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Salvatore Cammarano
Alzira

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  • PROLOGO - IL PRIGIONIERO
    • Scena seconda - Zamoro, e detti
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Scena seconda - Zamoro, e detti

 

CORO:

Ah!

 

(Riconoscendolo, e con grido di gioja e maraviglia)

 

OTUMBO:

Tu!

 

CORO:

Fia vero!...

 

(Gettandosi, con Otumbo, a piè di lui)

ZAMORO: Sorgete.

(Inoltrandosi)

Un prigioniero!

(Figge lo sguardo in Alvaro, e sembra commosso dalla sua veneranda canizie)

Del primo rieder mio non vo la gioia

Mista col sangue: a me costui donate.

 

OTUMBO E CORO:

Abbilo.

 

ZAMORO (sciogliendo i legami di Alvaro):

Vivi.

 

ALVARO: Giusto ciel!...

(Come trasognato)

 

ZAMORO:

Frà tuoi

Ritorna, o vecchio, ed a color, che noi

Chiaman selvaggi, narra

Che ti donò la vita

Un selvaggio.

 

ALVARO (abbracciando Zamoro con tutta l'effusione di un'anima riconoscente):

Ti dica il pianto mio

Quel che non può l'accento.

(Ad un cenno di Zamoro, Alvaro parte, scortato da alcuno della tribù)

 

OTUMBO:

Ah! quale iddio

Serbò Zamoro, i giorni tuoi?

Qui spento

Ognun ti pianse!

 

ZAMORO:

Ed a' nemici ancora

Tal sembrai, ne' tormenti

Che apprestar mi facea l'empio

Gusmano...

Ahi! sento a questo nome

Ribollirmi le vene, alzar le chiome!

Un Inca... eccesso orribile!

Fu dato a' cenni suoi

In man di rei carnefici!

- E i barbari siam noi! -

Parve in quel fero strazio

La luce a me rapita,

Ma un soffio in petto, un alito

Mi rimanea di vita...

Sì, vivo ancora, o perfido;

Paventa il mio furor!...

Le braccia tue riaprimi,

Alzira, io vivo ancor.

 

OTUMBO:

Col genitor la misera

In Lima è prigioniera.

 

ZAMORO:

Che intesi, oh ciel!... Ma toglierti

Alla possanza ibera,

Sposa, io m'affido.

 

OTUMBO E CORO:

Ah! svelane...

Onde la speme?

Udite.

 

ZAMORO:

Risorto fra le tenebre,

Per lunghe vie romite,

Là trassi, ove men fervidi

Piovon del sole i raggi:

Narrar m'udian que'popoli

Tutti gli ostili oltraggi.

 

OTUMBO E CORO:

E quindi?

 

ZAMORO:

All'armi sursero

Mille tribù guerriere...

In breve ne raggiungono

Le radunate schiere...

Cento vendette, e cento

Faremo in un sol dì.

 

OTUMBO E CORO:

Oh gioia!... Il gran momento

È presso dunque?

TUTTI:

Ah! sì.

 

(Si abbracciano con occhi scintillanti di selvaggia esultanza, quindi irrompono ad una voce)

 

Nume dell'armi, i tuoi furori

Spira, trasfondi ne' petti nostri. -

Quei crudi tremino, quegli oppressori

D'oro, e di sangue avidi mostri!

Tutti morranno di morti orrende,

Né tomba un solo, né rogo avrà!

L'odio, che atroce il cor n'accende,

De' lor cadaveri si pascerà!

 

(Si avviano tumultuosi, agitando all'aura vivamente e dardi, e clavi, ed aste)





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