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Andrea Leone Tottola
La donna del lago

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  • ATTO SECONDO
    • Scena prima. Uberto da pastore, indi Elena e Serano dalla grotta
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Scena prima. Uberto da pastore, indi Elena e Serano dalla grotta

 

Uberto
Oh fiamma soave,
che l’alma mi accendi!
pietosa ti rendi
a un fido amator.
Per te forsennato
affronto il periglio:
non curo il mio stato,
non ho più consiglio;
vederti un momento,
bearmi in quel ciglio
è il dolce contento,
che anela il mio cor!
Sì, per te mio tesoro, in rozze spoglie,
che al guardo altrui celar mi sanno, e in questa
inospita foresta
mi guida un cieco amor. Da che ti vidi
perdei la pace, e porti in salvo io bramo
dagli eventi di guerra, or che di sangue...
di patrio sangue... ahi lasso!
rosseggerà la Scozia. Ah! fu mendace
forse colui, che, da me compro, il tuo
solingo asilo a me svelò? qual fato
crudele a me ti asconde?
Solo a’ gemiti miei l’eco risponde.
(si aggira per la scena)

Elena
(a Serano)
Va’, non temer: è meco Albina. Ah vola
dal padre in traccia. Egli tornar promise
pria della pugna, e il termine già scorre,
che al ritorno prefisse. Oh quanti in seno
nuovi palpiti desta
tanta tardanza, al mio timor funesta!

Serano
Calma l’affanno: ad appagarti or vado;
abbi cura di te.
(parte)

Elena
Da quanti affanni
è straziato il mio cor!

Uberto
(ravvisandole)
Nume possente!
Tu arridi a’ voti miei!

Elena
Un uom! Si fugga...

Uberto
Ah ferma!

Elena
E tu chi sei?

Uberto
Non mi ravvisi?

Elena
E chi?

Uberto
Cure ospitali
mi prodigò la tua bell’alma.

Elena
Ah! è vero!
Or ti conosco. Ebben? da me che chiedi?
Chi spinge i passi tuoi? qual nutri ardire?

Uberto
Dirti ch’iol t’amo, e di tua man morire.

Elena
Intempestivo ardor!

Uberto
De’ tuoi bei lumi
chi resite al poter?
E chi vederti
può senza amarti? ah! se il tuo cor risponde
all’aspetto gentile;
se qualche lusinghier, soave accento,
che ti sfuggì dal labbro allor che teco
io fui, non m’ingannò, non puoi, non dei
esser crudele a chi t’adora.

Elena
Oh quanto
mi fai pietà!

Uberto
Pietà tu senti? ah dunque
spera mercede il mio cocente ardore?

Elena
Ah! nol poss’io! non è più meco il core!

Uberto
Come?

Elena
Giova a te dirlo, onde fia spenta
la tua fiamma nascente. Amor mi strugge
pel mio Malcolm. Inviolabil fede,
o morte io gli giurai del padre ad onta,
che all’odiato Rodrigo
la mia destra promise. Ah! tu ben vedi,
che spergiura io sarei,
mostro d’infedeltade
detestevole, orrendo,
se i tuoi voti accoglissi.

Uberto
Oh me dolente!
Oh sventurato amore!

Elena
Mi fai pietà... ma non ho meco il core!
Alla ragion deh rieda
l’alma agitata, oppressa,
ed all’amor succeda
la tenera amistà.

Uberto
Arcanifunesti
perché tacermi, ingrata!
Allor che mi rendesti
preda di tua beltà?

Elena
Che amavi io non sapea...

Uberto
Non tel diss’io?

Elena
Credea,
che gentilezza...

Uberto
Amore...
Sì... in me possente amore
fiamma destò vorace...
E la sua cruda face
struggermi appien saprà!

Elena
(Nume! se a’ miei sospiri
pace donar non sai,
almen de’ suoi martiri
calma la crudeltà!)

Uberto
(Io del suo cor tiranno?
Farla infelice io stesso?
Ah no... di amore a danno
virtù trionferà.)
Vincesti... addio!.. rispetto
gli affetti tuoi...

Elena
Ten vai?

Uberto
A che mirar quei rai
severi ognor per me?
Elena
Se de’ tuoi giusti lai
la rea cagion son io,
squarciami un cor che mai
darti saprà mercé!)

Uberto
No, cara: anzi desio
pegno di mia costanza
lasciarti in rimembranza,
che sacro io sono a te.

Elena
E qual?

Uberto
Da rio periglio
salvai di Scozia il Re.
Il suo gemmato anello
egli mi diè: tel dono.
(le mette al dito il suo anello)
Se mai destin rubello
te, il genitor, l’amante
sa minacciar, dinante
ti rendi al Re: la gemma
appena mostrerai,
grazia per tutti avrai;
e ad appagarti intento
sempre il suo cor sarà.

Elena
E il mio rigor contento
renderti... oh Dio! non sa?

Uberto
Ah! basta al mio tormento
destar la tua pietà.




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