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Vincenzina Viganò Mombelli
Demetrio e Polibio

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  • ATTO SECONDO
    • Scena seconda. Eumene, che conduce Lisinga scortato da’ suoi, indi Siveno e Polibio con loro seguito
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Scena seconda. Eumene, che conduce Lisinga scortato da’ suoi, indi Siveno e Polibio con loro seguito

 

Lisinga
Dove vuoi trarmi,
perfido traditor?

Eumene
Alta cagion m’induce
di qui celarti...

Lisinga
Crudel, t’intendo, dal diletto sposo,
dal mio buon genitor strappar mi vuoi,
e trarmi forse...

Eumene
No, non temer; amo Siveno;
e in te la sposa sua
so rispettar.

Lisinga
A lui dunque mi guida.

Eumene
Non lo sperar...

Lisinga
Dunque m’uccidi.

Siveno
(dentro le scene)
Qui s’asconde quell’empio.

Polibio
Ov’è l’indegno? mora.

Lisinga
Deh mi salvate...

Eumene
Miralo, nella destra ha il ferro ancora.
Donami omai Siveno
o le trafiggo il petto.
(in atto di uccidere Lisinga)

Polibio
(prendendo Siveno per mano)
Gl’immergo il ferro in seno,
pria di donarlo a te.

Eumene
Dunque la figlia mora...

Polibio
T’arresta, o qui lo sveno.

Eumene
Crudel, che tenti, oh Dei!

Polibio
L’ira non so frenar.

Lisinga
Passami pure il core,
ma placa il genitore;
tel chiedo per pietà.

Siveno
Passami pure il core,
ma placa il suo furore;
tel chiedo per pietà.

Eumene
(vedendo la medaglia che tiene al collo)
Qual segno, o Dei! mio figlio.

Polibio
Come! suo padre sei?

Eumene
(cambiandosi i figli)
Ecco la figlia tua.
Rendimi il figlio mio.
Giuro amistade e .

Polibio ed Eumene
(abbracciando Polibio Lisinga ed Eumene Siveno)
Figlio/a qual gioia io provo,
or che tu salvo/a sei...
più viver non potrei,
caro/a senza di te.

Lisinga e Siveno
Padre, qual gioia provo
or che placato sei!
Più cari i lacci miei
saranno ognor con te.

Eumene
Figlio?

Siveno
Oh Dio!

Lisinga
Siveno a noi ritorna.

Siveno
Lisinga, oh padre amato.

Eumene
Io solo a te son padre.

Lisinga e Siveno
Il/mi diede a me/lei in consorte.

Polibio
A lui son padre e Re.

Eumene
Non più, da lui ti scosta.

Lisinga e Siveno
Deh pensa al tuo periglio.

Polibio
Meco vivrai col figlio!

Eumene
Mai questo non sperar.

Polibio ed Eumene
All’armi, o fidi miei.
D’ira s’accende il petto
la mia vendetta affretto
più non mi so frenar.

(Eumene co’ suoi separano Lisinga da Siveno e partono. Polibio delle disposizioni per non essere sorpreso e Siveno s’abbandona sopra un sasso.)

Lisinga e Siveno
Tu mi dividi, o Dei!
dal caro amato oggetto.
Squarciar mi sento il petto,
che barbaro penar!

 




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