biasimar la
1189 testo| filosofia, vestita assai poveramente di romagnolo, piangendo
1190 testo| mendicheranno la vita loro povere e nude, come sono ite per
1191 testo| così da ricchi parimente e poveri uomini, da nobili e vili
1192 testo| gentiluomo, il quale o la prattica della corte o l’inclinazione
1193 testo| ragione dimostrativa della sua pravità. Ma che? ella mostra nella
1194 testo| altra volta il Peretto, mio precettore, insieme con messer Lascari
1195 testo| diletto de’ discepoli e de’ precettori.~Bem. Bene starebbe, se
1196 testo| tutto, rotta parimente dal precipizio e dal tempo, qual atleta
1197 testo| persona d’altro parere, predico che indarno tentate di ridurre
1198 testo| interrompendo il ragionamento, possa pregarvi che la chiariate.~Laz. Son
1199 testo| Monsignor, sempremai io n’ho pregato Domenedio che mi dia grazia
1200 testo| l’ascoltarla mi piacerà. Pregovi adunque che, se niente ve
1201 testo| finalmente dalle vostre premisse dover essere al mondo sola
1202 testo| dal giudicio del quale prende il mondo argumento d’impararla
1203 testo| Lasc. Poco frutto dovete prenderne.~Per. Perché?~Lasc. Perché
1204 testo| auttorità de’ grandi uomini, non prendesse argomento di far conserva
1205 testo| la ragione perché io la preponga alla signoria del mondo;
1206 testo| toscana; e anche io non la preposi se non ad un marchesato,
1207 testo| barbari mai non avessero presa né distrutta l’Italia e
1208 testo| e troppo forse, se alla presenza di Monsignore si riguarderà,
1209 testo| tacciate. Ma del soccorso prestatomi, parte da l’auttorità di
1210 testo| Virgilio le sono degni e preziosissimi tabernacoli; onde lei come
1211 testo| discortese, rifiutando que’ prieghi che deono essermi commandamenti.
1212 testo| servi fanno il lor re e i prigionieri lor podestà. Ma tal Virgilio
1213 testo| quanto all’altezza de’ principati si sale per successione
1214 testo| sappiendo distinguere tra principii per sé noti e tra le conclusioni:
1215 testo| presenti come passati, volle privarmi di questa grazia, Dio mi
1216 testo| invidia che io disideri di privarne chi nascerà dopo me.~Lasc.
1217 testo| quando elle fossero del tutto prive dell’arte de l’orare e del
1218 | pro
1219 testo| era forza in Italia, ma in processo di tempo fece l’uomo (come
1220 testo| come di cosa dalla natura prodotta, essendo fatte e regolate
1221 testo| e quegli Aristotili, che produceva l’antica. Ma noi vani più
1222 testo| artificio aiutata, suol produrre ogni lingua. Peroché ‘l
1223 testo| la Germania e la Gallia produrrebbe di molti veri Virgilii.
1224 testo| ove abitava sì volentieri, produsse genti e parole molto più
1225 testo| fiorito, non che frutti produtti che ella può fare: certo
1226 testo| e per esser intenta alla produzzione delle creature razionali,
1227 testo| contento. Dunque, senza altro proemio fare, io dico incominciando
1228 testo| Romana non degnerebbe di proferire.~Laz. Io vi ricordo, gentil’
1229 testo| nell’intelletto a fargli profeti; onde molti n’ho già veduti
1230 testo| artificiosa cura de’ nostri progenitori insieme raccolse, e ad un
1231 testo| salutati l’un l’altro con promessa di tornare altra volta,
1232 testo| Peroché ove ci avevate promesso di lodar quelle principalmente
1233 testo| rendo infinite grazie; e vi prometto, che per fuggire il fastidio
1234 testo| participii latini con loro strana prononziazione le più volte mi suonano
1235 testo| loro quel vigore e quella prontezza, la quale naturalmente suol
1236 testo| ma farebbesi di lontana propinqua e di forestiera, che ella
1237 testo| l’Alcorano. Dunque come proporzionevolmente Avicenna si direbbe Marco
1238 testo| facesse il Tullio fuor di proposito~Laz. Anzi, voglio che così
1239 | proprio
1240 testo| lingua, e egli sarebbe tenuto prosontuoso.~Bem. Questo officio di
1241 testo| cagion nelle lingue; non prova per questo la sua ragione
1242 testo| ascolterò, se vi dà il cor di provarmi questa nuova conclusione,
1243 testo| la nostra calamità fece provedere di moneta volgare, quella
1244 testo| cioè da’ Francesi e da’ Provenzali, da’ quali non pur i nomi,
1245 testo| fu riverita dalle altre provincie, che temuta per le armi.
