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Sperone Speroni
Dialogo delle lingue

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)
stand-zoppe

                                                 grassetto = Testo principale
     Parte                                       grigio = Testo di commento
1504 | stando 1505 testo| entrerà che farà inferma la stanza. Finalmente sarà miracolo, 1506 | star 1507 | starebbe 1508 testo| egli serà quasi che dalle stelle inclinato a parlare e scriver 1509 testo| in mezo a’ boschi, ove sterile divenisse, ma farebbesi 1510 | stessa 1511 | stesse 1512 | stesso 1513 testo| invenzione delle cose quanto allo stile, nel quale di gran lunga 1514 testo| lasciata, ci mettiamo per strada, la quale in effetto tanto 1515 testo| accenti, i più noiosi e i più strani che mai udissi alla vita 1516 testo| Re più solere lodare lo stridere delle cannucce di Pan che 1517 testo| inclinazione del vostro nascimento stringe a far altramente, altramente 1518 testo| altrui l’intelletto e fere e stroppiafattamente che egli non 1519 testo| impressione di più delicato strumento, né secondo quello operare. 1520 testo| nazione, lasciati gli altri studi da canto, tutti a questo 1521 testo| tempi moderni, ne’ quali si studia non ad esser ma a parer 1522 testo| Io, che mai non nacqui né studiai toscano, male posso rispondere 1523 testo| avere assai in perdere di studiarle, che egli è meglio non le 1524 testo| questa speranza incominciai a studiarlo.~Lasc. Vero è che egl’è 1525 testo| i Greci, mentre greci li studiavano. Li quai libri con ogni 1526 testo| facea Marco Tullio, alli cui studii più fu Roma obligata, che 1527 | su 1528 testo| detratti dalla greca; li quali subitamente in guisa le s’appiccarono 1529 testo| de’ principati si sale per successione o per sorte, ove a quella 1530 testo| nella memoria degli uomini, sudare e agghiacciar più volte, 1531 testo| saper che si dica, vanamente suole imparare a parlare e, lasciando 1532 testo| prononziazione le più volte mi suonano non so che bergamasco nel 1533 testo| accorgendo che nel cadere di sì superbo edificio una parte divenne 1534 testo| alle vostre sarebbe cosa superflua; per la qual cosa, avvegna 1535 testo| fatta idolo d’alcune poche e superstiziose persone, colui da loro non 1536 testo| stato fosse, non sarebbe suta guasta ma riformata l’Italia, 1537 testo| lasciando l’intelletto dormire, sveglia e opra la lingua. Natura 1538 testo| quanto lungo tempo stati sviati dietro alle favole delle 1539 testo| cagione che ora, posta in un tabernacolo di cristallo, sia dalle 1540 testo| oggimai fredda e secca si taccia, nondimeno fatta idolo d’ 1541 testo| nondimeno io mi contento che vi tacciate. Ma del soccorso prestatomi, 1542 testo| non può l’uomo parlare, tacendo la roina di Roma che fu 1543 testo| dotti ragionamentí, così il tacerne alcuna parola, la quale 1544 testo| ingegno, il quale, benché talora con molto studio che egli 1545 testo| senza punto saper sonaretamburo né tromba, solo che e’ gli 1546 | tanta 1547 | tante 1548 testo| battaglia, vi dia cagione di temere e farvi dare al fuggire.~ 1549 testo| Parmi, Monsignor, che così temiate di dir male della lingua 1550 testo| dalle altre provincie, che temuta per le armi. Io veramente 1551 testo| la lingua latina le pare tener della bergamasca, ella non 1552 testo| con esso lei; e volendo tenerla in bocca, così morta come 1553 testo| dire il vero, e come uomo tenero dell’onor degl’Italiani; 1554 testo| altra non meritava che la teneste per morta, operando tutt’ 1555 testo| ché se ‘l viaggio che io tengo è più lungo e più faticoso 1556 testo| parere, predico che indarno tentate di ridurre dal suo lungo 1557 testo| volgar; la quale mi con­ tento d’aver portato con esso 1558 testo| Trasimaco, di Gorgia, di Teodoro, Isocrate finalmente fece 1559 testo| ragionava. Onde egli si legge di Teofrasto, che fu l’un de’ lumi della 1560 testo| come per l’angustia d’i termini dentro a’ quali col suo 1561 testo| i pesci e l’altre bestie terrene d’ogni maniera, ora con 1562 testo| le quali usiamo sì come testimoni del nostro animo, significando 1563 testo| Testo~ ~Interlocutori~ ~BEMBO, 1564 testo| verghetta per riverenza tocchiamo; così i sacri misteri della 1565 testo| Padova, cui finalmente è tocco in sorte tale maestro quale 1566 testo| di Gesù Cristo, il quale, togliendo di morir per la salute degli 1567 testo| mancata l’idea, onde il mondo tolse l’essempio di edificarla. 