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Gherardo Bevilacqua Aldobrandini
Adina

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    • Scena quinta. Adina, Mustafà, indi Selimo
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Scena quinta. Adina, Mustafà, indi Selimo

 

Mustafà

(Coraggio, Mustafà! Questo è il momento

in cui l’ingegno tuo dimostri.)

(Adina ritorna e Mustafà gli si presenta.)

Signora, a’ piedi vostri

eccovi del serraglio il giardiniere,

che vi prega umilmente

d’unir benignamente i voti suoi.

(tenta di farle capire che deve parlarle)

 

Adina

(Qual mistero ha costui!) Sorgi: che vuoi?

 

Mustafà

Già che siete sì buona,

ascoltatemi senza testimoni:

quella gente mi mette soggezione.

 

Adina

(Che mai vorrà?)

(al coro, che si ritira) Partite.

Ebben, siam soli, appressati.

Parla liberamente.

 

Mustafà

Sì, signora.

Io parlerò, ma zitta, per pietà.

Politica ci vuol; Selimo è qua.

 

Adina

Selimo! oh ciel! che ascolto?

Ei vive? il ver mi dici? o sogno è questo?

Delirio del pensiero?

 

Mustafà

Altro che sogno!

Eccolo in carne e in ossa a voi davante.

(Esce Selimo.)

 

Selimo

Sì, mira: io vivo ancor, donna incostante.

 

Adina

Selimo... e sei pur tu?.. così d’Adina

vieni agli amplessi?

 

Selimo

Disperato io vengo

a rinfacciarti il tuo perpetuo scorno.

Ah! perché mai quel giorno

che i rapitori tuoi trafitto, esangue,

mi lasciarono al suol, non già qui spento?..

Risparmiato m’avria morte pietosa

il rossor di vederti a me infedele.

 

Adina

Ah tu non sai... che far potea, crudele?

 

Selimo

Fugir da queste mura.

 

Adina

        Io non potea.

 

Selimo

E se il potessi adesso?

 

Adina

        Lo farei.

 

Selimo

E sei pronta a seguirmi?

 

Adina

        Te lo giuro.

 

Selimo

Oh eccesso di piacer... tu dunque m’ami?

 

Adina

E sempre ti amerò, dolce mio bene.

(si abbracciano)

 

Mustafà

Del timore mi gelano le vene.

 

Selimo (a Mustafà)

Or vola, amico e tutto

disponi quanto è d’uopo al mio disegno.

Premio dell’opra degno

ne avrai se arride il cielo al nostro intento.

(Partono.)

Appartamento nel serraglio.

 




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