1246 testo| Monsignor sì.~Bem. Che provisione è la vostra?~Laz. Trecento
1247 testo| riguardo, che ne vogliate far pruova, considerando che ‘l vostro
1248 testo| coltivare la latina quando a pullular cominciò, per certo in sì
1249 testo| greci li studiavano. Li quai libri con ogni industria
1250 testo| qualche santo, soggiungere qualmente l’orazioni di Cicerone e
1251 | quante
1252 testo| come si dice) stampare gran quantità di denari di cuoio cotto
1253 testo| volete voi che in ispazio di quattrocento o cinquecento anni sia divenuta
1254 | quei
1255 testo| salvo se non sprezzate tal quistione come vil cosa e di sì poco
1256 testo| nostri progenitori insieme raccolse, e ad un suono, ad una norma,
1257 testo| non iscemandosi punto ma raddoppiandosi la fatica dell’imparare;
1258 testo| dovea lasciar fermare le radici d’un’altra lingua novella;
1259 testo| riferirvi gli altrui dotti ragionamentí, così il tacerne alcuna
1260 testo| scerno che no, per udir voi ragionar della sua eccellenza.~Laz.
1261 testo| egli sarebbe meglio che si ragionasse latino, non lo nego; ma
1262 testo| dotti nelle lor scole si ragionava. Onde egli si legge di Teofrasto,
1263 testo| mai. Onde tanto di voi si ragionerà e sarete conosciuto dal
1264 testo| onde i futuri filosofi ragioneranno e scriveranno delle scienzie,
1265 testo| filosofo, mi par cosa non ragionevole, anzi disconvenevole, non
1266 testo| sapienzia che eleganzia ne ragionò? Troppo mi degnarei, se
1267 testo| versi e l’orazioni, non mi rallegri. Tutti gl’altri piaceri,
1268 testo| che oggimai non paiono rami adottivi ma naturali. Quindi
1269 testo| scambio l’innestarono d’alcuni ramuscelli maestrevolmente detratti
1270 testo| eccellenzia diventarebbe più rara.~Lasc. O non v’intendo o
1271 testo| produzzione delle creature razionali, non si scorda delle irrazionali,
1272 testo| di me: mai non sono di sì rea voglia e sì tristo che,
1273 testo| violenzia che a noi non reca questa vertù. Gloria fu
1274 testo| delle cose fosse bastante di recar loro questa infame denominazione.
1275 testo| fatica noia e biasimo gli recarà.~Per. Noia confesso, per
1276 testo| Volentieri in tal caso udirò recitare l’oppenione del mio maestro
1277 testo| Troia in Italia, ad onor si recò lasciare scritto in un certo
1278 testo| vi fate a’ dì nostri il redentore di questa lingua volgare?~
1279 testo| mandando alla propria sua regione, finalmente rimanga a questa
1280 testo| solamente d’essere intesi da chi regnava, parlavamo volgare, ora
1281 testo| acciò che quella, a guisa di regno partito, più agevolmente
1282 testo| dal sostantivo: la qual regola di parlare si può imparare
1283 testo| da mattina parle e scriva regolatamente toscano meglio e più facilmente
1284 testo| prodotta, essendo fatte e regolate dallo artificio delle persone
1285 testo| adorata, così questa degna reliquia del capo del mondo Roma,
1286 testo| in flemma converte, che rende lo uomo dapoco, e nelle
1287 testo| la buona lingua latina, rendendovi la ragione perché io la
1288 testo| loro eleganzie di parlare; repetizioni, conversioni, complessioni
1289 testo| Guerreggiando una volta la vostra Republica, e non le bastando l’oro
1290 testo| Vogliam morir di dolore? Restar mutoli? E non parlar mai,
1291 testo| di parolette e di ciance, resti vana la nostra mente. Dunque,
1292 testo| che egli non è più atto a ricevere impressione di più delicato
1293 testo| bastanza, se alla vostra richiesta, e troppo forse, se alla
1294 testo| accostare alla mia, ove sete richiesto e ove è gloria l’esser vinto
1295 testo| non è altro che uno andar ricogliendo per questo auttore e per
1296 testo| non fu utile a Marsia il ricoglierla e sonarla; onde ne perdette
1297 testo| oltra il mare le seminorno e ricolsero. Similmente le speculazioni
1298 testo| voglia Iddio a qualche modo ricompensarci; peroché in iscambio delle
1299 testo| con la sua lingua, senza ricorrere all’altrui. Le scritture
