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EDOARDO
Ella è innocente.
CORRADINO
Quale ardir?
GINARDO
Che sarà?
EDOARDO
Signor, perdona:
È pietade, è dover, che al tuo castello
Rivolge i passi miei.
Ingannato tu sei;
Matilde rea non è. Mira il custode
Che mi disciolse, e meco
S'involò. Ah! tardi mi svelò l'arcano!
Onde render Matilde
Dai tuoi sospetti oppressa
Fu comprato costui dalla Contessa.
CORRADINO
(ad Isidoro)
Matilde non è rea! Perfido! E tu...
ISIDORO
(Questa non è più aria
Per un figlio di Apollo:
Marco - Sfila, Isidoro, e gambe in collo.)
(parte tacitamente)
CONTESSA
(Qual fulmine è mai questo!)
CORRADINO
Anima rea!
Per te cadde Matilde,
E tu resisti ancor? Fuggi, t'invola
Dal provocato mio sdegno feroce.
La Contessa parte.
Parmi ascoltar la voce
Della bella innocente. Ombra diletta,
Fermati, senti, aspetta.
Ti rivedrò... ti rivedrò, nell'onde
Che ti fur tomba io vuo' piombar, e teco
Nel giardin dell'Eliso
Favellerò d'amor spirto indiviso.
Matilde, anima mia,
Ti rivedrò fra poco.
Le pene sue per gioco
Rammenterà il mio cor.
ALIPRANDO e GINARDO
Signore, a poco a poco
Si calmerà il tuo cor.
EDOARDO
(Amore a poco a poco
Consolerà quel cor.)
CORRADINO
Nei vortici fatali
Vado a incontrar la morte,
E la mia cruda sorte
Renderà dolce amor.
Qual sarà mai la gioia
Allorché a lei d'accanto
Versando un dolce pianto
D'amor le parlerò;
Se nel pensarlo solo
Ogni più acerbo duolo
Già nel mio sen cessò!
ALIPRANDO e GINARDO
Che inaspettato evento!
Che istante di dolor!
EDOARDO
(In sì crudel tormento
Si cangerà quel cor.)
Parte seguito in fretta dagli altri.
Montagna dirupata in fondo da cui si precipita un ampio
torrente, che si perde in una voragine. Da un
lato castello di Don Raimondo con ponte levatore, nell'innanzi
selva con sasso.
È notte.
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