1568 testo| di mano a coloro che noi tolsero di libertà. Direi, finalmente, 1569 testo| essere l’aver cosa in Italia tolta di mano a coloro che noi 1570 testo| ch’ora fu che inanzi arei tolto d’esser morto famiglio di 1571 testo| e esser uomini divenuti, tornati un’altra volta fanciulli, 1572 testo| non parlar mai, fin che torni a rinascere Cicerone e Virgilio? 1573 testo| mortali degnamente è nominata torre di Babel. Dunque, non nascono 1574 testo| biasimate, e per certo a gran torto, peroché ella non è punto 1575 testo| peroché l’uso del parlar tosco oggidì è tanto contrario 1576 testo| lingua latina e, dopo la totale ruina di lei, sollevarla 1577 testo| la sua dottrina. Dunque, traducendosi a’ nostri giorni la filosofia, 1578 testo| così aver cari i suoi libri trammutati nell’altrui lingua, come 1579 testo| agricoltori, lei primieramente tramutarono da luogo selvaggio a domestico; 1580 testo| non volendo con silenzio trapassar la lor vita, e che noi altri 1581 testo| italiani.~Lasc. Tanto sarebbe trasferir Aristotile di lingua greca 1582 testo| numero, nato per magistero di Trasimaco, di Gorgia, di Teodoro, 1583 testo| greca in lombarda, quanto traspiantare un narancio o una oliva 1584 testo| non è altro che Cicerone trasposto più tosto da carta a carta 1585 testo| dee anche sdegnare d’esser trattata dalla lor lingua. L’India, 1586 testo| avventura son conosciute e trattate che da coloro non sono, 1587 | tre 1588 testo| provisione è la vostra?~Laz. Trecento scudi d’oro.~Bem. Messer 1589 testo| spondei né di dattili né di trochei né d’anapesti e finalmente 1590 testo| così come, venendo Enea da Troia in Italia, ad onor si recò 1591 testo| saper sonare né tamburo né tromba, solo che e’ gli oda una 1592 testo| guisa si ferno simili al tronco, che oggimai non paiono 1593 testo| di quello, sì lo porrò in trovare e disporre i concetti dell’ 1594 testo| alla dottrina trovata che trovarla da sé medesimo.~Lasc. Che 1595 testo| non semo alla nostra, non trovarono in quelle, se non dopo alcun 1596 testo| elegante e ornata dell’altra trovarsi: la qual cosa non sarebbe 1597 testo| involate dal tempo non son trovate da alcuno. Onde minore e 1598 testo| i linguaggi essere stati trovati non a salute di lei, la 1599 testo| contento di queste due coppie. Troverassi a costoro in altra lingua 1600 testo| da loro tanto lontani li troverete che tra quelli non sarete 1601 | tutt’ 1602 testo| si difendevano fuggendo e uccidendo senza altro, or passando 1603 testo| fare armonia né ballo; così udendo e formando per me medesimo 1604 testo| spiacevole né ‘l più noioso non udi’ mai alla vita mia; nondimeno 1605 testo| alcune navi de’ Turchi, udire in quelle un rumore di molti 1606 testo| Aristotile in lingua lombarda, e udirne parlare tra loro ogni vile 1607 testo| Volentieri in tal caso udirò recitare l’oppenione del 1608 testo| noiosi e i più strani che mai udissi alla vita mia. In questo 1609 testo| pur che diciate.~Scol. L’ultima volta che messer Lascari 1610 testo| orecchie in tal caso non siano umane ma d’asino, se voi mi dite 1611 testo| portar la soma di nostri umani concetti; ma ogni loro vertù 1612 testo| conforme alla qualità dell’umore. Ma egli si vorrebbe dare 1613 testo| veramente, in quanto son fatti d’undici sillabe, non paiono in tutto 1614 testo| e così priva d’umanità, Unni, Gotti, Vandali, Longobardi 1615 testo| dico, non la moderna che usa il vulgo oggidì, ma l’antica, 1616 testo| alcun modo di dire, quello usando come a noi piace, sì fattamente 1617 testo| Difficilmente per certo; essendo l’usanza, che per lunghezza di tempo 1618 testo| argumento d’impararla e usarla.~Laz. Combattete pur tra 1619 testo| coloro solamente i quali sono usati a ballare al suono dei leuti 1620 testo| difficilmente le si lasciano uscire della memoria. Oh, ella 1621 testo| quale d’allora in qua mi sia uscita della memoria, non mi sia 1622 testo| nondimeno a coloro che non sono usi alle delizie d’Italia parea 1623 testo| piantate né seminate: le quali usiamo sì come testimoni del nostro 1624 testo| nostro aiuto, ma solamente a utilità e commodità nostra, accioché 1625 testo| d’umanità, Unni, Gotti, Vandali, Longobardi ch’a guisa di 1626 testo| produceva l’antica. Ma noi vani più che le canne, pentiti 1627 testo| feste, giochi, suoni, canti vanno dietro a quest’uno. Né dee 1628 testo| per avventura non fiavano, e al fine della mia giornata 1629 testo| atleta o qual gigante potrà vantarsi di rilevarla? Né a me pare, 1630 testo| primieramente da strane e varie nazioni in Italia disseminate, 1631 testo| sia vero quanto perché si veda ciò che ne segue, io vi 1632 testo| nostri chiaramente si vede in un giovane padovano di 1633 testo| è strana e bella cosa il vederci continuamente vivere e parlare 1634 testo| senza il cui lume nulla vedrebbe il nostro umano intelletto, 1635 testo| spero che a’ vostri non vedrete Aristotile fatto volgare.