1300 testo| tocca, ma, venutone fatto di ricovrar le perdute ricchezze, lei
1301 testo| quale non solamente non ricusava, come voi fate, d’imparar
1302 testo| istudiando ma giuocando e ridendo senza alcuna fatica, e con
1303 testo| volgare alcun dotto omo le riducesse.~Lasc. Diverse lingue sono
1304 testo| auttori greci e latini si riducessero italiani.~Lasc. Tanto sarebbe
1305 testo| prima, e venendovi fatto di ridur lei alla sua prima grandezza,
1306 testo| Onde minore e men ferma rifarete la fabrica, che ella non
1307 testo| che umano provedimento, il rifarla mai più eguale o simile
1308 testo| ragionamento non vi sia grave di riferirne.~Scol. Così si faccia, poi
1309 testo| come a me non è onore il riferirvi gli altrui dotti ragionamentí,
1310 testo| pianta che rinovelle, è rifiorita di nuovo sì fattamente che
1311 testo| conosciuta da me, che discortese, rifiutando que’ prieghi che deono essermi
1312 testo| alta, quell’altra bassa riformarete; ivi sode tutte e intere
1313 testo| non sarebbe suta guasta ma riformata l’Italia, per che non solamente
1314 testo| presenza di Monsignore si riguarderà, il quale meglio di me conosce
1315 testo| gigante potrà vantarsi di rilevarla? Né a me pare, se ai vostri
1316 testo| sua regione, finalmente rimanga a questa povera Italia il
1317 testo| il quale difetto non ha rimedio nissuno. Onde io vi dico
1318 testo| Virgilio toscano? Più tosto rinasceranno Schiavoni che Italiani volgari;
1319 testo| parlar mai, fin che torni a rinascere Cicerone e Virgilio? Le
1320 testo| quattro, non che altri, rinascessero un’altra volta e con l’ingegno
1321 testo| quali col suo linguaggio è rinchiusa l’Italia, vana istimando
1322 testo| folletto in cristallo, stesse rinchiuso nell’alfabeto di Grecia,
1323 testo| per mai più poscia non rinovarsi. Voi mi direte: troppo indugia
1324 testo| maestra della vita d’altrui e rinovellamento dell’antichità.~Laz. Voi
1325 testo| perduta, quasi pianta che rinovelle, è rifiorita di nuovo sì
1326 testo| molti, niuno ardisce di ripigliarlo. Ma tempo forse, pochi anni
1327 testo| dovere essere non appresa ma ripresa dalle persone, sì come cosa
1328 testo| tanto più eccellente dee riputarsi d’ogni mondana grandezza,
1329 testo| latinamente, per non diminuir la riputazione di questa lingua divina;
1330 testo| maniera che altri intenda e risponda? Dunque una volta il parlar
1331 testo| studiai toscano, male posso rispondere alle vostre parole; nondimeno
1332 testo| ivi sode tutte e intere risurgeranno le sue muraglie, onde primieramente
1333 testo| cotai fragmenti possa farla risuscitare, voi v’ingannate, non vi
1334 testo| artificio moderno, i disegni, i ritratti di metallo e di marmo non
1335 testo| qualche consonanzia vi si ritrova che meno ingrata e men brutta
1336 testo| e volgare (se volgare si ritrovasse Alessandro) quanto a’ Greci
1337 testo| con alcuna verghetta per riverenza tocchiamo; così i sacri
1338 testo| onde lei come cosa beata riveriamo e inchiniamo. Ma per certo
1339 testo| la quale dovete amare e riverire sopra ogni cosa, ma dall’
1340 testo| Magna o altro strano paese riverisca i lor nomi; ché se la forma
1341 testo| Iddio e Salvator nostro si riverisce e adora.~Lasc. Tanto diceste
1342 testo| oltramontani, li quali essaltano e riveriscono sommamente la nostra lingua
1343 testo| per lo quale non meno fu riverita dalle altre provincie, che
1344 testo| nostro umano intelletto ci rivolgiamo; il quale, disideroso di
1345 testo| absenti, presenti, vivi e rnorti, manifestando l’un l’altro
1346 testo| sua specie, quale sana e robusta e atta meglio a portar la
1347 testo| vestita assai poveramente di romagnolo, piangendo e lamentandosi
1348 testo| fece l’anno passato messer Romolo in questa città; il quale
1349 testo| potesse e chiunque alla rovina s’oppose a guisa di Polidamante
1350 testo| partito, più agevolmente rovinassero le dissensioni civili.~Corteg.
