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CORO:
Ah!
(Riconoscendolo,
e con grido di gioja e maraviglia)
OTUMBO:
Tu!
CORO:
Fia vero!...
(Gettandosi,
con Otumbo, a piè di lui)
ZAMORO: Sorgete.
(Inoltrandosi)
Un prigioniero!
(Figge
lo sguardo in Alvaro, e sembra commosso dalla sua veneranda canizie)
Del primo rieder
mio non vo la gioia
Mista col sangue: a me costui
donate.
OTUMBO E CORO:
Abbilo.
ZAMORO (sciogliendo i legami di Alvaro):
Vivi.
ALVARO: Giusto ciel!...
(Come
trasognato)
ZAMORO:
Frà tuoi
Ritorna, o vecchio, ed a color, che
noi
Chiaman selvaggi, narra
Che ti donò la
vita
Un selvaggio.
ALVARO (abbracciando Zamoro con tutta l'effusione di
un'anima riconoscente):
Ti dica il pianto mio
Quel che non può l'accento.
(Ad
un cenno di Zamoro, Alvaro parte, scortato da alcuno
della tribù)
OTUMBO:
Ah! quale
iddio
Serbò Zamoro,
i giorni tuoi?
Qui spento
Ognun ti pianse!
ZAMORO:
Ed a' nemici ancora
Tal sembrai, ne' tormenti
Che apprestar mi facea
l'empio
Gusmano...
Ahi! sento
a questo nome
Ribollirmi le vene, alzar le chiome!
Un Inca...
eccesso orribile!
Fu dato a' cenni suoi
In man di rei carnefici!
- E i
barbari siam noi! -
Parve in quel fero strazio
La luce a me rapita,
Ma un soffio in petto, un alito
Mi rimanea
di vita...
Sì, vivo ancora, o perfido;
Paventa il mio furor!...
Le braccia tue riaprimi,
Alzira, io vivo ancor.
OTUMBO:
Col genitor
la misera
In Lima è prigioniera.
ZAMORO:
Che intesi, oh ciel!... Ma toglierti
Alla possanza ibera,
Sposa, io m'affido.
OTUMBO E CORO:
Ah! svelane...
Onde la speme?
Udite.
ZAMORO:
Risorto fra le tenebre,
Per lunghe vie romite,
Là trassi, ove men
fervidi
Piovon del sole i raggi:
Narrar m'udian
que'popoli
Tutti gli ostili oltraggi.
OTUMBO E CORO:
E quindi?
ZAMORO:
All'armi sursero
Mille tribù guerriere...
In breve ne raggiungono
Le radunate schiere...
Cento vendette, e cento
Faremo in un sol dì.
OTUMBO E CORO:
Oh gioia!...
Il gran momento
È presso dunque?
TUTTI:
Ah! sì.
(Si
abbracciano con occhi scintillanti di selvaggia esultanza, quindi irrompono ad
una voce)
Nume dell'armi,
i tuoi furori
Spira, trasfondi ne'
petti nostri. -
Quei crudi tremino, quegli
oppressori
D'oro, e di sangue avidi mostri!
Tutti morranno di morti orrende,
Né tomba un solo, né rogo avrà!
L'odio, che atroce
il cor n'accende,
De' lor cadaveri si pascerà!
(Si
avviano tumultuosi, agitando all'aura vivamente e dardi, e clavi,
ed aste)
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