Scena quarta. Rolando, e dette
Rolando
T'arresta.
Lida
(Oh ciel!)
(Imelda cela rapidamente il foglio)
Rolando
Pria di partir, te donna, e il frutto
Del nostro imene a riveder mi trasse
Amor!--L'adduci al sen paterno.
(Ad Imelda che rientra)
(Il ciglio molle ha di pianto!)
(Commosso e cercando reprimersi)
Lida
(Chi mi regge?)
Rolando
O figlio! ...
(Imelda riede col fanciullo, lo depone in braccio a
Rolando, ed esce veloce per l'opposto lato. Rolando sta in lungo amplesso tra
il figlio e la sposa)
Vittoria il ciel promise
All'armi nostre, ma vittoria è prezzo
Di sangue! e dove il mio
Tutto spargessi ...
Lida
Non seguir!
Rolando
Tu resti
Insegnatrice di virtude a
lui.
(Accennando il figlio)
Lida
(Ed a tanti martir serbata io fui!)
Rolando
Digli ch'è sangue italico,
Digli ch'è sangue mio,
Che dei mortali è giudice
La terra no, ma Dio!
E dopo Dio la patria
Gli apprendi a rispettar
Lida
Sperda ogni tristo augurio
La man che tempra il fato ...
Non sai che a tanto strazio
Mal regge il cor spezzato! ...
Che il dì novello un orfano
potrebbe in lui trovar!
(Serrandosi nel petto il fanciullo)
Rolando
(fa inginocchiare il fanciulletto, ed alzati gli
occhi al cielo stende a destra sul capo di lui)
Deh! meco benedici
Il figlio mio, Signor!
Lida
Dall'ire dei nemici
Gli salva il genitor.
Rolando
E dopo dio ...
Lida, Rolando
La patria!
(Rolando ritorna il fanciullo nelle braccia
materne: Lida si ritragge col fanciullo)
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