~ 1636 testo| mia disgrazia n’ho alcuna veduta, altretante meco medesimo 1637 testo| profeti; onde molti n’ho già veduti a’ miei giorni sì arroganti 1638 testo| Ma quello che non è stato veduto da me, spero dover vedere ( 1639 testo| a suo agio, patir fame e vegghiare.~Corteg. Con tutto ciò non 1640 testo| quello n’avviene che noi veggiamo avvenire d’alcuna umana 1641 testo| difenderebbe questa lingua no­vella, chi per lei far volesse 1642 testo| lunghi e corti, tardi e veloci, ciascheduno al suo modo, 1643 testo| ella non era da prima, e venendovi fatto di ridur lei alla 1644 testo| la guerra: e fu sapienzia veneziana questa. Ma se a tempo di 1645 | vengono 1646 | venivano 1647 | vennero 1648 testo| altro non facciamo diece e venti anni di questa vita che 1649 testo| sole alcun fiato di tristo vento entrerà che farà inferma 1650 | venuto 1651 testo| ne conoscetocca, ma, venutone fatto di ricovrar le perdute 1652 testo| assai picciola e sottile verga, la quale non ha appieno 1653 testo| con le mani, ma con alcuna verghetta per riverenza tocchiamo; 1654 testo| Gallia produrrebbe di molti veri Virgilii. Ma noi altri suoi 1655 testo| eccellenza, ch’io non ne verrei a capo in un mese; ma son 1656 testo| ornamento della persona ci vestiamo delle lor pelli; così da 1657 testo| dinanzi essa madre filosofia, vestita assai poveramente di romagnolo, 1658 testo| complessione, la quale scema di vigor naturale, non avendo vertù 1659 testo| finito con esso loro quel vigore e quella prontezza, la quale 1660 testo| se l’uomo è in piazza, in villa o in casa, col vulgo, co’ 1661 testo| de’ barbari o dalla nostra viltà. Per la qual cosa gl’Italiani, 1662 testo| questa lingua volgare, ché, vincendolo, vincerete il miglior difensore 1663 testo| né a voi sarebbe gloria vincer me, debole combattitore 1664 testo| volgare, ché, vincendolo, vincerete il miglior difensore della 1665 testo| es­sere state l’armi de’ vincitori della sua patria; così vergogna 1666 testo| latina quale la feccia al vino; peroché la volgare non 1667 testo| e con quelli sostentò e vinse la guerra: e fu sapienzia 1668 testo| richiesto e ove è gloria l’esser vinto da così degno avversario.~ 1669 testo| maggior laude altrui quella violenzia che a noi non reca questa 1670 testo| anime quella salute, questa virtute. Con tutto ciò lodo sommamente 1671 testo| volesse altramente; alla qual visione disiderava che voi vi foste 1672 testo| ove volentieri abitava, e visitandolo il Peretto, come era uso 1673 testo| gentiluomini che venivano a visitarlo, da’ quali fu interrotto 1674 testo| tempii e altari, alla cui visitazione concorrerà da tutte le parti 1675 testo| scritto o parlato mentre egli visse, lui esser nato e morto 1676 testo| Roma obligata, che alle vittorie di Cesare. Onde io dissi, 1677 testo| lodar la lingua latina, né vituperar la volgare, ma più tosto 1678 testo| volta, venendo il caso, vituperare, ora avete fatto in contrario: 1679 testo| comune, che, quando voi vituperarete, io possa difendere.~Laz. 1680 testo| oppenione io non laudo, né vitupero, perché quello non posso, 1681 testo| e a noi idioti le nostre vive volgari, con la lingua che 1682 testo| altramente non solamente non viverete inonorato, ma tanto più 1683 testo| accioché absenti, presenti, vivi e rnorti, manifestando l’ 1684 testo| principale: che noi altri moderni viviamo indarno gran tempo, consumando 1685 testo| latino è ridotto, quanto vivo da morto.~Per. Questo potrebbe 1686 testo| altramente, che si dee fare? Vogliam morir di dolore? Restar 1687 | vogliate 1688 testo| diversità e confusione delle voglie mortali degnamente è nominata 1689 testo| piacevole e ‘l dispiace vole. Ma il numero e l’armonia 1690 | volessi 1691 testo| presso che poco tempo vi è a volgere: ove poi che arrivata sarà, 1692 testo| di spendere tuttavia col volgo, che altra non ne conosce 1693 | volle 1694 | volli 1695 testo| dissi per vero dire; solo volsi mostrare quanto bene difenderebbe 1696 | voluto 1697 | vorrebbe 1698 | vorrete 1699 | vorrò 1700 testo| pellegrini, che le faranno lor voti e saranno esauditi da lei.~ 1701 | vuol 1702 | vuole 1703 testo| e l’orazioni sue nascono zoppe, e non dovrebbe nutrirgli.


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