1351 testo| ornamento, con semplici e ancora rozze parole, narravano gl’avenimenti
1352 testo| Turchi, udire in quelle un rumore di molti strumenti; del
1353 testo| massimamente leggendo quella di Rustico e d’Alibech, d’Alatiel,
1354 testo| battesmo con ambidue tai sacramenti: la quale sciocca oppenione
1355 testo| riverenza tocchiamo; così i sacri misteri della divina filosofia
1356 testo| fundere, non isculpire, non sacrificare, non adorar Dio? Basta a
1357 testo| anzi ove soleva esser la sala, farete le camere, confonderete
1358 testo| altezza de’ principati si sale per successione o per sorte,
1359 testo| conservata nell’istorie di Salustio e di Livio, dura ancora
1360 testo| incominciato ragionamento; per che, salutati l’un l’altro con promessa
1361 testo| l conosce come Iddio e Salvator nostro si riverisce e adora.~
1362 testo| cuoio cotto col conio di San Marco; e con quelli sostentò
1363 testo| nella sua specie, quale sana e robusta e atta meglio
1364 testo| avendo vertù di fare del cibo sangue, onde viva il suo corpo,
1365 testo| giornata a buono albergo sano, quantunque stanco, mi condurrà.~
1366 testo| i corpi e le reliquie di santi, non con le mani, ma con
1367 testo| persona già viva, la cui santità è cagione che ora, posta
1368 testo| de’ chirie ancora e dei santus si fanno canti e mottetti,
1369 testo| fin ora, peroché io non sapea che mi dire, non essendo
1370 testo| avvegna che niuna lingua sapesse dalla mantovana infuori,
1371 testo| Troppo mi degnarei, se io sapessi, ma d’ogni cosa io so poco
1372 testo| Ma io non credeva che voi sapeste lettere grece.~Per. Io l’
1373 testo| orecchia; peroché quali sono i sapori alla lingua, e agl’occhi
1374 testo| mancassero d’intelletto, non sappiendo distinguere tra principii
1375 | saranno
1376 | sarei
1377 | sareste
1378 testo| sarebbe non gittarla tra’ sassi, in mezo a’ boschi, ove
1379 testo| dal Lascari, li quali così saviamente (come voi dite) parlarono
1380 testo| non ad esser ma a parer savio: che ove sola una via di
1381 testo| inutili frasche, in loro scambio l’innestarono d’alcuni ramuscelli
1382 testo| umana complessione, la quale scema di vigor naturale, non avendo
1383 testo| confessare d’aver anzi dello scerno che no, per udir voi ragionar
1384 testo| la salute degli uomini, schernito primieramente, biasimato
1385 testo| Più tosto rinasceranno Schiavoni che Italiani volgari; salvo
1386 testo| tai sacramenti: la quale sciocca oppenione è sì fissa negli
1387 testo| lor lingua. L’India, la Scitia e l’Egitto, ove abitava
1388 testo| bisognarmi persuadere a’ scolari di Padova che la lingua
1389 testo| creature razionali, non si scorda delle irrazionali, ma con
1390 testo| nelle miserie, ma biasmo e scorno è a noi altri, ora che liberi
1391 testo| nella maniera che men si scosta dalla natura; la qual maniera
1392 testo| suo primo principio, ciò è scostarsi dalla latina, è ragione
1393 testo| lingua nella quale l’uno scrisse e l’altro l’espose.~Per.
