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Vincenzina Viganò Mombelli
Demetrio e Polibio

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  • ATTO PRIMO
    • Scena seconda. Al suono di bellicosa marcia, Eumene si avanza con doni e seguito; Polibio sale sul trono circondato da’ suoi; un Parto situa il sedile per l’ ambasciatore
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Scena seconda. Al suono di bellicosa marcia, Eumene si avanza con doni e seguito; Polibio sale sul trono circondato da’ suoi; un Parto situa il sedile per l’ ambasciatore

 

Eumene
Il monarca di Siria al Re de’ Parti
invia salute e pace,
e pegno d’amistade in questi doni.
Da me suo messaggiero
tu non sdegnarli, o Sire,
e fa’ del mio signor pago il desire.

Polibio
E perché meco
si generoso il tuo signor? qual merto?...

Eumene
E a chi noto non è del Re de’ Siri
il magnanimo cor? E a te il dovea
più che ad altri mostrar.

Polibio
E perché mai?

Eumene
Per l’alto tuo valor, per tue virtudi,
perché da te brama tal cosa, o Sire,
che gli sta a cuore assai;
sorprender ti dei;
ma i doni accogli, e ascolta i detti miei.
(siede)

Polibio
Parla.

Eumene
Nella tua reggia
dell’estinto Mintèo trovasi il figlio...

Polibio
E che perciò?

Eumene
Quel giovinetto
troppo caro è al mio Re; di quel Mintèo,
che fin che visse fu delizia sua,
Siveno è figlio, e dell’amato vecchio
questa sola memoria a lui rimane,
e a te coi preghi il chiede.

Polibio
Egli chiede Siven? vana lusinga;
io troppo l’amo, e del mio amore in pegno
porre lo vuo’ di questo trono a parte,
né sarà mai ch’io veggia
allontanar Siven da questa reggia.

Eumene
Ma rifletti che neghi al Re di Siria,
che il mio sovran possente
ciò che ottener non può con dolci inchieste
egli avrà colla forza e col suo brando.

Polibio
Sia pur possente d’armi
il Re de’ Siri; quel de’ Parti ha petto
che non trema a’ perigli
quando il diritto il mova;
ei crede suo Siven, te ingiusto crede.

Eumene
E non ebbe Siven forse i natali
del mio Re nella reggia?

Polibio
E nudrito, ed istrutto
non venne poi nella mio corte?

Eumene
(alzandosi)
Dunque?

Polibio
(alzandosi)
Dunque Siven non cedo;
queste porta al tuo Re libere note,
faccia poi ciò che più gli aggrada e puote.

Eumene
Pensaci, o Sire, e guarda
che non t’abbia a pentir...

Polibio
(scende dal trono)
Ti accheta, audace;
E che? dovrò pentirmi
di mia ragion che si m’assiste e giova?

Eumene
Non assiste ragion i sensi tuoi,
ma ben chiami ragion ciò che tu vuoi.

Polibio
Non cimentar lo sdegno,
che accendi nel mio petto
(tutto mi fa sospetto)
Vanne, ritorna al Re.

Eumene
Parto per or, ma solo
lungi da questo regno;
il tuo rifiuto indegno
fatale a te sarà.

Polibio
Non più, superbo, taci.

Eumene
Avvampo di furor.

Eumene e Polibio
Già serpe nel mio seno
il più crudel veleno
per tormentarmi il cor.

Eumene
Ma pensa ben...

Polibio
Pensai.

Eumene
E l’ira sua?

Polibio
Nol temo.

Eumene
Paventerai, lo spero,
il mio deluso Re.

Eumene e Polibio
Odio, furor, dispetto
io provo in tal cimento;
nel rimirarlo sento
tutte le furie in me.
(partono da lati opposti)

 


Magnifico tempio con ara, e trono da un lato.

 




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