Scena seconda. Il Califfo, Alì,
Mustafà, Selimo
Coro
Viva, viva dei credenti
il sublime reggitor.
Il Profeta ognon contenti
renda i voti del suo cor.
Califfo
Qual nei vaghi ed eterni giardini
che a’ suoi fidi promette
il Profeta,
qui sorrida ogni cosa più lieta,
ogni core festeggi con me.
Oggi Adina dell’Uri più bella
l’egre piume contenta abbandona;
oggi alfine la destra mi dona,
mi concede l’impero di sé.
Mustafà
Intendeste? potete partire.
Qui per voi da far niente non c’è.
Selimo
Ciel! che intendo? mi sento morire!
L’incostante mancommi di fé.
Califfo
Questo istante di dolce contento
quanto parve a’ miei voti
più lento,
tanto più giunge grato a quest’alma,
or che calma sì lungo timor.
Coro e Califfo
Ah! che amor ci tormenta sovente
per recarci diletto maggior.
Mustafà
(Se capite, da far non c’e niente:
ei raccoglie, voi state all’odor.)
Selimo
(Me infelice! Smarrita è la mente,
mille smanie mi sento nel cor.)
Califfo
Andate, e del serraglio
tutte quante le loggie
ornate e sparse
sian di ghirlande e
fiori, e ognun si appresti
a presentar con lieti canti omaggio
a quello di beltade amabil raggio.