1394 testo| si parlarebbe, se altro scrittore, quasi da compassione mosso,
1395 testo| ricorrere all’altrui. Le scritture e i linguaggi essere stati
1396 testo| volgari volgarmente parla e scrive la nostra età. Ma come i
1397 testo| massimamente quando alcuna cosa scrivemo per disiderio di gloria,
1398 testo| stelle inclinato a parlare e scriver meglio volgare che non latino
1399 testo| bruti, il quale parlerà e scriverà meglio. Per la qual cosa
1400 testo| filosofi ragioneranno e scriveranno delle scienzie, sarà comune
1401 testo| Bem. Così facendo, voi scriverete e parlarete a caso, non
1402 testo| di diverso volere, però scrivono e parlano diversamente;
1403 testo| la vostra?~Laz. Trecento scudi d’oro.~Bem. Messer Lazaro,
1404 testo| peccato però non indegno di scusa, non possendo farsi altramente.
1405 testo| lei, la quale, se non si sdegna d’albergare negl’intelletti
1406 testo| lombardi, non si dee anche sdegnare d’esser trattata dalla lor
1407 testo| volgare o è senza piedi e sdrucciola a guisa di biscia o ha quelli
1408 testo| quantunque oggimai fredda e secca si taccia, nondimeno fatta
1409 testo| persone famose per molti seculi non l’ha, che io creda,
1410 testo| patria e in suo luoco far sedere quest’altra, della quale (
1411 testo| persone del mondo, lungo tempo sedersi nella sua camera; e chi,
1412 testo| onoriamo, ma a guisa di persone sediziose tuttavia procuriamo di cacciarla
1413 testo| che io n’oda dire da’ suoi seguaci, la sua propria perfezzione
1414 testo| perché si veda ciò che ne segue, io vi dico questa lingua
1415 testo| speculazione delle cose. Onde, seguendo l’altrui giudicio, altra
1416 testo| con le lingue de’ morti, seguitando il consiglio del maestro
1417 testo| lingua latina fosse cosa da seguitare e da fuggir la toscana,
1418 testo| vostro appetito, lo quale seguite quanto v’aggrada, che altrettanto
1419 testo| bastanza,. ma a guisa di pianta selvaggia, in quel medesimo deserto
1420 testo| primieramente tramutarono da luogo selvaggio a domestico; poi, perché
1421 testo| nostri giorni la filosofia, seminata dal nostro Aristotile ne’
1422 testo| placito loro, non piantate né seminate: le quali usiamo sì come
1423 testo| sono, che oltra il mare le seminorno e ricolsero. Similmente
1424 testo| creggiate che molti de’ senatori e de’ consulari di Roma
1425 testo| dio. Ma adoratela a vostro senno, solo che non parliate con
1426 testo| nobile cosa l’intelletto del senso tanto è maggiore e più grato
1427 testo| ché la lingua di Dante sente bene e spesso più del lombardo
1428 testo| cotali le quali governano i sentimenti di chi le legge e fanno
1429 testo| plebe, l’intelletto e il sentimento di quelle sarà proprio degli
1430 testo| che Cicerone non è, io mi sento tutto cangiare, massimamente
1431 testo| sua discordia; la quale, separando una parola dall’altra e
1432 testo| suono di ciascuna di loro separata dall’altre, senza ch’io
1433 testo| fatti linguaggi mai non seppi, né mai curai di sapere,
1434 testo| mancherà; nulladimeno egli serà quasi che dalle stelle inclinato
1435 testo| altro e per conseguente il Serafino esser eguale al Petrarca,
1436 testo| drizzato da lui, quelle essere state l’armi de’ vincitori
1437 testo| anima nostra, ove solevamo serrar l’oro e l’argento di Roma,
1438 testo| filosofare.~Per. Dio volesse, in servigio di chi verrà dopo me, che
1439 testo| ma alcun mio amico m’ha servito d’uno Alessandro.~Lasc.
