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| Salvatore Cammarano Alzira IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena sesta - Zamoro e detti
Zamoro, e detti. Egli indossa le vestimenta d'un soldato spagnuolo. Al giunger suo tutti si prostrano; esso li rialza d'un cenno; poi volge d'intorno lentamente gli occhi, pieni di cupa tristezza, e getta un guardo, come vergognando, alle spoglie di che si ricopre. Silenzio.
Che più ne resta omai?
La tua salvezza. In te rivive ancora Qualche speranza; vieni, Ed a tempi men rei serba dell'ire La generosa fiamma, e il prisco ardire.
Separarmi da colei
(La commozione gli tronca le parole)
Ma spezzar mi sento il core!... Ma non reggo a tal pensier!...
Fuggi, ah! fuggi, ed un'ingrata, Inca, obblia: di tanto affetto Degna omai la sciagurata Più non è!
Forse?...
Alzira...
Ebben? Finisci!...
- Sei tradito!
No... mentisci!
Sì...
Taci... Ella... d'altri?... (Con grido selvaggio, e cacciandosi furiosamente le mani fra' capelli mentre un tremore con vulsivo lo assale in tutta la persona)
Oh Ciel!...
Zamoro!...
Ah! perché, perché non moro?... (Col pianto d'un cuore straziato)
ZAMORO (In tutta la piena dello sdegno): Se il ciel non ha più fulmini, Empia, per te sarò!
OTUMBO E AMERICANI (trattenendolo):
Lasciatemi...
(Esce a precipizio) |
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