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Filippo
Sì, vada a incarozzarsi, che a fermarlo
per le scale già sta l’impedimento;
i finti turchi a stento
lo faranno tornar pien di paura;
il pover merlotto
fra poco si vedrà pelato e cotto.
Pomponio
Chesso che mmalor’è? Si nun fujeva
una e n’auta n’aveva
de sciabolate! Ne’, Feli’? addo’ stammo
ccà? Comme ai passaggiere
s’impedisce d’asci’? A ‘sta locanna
schitto nc’ho bisto tanta cose strane:
Comme nc’alluogge turche e cristiane?
Filippo
Come alloggio negare io mai poteva
senza essere ammazzato, a un gran signore
d’Africa, qui venuto
a vedere Parigi? Avete voi
mai sentito parlare
di Abdallid Falzul Carababà.
Pomponio
Che diavolo de nomme songo chisti;
va’, piglieme Lisetta,
vi’ che nu stesse mmano a qua’ mametta.
Filippo
Ci sta sicuramente,
ma non me la daranno,
ché han bisogno di donne.
Pomponio
Tu che dice,
voglio figliema intera, e no nce n’ave
da mancare nu ruotolo, altrimenti
tu mme nne daje cunto.
Filippo
Non temte di niente,
ve ne posso far io la sicurtà;
voglion le donne i turchi
a solo oggetto di farle ballare
a un festino di maschere; del resto
Ahirel bis Falsal Carababà
E un signor tutto garbo ed onestà.
Pomponio
Io che saccio Stuzzul Scarababà?
Subeto che la trovo
mme la piglio; e mo vavo a ricorrere.
Filippo
(Oimè!) Piano, l’avrete
senza ricorso, e in questo
posso io ben secondarvi; so che vonno
mascherar vostra figlia
alla turca; ho per voi
giusto un abito turco: nel festino
mascherato entrerete,
e ve la prenderete senza liti.
(Quando egli giunge sarem già fuggiti.)
Pomponio
E io me song’ommo de fa’ ‘ste figure?
Filippo
E cosa ci trovate
di mal? Se poi volete
un consiglio da me, pregate il cielo
che faccia innamorare
il turco di Lisetta, che fareste
un matrimonione.
Pomponio
Tu si’ pazzo,
chillo è turco...
Filippo
Ma non maomettano.
Egli è dell’Etiopia, ed ha gran feudi
per tutta l’Abissinia: oh che rumore
farebbe il votro nome per il mondo,
sentendo sol che vostra figlia avete
maritata a un parente
del Pretejanni, o sia del gran Senapo.
Pomponio
(Vi’ quanta cose che mme mette ‘ncapo!)
Filippo
Quando la fama altera,
con tromba ben sonora,
pei regni dell’aurora
a pubblicarlo andrà,
affé che più d’un principe,
insin nel suolo ausonio
a riverir Pomponio
sollecito verrà.
E questi chi saranno
Filippo or vi dirà.
Dal Pekin l’Ohangtessè
dalla Persia il gran Sofì,
dall’Egitto il Califé,
il Mogollo dal Chilì.
E da Libia verran poi
coi lor baffi i primi eroi,
di Marocco Alzul Balà,
Alì dal Baldugerì,
di Guinea Micazirà,
e di Tripoli il Beì;
tutto un tal cerimoniale
stamperassi nel giornale,
e dal giù sino alle sfere
Don Pomponio sbalzerà.
(Ma, con poco suo piacere,
or burlato resterà.)
Sala vagamente illuminata per festa di ballo.
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