1440 testo| antichi Toscani essere stati sforzati a parlare in questa maniera,
1441 testo| lamentava d’essere a farlo sforzato, disiderando una età, nella
1442 testo| bocca, così morta come è, siavi lecito di poterlo fare;
1443 testo| Non per tanto mi rendo sicuro che quel poco ch’io ne dirò
1444 testo| testimoni del nostro animo, significando tra noi i concetti dell’
1445 testo| che legge quest’anno?~Per. Signor mio, io leggo i quattro
1446 testo| a difendermi, prego voi, signore Scolare, che con sì lungo
1447 testo| che, per esser mediocri signori, si contentarebbono d’esser
1448 testo| l’impresa di voler farvi singulare da gl’altri uomini affaticandovi
1449 testo| fra loro per qualità e per sito ci ha formati noi altri
1450 testo| che vi tacciate. Ma del soccorso prestatomi, parte da l’auttorità
1451 testo| altra bassa riformarete; ivi sode tutte e intere risurgeranno
1452 testo| aviso che egli vi bisognerà sodisfar non tanto all’immenso disiderio
1453 testo| presente, non tanto per sodisfare al disiderio di questo gentil’
1454 testo| il male lungamente da noi sofferto voglia Iddio a qualche modo
1455 testo| lingua di qualche santo, soggiungere qualmente l’orazioni di
1456 testo| bergamasco nel capo; altrotanto sogliono fare alcuni modi e tempi
1457 testo| cosa la quale non è cibo ma sogno e ombra del vero cibo dell’
1458 testo| stato possibile) l’avere un sol linguaggio, il quale naturalmente
1459 testo| meravigliarsene, peroché gl’altri solazzi sono del corpo e questo
1460 testo| oro e l’argento a pagare i soldati, fece (come si dice) stampare
1461 testo| forsennati Ateniesi e Romani solea parlare eloquentemente Cicerone
1462 testo| letto in Ovidio Mida Re più solere lodare lo stridere delle
1463 testo| Gloria fu a loro l’esser solerti nelle miserie, ma biasmo
1464 testo| testimonio della nostra solerzia e del nostro buono ardi
1465 testo| la fabricarono; anzi ove soleva esser la sala, farete le
1466 testo| secreti dell’anima nostra, ove solevamo serrar l’oro e l’argento
1467 testo| greci e latini uomini, più solleciti alla coltura della lor lingua
1468 testo| la totale ruina di lei, sollevarla da terra; ché, se quando
1469 testo| atta meglio a portar la soma di nostri umani concetti;
1470 testo| distorcere nella faccia sonando, gittò via la piva, di che
1471 testo| Marsia il ricoglierla e sonarla; onde ne perdette la pelle.
1472 testo| più tosto come catena al sonetto e alla canzone che piedi
1473 | sopra
1474 testo| Lascari alla risposta, quando sopravenne brigata di gentiluomini
1475 testo| verbo, né l’adiettivo dal sostantivo: la qual regola di parlare
1476 testo| cadere, non fu uomo che sostenere ve la potesse e chiunque
1477 testo| appoggio de’ versi, che gli sostengono e fanno andare dirittamente.
1478 testo| San Marco; e con quelli sostentò e vinse la guerra: e fu
1479 testo| ancora assai picciola e sottile verga, la quale non ha appieno
1480 testo| Corteg. Ad ogni patto mi sottoscrivo, pur che diciate.~Scol.
1481 testo| sarebbe stato meglio nascere spagnolo che romano, e macedone che
1482 testo| filosofia sono peso d’altre spalle che da quelle di questa
1483 testo| quando non siamo atti alla speculazione delle cose. Onde, seguendo
1484 testo| ricolsero. Similmente le speculazioni del nostro Aristotile ci
1485 testo| perduto tutto quel tempo che spender volli in apprenderla. Della
1486 testo| intorno ad esse perdiamo, si spendesse da noi imparando filosofia,
1487 testo| volentieri ascoltai bramando e sperando pur d’imparare. Dunque,
1488 testo| il che facendo, se voi sperate (quasi nuovo Esculapio)
1489 testo| anderei a legger latino o spererei che delle mie lezzioni poco
1490 testo| sarebbero in numero assai più spessi che a’ dì nostri non sono,
1491 testo| lingua di Dante sente bene e spesso più del lombardo che del
1492 testo| dando opera alla grammatica, spezialmente alla greca.~Lasc. Per questa
1493 testo| forse in quel modo che le speziarie e l’altre cose orientali
1494 testo| strumenti; del quale né ‘l più spiacevole né ‘l più noioso non udi’
1495 testo| parti del mondo brigata di spiriti pellegrini, che le faranno
1496 testo| non altramente che se lo spirito d’Aristotile, a guisa di
1497 testo| accorge o non cura né di spondei né di dattili né di trochei
1498 testo| ma che la tosca sia da sprezzare del tutto, per niente lo
1499 testo| prender uomo argumento a sprezzarla come vil cosa e da poco.
1500 testo| alcuno ci avesse il quale, sprezzato l’oro e l’argento, facesse
1501 testo| latina, che per saperle sprezze mitre e corone; ché se ciò
1502 testo| molti anni, il quale lunga stagione arà penato a far fronde.
1503 testo| soldati, fece (come si dice) stampare gran quantità di denari