Adina (di dentro)
Lasciatemi, crudeli,
morir al regio piè.
Califfo
Guardie: all’iniqua
sia vietato l’ingresso.
Adina (esce)
Il crudo cenno
tardi lo desti... Ah tu, signor, mi udrai,
o svenar mi farai.
Califfo
Che tenti, ingrata?
Da me che speri ancor?
Adina (gettandosi ai suoi piedi)
Il tuo perdono.
Califfo
Scostati, parti, irremovibil sono.
Adina
Quei che a morte condanni,
dall’infanzia il conobbi e l’adorai:
a lui la vita e libertade
io deggio,
ed ora imploro grazia a te per lui.
Califfo
Ed a vantarmi in faccia
venisti il mio rival? Di
tua costanza
a far pompa venisti a me davanti?
Trema: fra pochi istanti
vendicato sarò. Tosto si affretti
il suo supplizio estremo...
Adina
Ah no, pietade!
Un’altra volta a’ piedi tuoi l’imploro.
Califfo
Non è più tempo! Ite, volate.
Adina
Io moro.
(s’abbandona fra le braccia del coro)
Califfo (correndo a lei)
Adina! Il duol l’oppresse.
Soccorretela voi. Numi! a tal vista,
qual mi sento in petto
risvegliarmi di pietà senso novello?
Ma che monile è quello?
Porgetelo. Che vedo? Il dono è questo
ch’io feci a Zora?.. Ecco
il ritratto mio.
Ma quai note vegg’io? D’Adina il padre!
Ella è mia figlia, oh Dei!.. Zora
l’è madre.
Oh cara figlia! ma frattanto more,
morì l’amante suo... Corrasi presto,
e si sospenda la fatal
sentenza
se n’è pur tempo ancora...
Su lei vegliate. Oh istante! oh figlia! oh Zora!
(parte velocemente)