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Un certo numero di cause più immediate contribuisce ulteriormente alla
crescita della pornografia e della violenza nei media. Tra queste ricordiamo:
la sete di guadagno. La
pornografia è un'industria proficua. Alcuni settori dell'industria
delle comunicazioni hanno tragicamente ceduto alla tentazione di sfruttare
la debolezza umana, particolarmente quella dei giovani e delle menti
impressionabili, allo scopo di trarre profitto dalla produzione di
pornografia e violenza. L'industria della pornografia è, certe
volte, talmente lucrosa che fa parte, in talune società, della
criminalità organizzata;
banali argomentazioni
libertarie. La libertà di espressione impone, secondo alcuni, una
certa tolleranza nei confronti della pornografia, anche a scapito della
salute morale dei giovani e del diritto di ciascuno alla
"privacy" e ad un'atmosfera di pubblica decenza. Qualcuno,
erroneamente, dice anche che il miglior modo di combattere la pornografia
è quello di legalizzarla. Queste argomentazioni qualche volta sono
proposte da gruppi minoritari che non aderiscono ai valori morali della
maggioranza e che non riconoscono la parte di responsabilità che
ogni diritto affermato e rivendicato porta con sé. Il diritto alla
libertà di espressione non esiste nel nulla. La responsabilità
pubblica per promuovere il bene morale della gioventù, per
garantire il rispetto della donna, della " privacy " e della
pubblica decenza, indica chiaramente che la libertà non può
essere equiparata alla licenziosità;
la mancanza di leggi
diligentemente formulate o la inefficace applicazione di leggi che
già esistono per proteggere il bene comune, in special modo la
morale della gioventù;
l'incertezza e l'apatia da
parte di molte persone, tra le quali membri della comunità
ecclesiale, che, a torto, si considerano o estranei al fenomeno della
pornografia e della violenza nei media, o incapaci di porvi rimedio.
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