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Giuseppe Palomba
La gazzetta

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  • ATTO PRIMO
    • Scena nona. Madama la Rose, poi Doralice, indi Pomponio ed un suo lacchè
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Scena nona. Madama la Rose, poi Doralice, indi Pomponio ed un suo lacchè

 

Madama La Rose
Io in questa locanda
un mese ci ho alloggiata; or sono venuta
per ridere con quel della gazzetta;
verrà pur Traversen,
ch’ancor sel vuol godere;
ma necessario è prima
ch’io mi faccia veder dal locandiere.
(via e torna)

Doralice
Offesa, or sì, da quel signor mi chiamo,
ma non posso negar che ancora l’amo!
Ma son nel dubbio ancora
se m’abbia o no tradita.
Ché quella briga non l’ho ben capita.
Basta, vedremo; il certo
è che amante sono io,
e mi accomodo il tutto a modo mio.
Anche Filippo vuole
ch’io sua sposa mi finga.

Madama La Rose
Signora mia compagna di locanda,
vi riverisco.

Doralice
Serva vostra.

Madama La Rose
Avete volontà di spassarvi un pochettino?

Doralice
Io vorrei, ma non posso; ho altro in testa.

Madama La Rose
Via, spassiamoci un po’, vedete quello
che vien di male umore?
Egli è un viaggiatore.
Si chiama Don Pomponio, e a dirla bella,
è di questa locanda il Pulcinella.

Doralice
Farò quello vi aggrada.

Madama La Rose
Siamo di età che a’ guai non si ci bada.

Pomponio
Tommasì, che ne dici? Io stea facenno
concurze petrovarlo ‘no marito,
e chella già se lo tenea stipato.
Oh che figlia briccona! Che po’ dire,
che al teatro del mondo
io l’abbia messa in scena a ‘sta signora
ca non par che fui io lo butta fora.

Madama La Rose
(Ah, ah!)

Doralice
(Proprio ridicolo!)

Pomponio
Ma mo la servo io comme se deve;
peprimmo cchiù i’ non la farò chiammare
Lisetta Storione
ma la sieLisa, l’alloggiamentare.
Pe’’ secunno l’escludo
dalla mia eredità; ed in terzo e ultimo,
ogge mmenzoro, facio un mascolillo,
e chello ch’era sujo sarrà da chillo.

Madama La Rose
(L’avete inteso?)

Doralice
(E’ veramente un zucchero!)

Pomponio
Va’ da lo stampatore
e di’ che lesto lesto
me mette al foglio n’auto manifesto
sientelo, e dimme si nce manca niente.

Madama La Rose
(Or sì che riderem!)

Doralice
(Sicuramente.)

Pomponio
(legge)
«L’istesso mercatante italiano
che invitò intieramente
il popolo de i Galli
per darlo tutto in sposo alla sua figlia,
invita adesso tutte le galline...»
Tu perché ride? vi’ ca si’ ‘no ciuccio?
Tanto è gallina, quanto è francesina.
Galline, avimmo ditto...
«Dal qual sarà prescelta la più grassa
a cui destinera l’alto trofeo
di far con esso un gallico imeneo
Va’, zompa, e torna priesto.

Madama La Rose
(Facciamoci vedere.)
(Si fanno avanti.)

Pomponio
E sa’ che trasero,
a ‘sta locanna, de madamuselle
se vedarrà ccà oje,
e essa schiatta... ed eccone ccà doje.
Madame.

Madama La Rose
Vostra serva.

Doralice
Mio padrone.

Pomponio
Gia l’avete saputo, e site corze.
Facitemena grazia:
chi è zetella, de loro signore?

Madama La Rose
Io no, perché ho marito.

Pomponio
E tu manco, cred’io peconseguenza,
ca t’ho bista poc’anzi
col tuo majo, te si’ fatt’aceto.

Doralice
Ma una cosa è l’amante, altra il marito.

Pomponio
E dunque siamo al caso.
Videte buono primmol fatto tujo,
acciò po’ appriesso non facimmo chiachiere.
L’anne mieje socinquanta già sonate
ma zompo comm’un lepere, soagibile.
Chesso è grasso de colera
e non è rignonata, l’ossa meje
so’ tutte nove, e il sango è ‘no rosolio.
Si fa pette ‘sto scampolo,
farraje un gran negozio, e prejatenne
si son buo’ farlo di’ bonnì, e battenne.

Doralice
Perché no? Siete voi tanto bellino
che acciecandovi gl’occhi, o mio signore,
vi prenderebbe ognun pel dio d’amore.

Pomponio
Mettimmo a ‘no cantone
le cerimmonie, e dammo al chido.

Madama La Rose
(E’ scaltra la signorina!)

Pomponio
Essenno ch’io mmenzoro
pefa’na posta a figliema, vorria
fa’ lesto lesto, vuje credo ch’avite
qua’ patre de le vuoste?
O manco lo tenite.

Doralice
L’ho: ma io
fo quel che volgio, e il padre non s’intrica,
vuol sol bere e mangiar senza fatica.

Pomponio
Benedetto pozzessere,
chisso vocampaassaje, e già ch’è chesso
vorria spezzolia’.

Doralice
Come s’intende?

Pomponio
E mo ve lo dich’io,
favoriteme un po’ chella manella.

Doralice
Voi siete un viaggiatore?

Pomponio
Per servirla.

Doralice
E la man ci daremo
quando poi giungeremo, per esempio,
nelle contrade persiche.

Pomponio
Gnernò, non boglio perzeca;
io volorria per ora,
preganno a la signora,
un preludio assaggiar del matrimonio.

Doralice
Ecco com’io rispondo al sior Pomponio.
In voi trovato avrei quel che desio
ma non posso, ché il cor non è più mio.
Ah, se spiegar potessi
a voi gli affetti miei,
indegna non sarei
di tenera pietà.
Sappiate... ma che dico!
Io son... ma non mi lice;
spero che un felice
il ciel mi renderà.
(via)

Pomponio
A comme m’ha parlato chesta nenna
me figuro ch’è fatta la facenna.

Madama La Rose
(Ci è entrato nella trappola.)

Pomponio
Che faccio?
Me ‘nzoro; e lasso l’unico zampillo
del sango mio dint’a ‘na locanna!
E non direbbe chella sbentorata
«Mi lascisti, e perché? barbaro tata

Madama La Rose
(Sta tutto in moto e pensieroso.)

 




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