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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO PRIMO
    • Scena tredicesima. Corradino e Matilde; Ginardo ed Isidoro nascosti
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Scena tredicesima. Corradino e Matilde; Ginardo ed Isidoro nascosti

 

CORRADINO
(da sé, nell'eccesso dell'interno contrasto)
(Decidersi bisogna.
Congedarla convien. Ogni suo detto
Di cento e cento spade
Mi penetra assai più.)

MATILDE
(da sé ridendo di furto)
(Povero sciocco!
In men d'un quarto d'ora
Ti voglio giù.)

CORRADINO
(tremante)
Matilde...
(Ah! mi manca il coraggio.)

ISIDORO
(sotto voce, con pietà caricata)
Pover'uomo!
Ti vedo, e non ti vedo.

GINARDO
(ad Isidoro, ponendogli la mano alla bocca)
Zitto.

CORRADINO
(confuso ed agitato)
Voi...
Cioè... voglio dir... io... (Che stato orrendo!)
Perché...

MATILDE
No, no; tacete: intendo, intendo.
(con finto eccesso di disperazione)
Ah! Capisco: non parlate.
Tutto intesi. - Che farò?
Muto ancor mi fulminate.
Voi volete? - Io partirò.

CORRADINO
(ondeggiando fra il volere e non volere)
Non partir... Sì vanne, vola.
No... Sì, parti. Arresta il piè.
(Ah! se resta, il cor m'invola.)
Corri, fuggi via da me.

ISIDORO
(Cento affetti nel suo cuore
Stanno intanto a martellar.)

GINARDO
(Ma il martello dell'amore
Farà il cuore in due spezzar.)

MATILDE
Dunque addio. Per sempre addio.
Gel di morte il cor mi serra.
(bacia piangendo la mano a Corradino)
Questa man, che i forti atterra,
Del mio pianto io vuo' bagnar.

CORRADINO
Ciel! Tu piangi!.. Tu!.. Che assalto!
Non partire. Ah! no: ti arresta.
L'alma, il senno, il cor, la testa
Io mi sento ribaltar.

CORRADINO
(Di quel pianto al nuovo incanto
Sento l'alma sfavillar.)

MATILDE
(Del mio pianto al nuovo incanto
È vicino ad impazzar.)

GINARDO e ISIDORO
(Resta infranto da quel pianto,
Già vicino è ad impazzar.)

CORRADINO
Cara, quel tuo sembiante
L'alma mi mette in fuoco!

MATILDE
Voi siete principiante:
Pazienza: a poco a poco.

CORRADINO
Ma...

MATILDE
Con la spada e l'asta
Parlar d'amor mi vuoi?

CORRADINO
(gitta spada ed asta)
Un sol tuo cenno basta;
Amano ancor gli eroi.

MATILDE
Scostati, se mi tocchi
Quel ferro orror mi fa.

CORRADINO
(gitta lo scudo)
Ebben si toglierà.

MATILDE
Tu vuoi cavarmi gli occhi
Con quelle penne là.

CORRADINO
(gitta l'elmo)
L'elmo levato è già.

GINARDO e ISIDORO
(Signori, chi vuol trappole
Lo spaccio eccolo qua.)

CORRADINO
Mercé ti chiedo, o cara.

GINARDO e ISIDORO
(Già marcia di galoppo.)

MATILDE
Prima ad amarmi impara.
Pretendo, e non è troppo.

CORRADINO
(con entusiamo)
Debellerò provincie.
Farò sparir gli eserciti...

MATILDE
Questo per me non fa:
Amore io voglio, amore,
Clemenza e umanità.

CORRADINO
Parla, ed avrai, lo giuro.
Dammi la man.

MATILDE
Ma piano;
Le donne... altrui la mano
Non usan dar così.

CORRADINO
Come?

MATILDE
Che so.

GINARDO e ISIDORO
(Che volpe! )

CORRADINO
Spiegati...

MATILDE
Non saprei...

CORRADINO
Ma... forse...

MATILDE
(montando sullo scudo e sull 'asta)
A' piedi miei...

CORRADINO
(si precipita a' piedi di Matilde, che lo contempla e lo rialza)
A' piedi tuoi son già.

MATILDE
Matilde tua sarà.

MATILDE e CORRADINO
Piacere egual gli Dei
Non ponno immaginar.
L'anima mia tu sei,
Te solo/a voglio amar.

GINARDO e ISIDORO
Io rido come un matto,
Amor lo canzonò.
Se rido piano io schiatto,
Frenarmi più non so.
(si avanzano per goder meglio la scena, ma sorpresi da un improvviso rollo di tamburo fuggono)




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