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Francesco Maria Piave
Aroldo

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  • ATTO QUARTO
    • Scena quinta - Detti ed Aroldo
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Scena quinta - Detti ed Aroldo

 

AROLDO:

Chi v'ha?...

(Dall 'interno)

 

EGBERTO:

Accordate asilo al viandante.

 

AROLDO (comparendo sulla soglia):

Ben giunga lo straniero al tetto mio.

 

MINA:

(Qual voce mai!..)

 

AROLDO (avanzandosi):

Chi geme?...

 

MINA:

Un'infelice...

(Correndo a' suoi piedi)

 

AROLDO:

Mina!...

 

MINA:

Aroldo!

 

TUTTI:

Oh Dio!...

 

AROLDO:

Ah da me fuggi, invólati,

Né t'appressar più mai...

I cari miei, la pàtria,

Tutto per te lasciai..

Qui volli in pace vivere,

Sottrarmi al disonore,

E tu vi giungi a schiudermi

Novello incendio in core?...

Va... non volermi astringere

A maledirti ancor.

 

EGBERTO:

La patria legge vindice

Il sangue mio chiedeva,

E me fuggente ed esule

Mina seguir voleva;

Delle tempeste l'impeto

La trasse a' piedi tuoi...

Aroldo, se più moglie

Nomarla tu non puoi,

Ancòra ell'è mia figlia,

Rispettala, signor.

 

MINA:

Pace, mio padre, calmati,

Ripartiremo or ora;

Lo stesso tetto accogliere

Non puote entrambi ancora.

Sì, troppo fui colpevole, (ad Aroldo)

Indegna ne son io;

Ma se al tuo piè qui trassemi

Alto voler di Dio,

Un solo accento, l'ultimo,

Ascolta, Aroldo, ancor.

 

 





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