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| Salvatore Cammarano Alzira IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena seconda - Alvaro, Gusmano, Ataliba, altri Uffiziali, e detti
ALVARO: Alta cagion qui v'assembrava, o forti. Grave d'età soverchia, il fren di questa Ampia contrada io lascio; il re l'affida A più gagliarda mano: Succede il figlio a me. (Presentando Gusmano alle schiere:)
CORO: Viva Gusmano!
GUSMANO: Atto primier del mio novello grado La pace sia, fra l'Inca, E noi fermata. EI del monarca ibero Al venerato impero Si china
ATALIBA: E la mia fede Costringo a lui. (Protendendo la destra in atto grave di giuramento)
GUSMANO: Della città le porte Fien quindi a' suoi dischiuse. - Un dolce pegno Tu promettevi, a render più solenne La pace!
ATALIBA: Alzira? È ver!... ma d'imenei Tempo non parmi ancor... dentro quel seno Cova fatal mestizia...
GUSMANO: Intendo appieno! Eterna la memoria D'un folle amor l'ingombra! Dal regno delle tenebre Me la contrasta un'ombra! Chi vivo debellai Forza è ch'io tema estinto... Mille battaglie ho vinto, Vincer non posso un cor!
ALVARO: Persisti, e vincerai. Amor produce amor.
ATALIBA: Al suo martir concedere Vuolsi un indugio.
GUSMANO: Amore Io provo, che non tollera Indugio alcun. Signore, A' voti miei la piega... Sei padre... ceda a te... Imponi... esorta... prega...
ATALIBA: Vado... riposa in me. (Parte)
GUSMANO: Quanto un mortal può chiedere Benigno il ciel m'offerse... Di gloria mi coverse, Mi pose un mondo al piè. Ma non s'appaga l'anima, Che ad altro ben sospira... Ah! senza il cor d'Alzira Un mondo è poco a me!
ALVARO e CORO: La desiata Alzira Amor conceda a te. (Partono)
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