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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO PRIMO
    • Scena decima. Armigeri, indi Corradino pensoso, poi Aliprando
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Scena decima. Armigeri, indi Corradino pensoso, poi Aliprando

 

CORO PRIMA PARTE
Che ne dite?

CORO SECONDA PARTE
Pare un sogno!

TUTTO IL CORO
Una donna cosa fa!
Al padrone poverello
Il cervello se ne va!

Fece il fiero il bell'umore,
Si rideva dell'amore,
Tutto altero;
Ma gli eroi tutti poi
Come noi han da cascar.
Stiamo il pazzo a contempiar.

CORRADINO
Corradino dov'è? Come in un punto
Il mio cor si cangiò. Di vena in vena
Serpeggiando mi va rapido, immenso,
Un torrente di fuoco e ghiaccio insieme.
Chi vince il vincitor de' vincitori?
Chi mi rovescia a terra? Ite, volate,
Aliprando cercate, io più non reggo!
Io mi sento morir. Presto, Aliprando.

ALIPRANDO
(Il leone ha la febre.) Ah, mio signore.

CORRADINO
Vieni, vieni dottore
Senti qui... Senti qui...
(gli fa toccare li polso ed il cuore)
Tutte le arterie
Mi rimbalzano... in petto
Ho una smania... un incendio... un gelo... invano
Tento di prender fiato
Aliprando... Aliprando... io son cangiato.

ALIPRANDO
(Tanto meglio per noi.)

CORRADINO
Ma tu non parli?

ALIPRANDO
Che volete da me?

CORRADINO
Che mi guarisci.

ALIPRANDO
Da qual male?

CORRADINO
Nol so.
Soffro, ognor soffro,
Altro dirti non so.

ALIPRANDO
Misera voi,
Altezza serenissima! Tremendo
Fatale, immedicabile
È il male, il male orrendo,
Che sul cor vi piombò.

CORRADINO
Spiegati, dimmi:
Come si chiama il male,
Che mi scese nel core?

ALIPRANDO
È il terror de' mortali. È il mal d'amore.

CORRADINO
D'amore!

ALIPRANDO
Altezza sì, male profondo,
Ed antico nel mondo.

CORRADINO
D'amore! Ed è un mal grande?

ALIPRANDO
Se bramate
Conoscerne la storia, m'ascoltate.

Giove un fremendo in collera
Per le colpe del mortale,
Il complesso d'ogni male
Volle al mondo regalar.

Prese gelo, prese fuoco,
Zolfo, arsenico e spavento,
Lungo duol, breve contento,
Il sospiro, il batticuore,
E compose il mal d'amore,
E sull'uomo il fe' piombar.

La terzana e la quartana,
E ogni male il più rubello
Si cavarono il cappello,
Ed amore salutâr.

E diceano sottovoce:
Qui non val sanguigna o china,
Non si trova medicina
Che lo possa rimediar.

Lo precede la speranza,
Il timore l'accompagna,
Sempre trema, ognor si lagna,
E in delirio spesso va.

Per lui fu visto un Ercole
Filar come una donna:
Fe' gorgheggiare Achille
Col busto e colla gonna;

Troia mandò in faville,
Persepoli crollò.

Voi compassion mi fate,
Povero mio signore;
Ma questo mal d'amore
Io rimediar non so.

È un mal che fa i cervelli
Girare e rigirar;
E al fine ai pazzarelli
Fa l'uomo terminar.




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