CONTESSA
(entrando e guardando Matilde con disprezzo)
Questa è la Dea? Che aria!
Povera scioccarella!
MATILDE
Piano: mi assorda il timpano.
Più bassa la favella.
ALIPRANDO
Lontano il tuon già mormora.
GINARDO
Già scoppia la procella.
CONTESSA e MATILDE
Guardatela, guardatela.
Oh che caricatura!
La fece la natura
E poi se ne pentì.
GINARDO e ALIPRANDO
(Si guardano, minacciano.
Che ceffo! Che figura!
E tengo gran paura
Che non finisca qui.)
CONTESSA
Forse è colei cui preme
Far la volata in su?
MATILDE
Forse è colei che teme
Precipitare in giù?
CONTESSA e MATILDE
Ah! ah! mi vien da ridere;
Ma compassion mi fa.
La Venere del secolo
Chi vuol vederla è là.
GINARDO e ALIPRANDO
(cercando di farle tacere; ma gridando ancor essi)
Per carità, politica,
O andate via di qua,
Pestatevi, graffiatevi;
Ma zitte per pietà.
CORRADINO
(entrando dal mezzo con seguito d'armigeri, che rimangono in fondo)
Che strepito è mai questo?
Due femmine qui stanno?
Le leggi mie si sanno:
Chi mai l'osò sprezzar?
CONTESSA
Sai, Corradin, che t'amo.
Mi desti la tua fede.
Costei qua volse il piede;
Comincio a sospettar.
CORRADINO
(a Matilde fierissimo con disprezzo)
Ehi! Donna?
MATILDE
Uomo, che vuoi?
CORRADINO
Che altera!
MATILDE
Che villano!
Vieni a baciar la mano;
Mi devi corteggiar.
CORRADINO
(con rabbia)
Ginardo! Presto i ferri:
L'opprimi di catene.
MATILDE
Buffon! non fate scene,
Venitevi a umiliar.
CORRADINO
A Corradin!.. Chi sei?
MATILDE
(con energia, ma non senza capriccio)
Son donna, e tutto ho detto.
Portatemi rispetto,
O ve la fo pagar.
CONTESSA
E non la fa svenar?
GINARDO e ALIPRANDO
S'imbroglia assai l'affar.
CORRADINO
E non mi so sdegnar!
(con meraviglia di sé stesso, guardandoIa
sempre)
Dallo stupore oppresso
Ignoto incanto io provo.
Ricerco invan me stesso,
Me stesso in me non trovo:
Mi si trasforma l'anima,
Sento cangiarmi il cor.
MATILDE, GINARDO e ALIPRANDO
Dallo stupore oppresso
Ignoto incanto ei prova.
Ricerca invan sé stesso,
Sé stesso non ritrova:
Gli si trasforma l'anima,
Sente cangiarsi il cor.
CONTESSA
Da' miei sospetti oppressa
Il mio furor rinnovo.
Cerco calmar me stessa,
Ma calma non ritrovo:
Sento che m'arde l'anima,
Ho mille furie in cor.
Signor, men vado o resto?
CORRADINO
(con freddo disprezzo)
Indifferente io sono.
(a Matilde)
Vieni a cercar perdono.
MATILDE
Anzi, tu il chiedi a me.
CORRADINO
A te?..
(a Ginardo)
Catene.
GINARDO
(per partire)
Io volo.
CORRADINO
T'arresta... sì... no...
MATILDE
(con tuono di leggerezza)
Andate.
Venite, incatenate
La mano, il collo, il piè.
CONTESSA
Superba!
GINARDO
Audace!
CORRADINO
Zitti.
ALIPRANDO
Troppo è l'ardir.
CORRADINO
Tacete.
(dopo aver pensato un istante, consegnando Matilde ad Aliprando)
In guardia voi l'avrete.
Vita per vita io do.
MATILDE
(sotto voce, in modo che il dottore la senta, mentre Corradino passeggia
smanioso e sospira)
Che io fugga ha già timore.
L'amico già sta in gabbia.
In debole furore
Già terminò la rabbia.
Da' tempo, e a poco, a poco
S'accrescerà quel fuoco.
(Mi guarda di soppiatto,
Sospira come un matto.
Oh! Quanto è mai ridicolo!
Amor già lo molesta,
Amor il cor gli rosica,
Amor gli fa la festa.
Tenetelo, legatelo;
O ai pazzi se ne va.)
CORRADINO
(Più non intendo affatto.
Sospiro come un matto:
M'oscillano le arterie,
Mi rotola la testa;
Mi sento in petto un mantice,
Nel sangue una tempesta;
E sottosopra il cerebro
Cosa pensar non sa.)
GINARDO e ALIPRANDO
(La guarda di soppiatto,
Sospira come un matto.
La vampa del Vesuvio
Gli bolle nella testa.
Nel petto tiene un timpano,
Che batte e non s'arresta.
Trema, vacilla e palpita
Già è pazzo per amor.)
CONTESSA
(La guarda di soppiatto,
Sospira come un matto.
La vampa del Vesuvio
Gli bolle nella testa.
Nel petto tiene un timpano,
Che batte e non s'arresta.
La gelosia mi lacera;
Ma il cor vendetta avrà.)
Corradino parte con gli armigeri seguito da
Aliprando.