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Salvatore Cammarano
Alzira

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO - LA VENDETTA D'UN SELVAGGIO
    • Scena terza - Alzira e detti
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Scena terza - Alzira e detti

 

ALZIRA:

Ah! no... clemenza

Gusman!...

 

GUSMANO:

Per chi?

 

ALZIRA:

Per me. S' ei muore, io moro.

 

(Ad un cenno di Gusmano, Ovando, e gli altri spagnuoli si ritirano)

 

GUSMANO:

Il fato di Zamoro

Cangiar tu puoi... ma solo

Ad un prezzo!

 

ALZIRA:

Ah! domanda il sangue mio...

 

GUSMANO:

No, la tua destra.

 

ALZIRA:

Che!...

 

GUSMANO:

Seguimi all'ara,

E compiuto l'imen, giuro ch'ei salvo

Andrà lontan da questi regni.

 

ALZIRA:

Oh cielo!...

Potrei mancar di ?...

 

GUSMANO:

Lo devi, o ch'egli

Morrà.

 

ALZIRA:

Fatale, orrenda scelta!

 

GUSMANO:

Scegli.

 

ALZIRA (prorompendo in lagrime disperate, e gettandosi a pié di Gusmano):

Il pianto... l'angoscia... di lena mi priva...

Lo vedi... son io più spenta, che viva...

Se d'esser m'astringi, spergiura, infedele...

Io spiro, crudele, - io spiro... al tuo piè.

 

GUSMANO:

Quel duolo, quel pianto mi giungono al core,

Ma sol per destarvi geloso furore...

Io segno il decreto, se indugi un momento...

Zamoro fia spento, - e spento da te. Ei mora!

(Risoluto, ed in atto di firmar la sen­tenza)

 

ALZIRA:

Crudo, arrestati...

-Ei...viva

 

GUSMANO:

Viva!... Alzira

Sei dunque mia? -

Rispondimi...

 

ALZIRA:

Ei viva.

(Cadendo sur una seggiola)

 

GUSMANO:

Olà?...

 





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