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Coro de’ Romani
Venga Zenobia, o Cesare,
e da te pace implori.
Venga, e in Augusto onori
dell’Asia il domator.
Coro di Donzelle
Possan Zenobia e Cesare
depor lo sdegno antico;
si stringa in nodo amico
belleza col valor.
(Durante il canto del coro,
Zenobia scende dal carro ed entra nel padiglione con Oraspe.)
Zenobia
Cesare, a te mi guida
gratitudine e amor. De’ Persi il prence
per me pugnò: vinto rimase, e dura
nel roman campo servitù sostiene;
vengo a scioglier, signor le sue catene.
Publia
(Ah! lo previdi.)
Aureliano
Invan chiedi, Regina,
la libertà d’Arsace: egli di Roma
si è fatto traditor; né invendicato
Roma lasciar può mai cotanto oltraggio.
(Che sembianza gentil!)
Zenobia
(Alma, coraggio!)
(mostra i doni che ha recato)
Prezzo d’Arsace io t’offro
quanto l’Asia produce
di più raro per noi; se quel tesoro
che in dono a te recai
poco ti sembra, altro maggior n’avrai.
Oraspe
(Che risponder potrà?)
Aureliano
Poco, o Regina,
Roma conosci e me: dove accordassi
la libertà d’Arsace,
mi recheresti invano i doni tuoi...
Dona Aurelian, non vende, i servi suoi.
Zenobia
Forse avverrà che il ferro,
più che i tesori miei, porga a lui scampo.
Aureliano
Dunque guerra tu vuoi?
Zenobia
T’invito in campo.
(S’apre la tenda dalla parte
destra, e si vedono prostrati tutti i prigionieri.)
Aureliano
Pria di partir, mira e contempla in loro
il tuo destin: cedi, Zenobia, e tutti
a te li dono, ed a te rendo Arsace.
Zenobia
No: di viltà non è il mio cor capace.
Prigionieri
(stendendo le braccia a Zenobia)
Cedi, cedi: a lui t’arrendi...
Senti, o Dio, di noi pietà!
Ah! Regina, a noi tu rendi
pace, patria e libertà.
Donzelle
Deh cedi...
Zenobia
(interrompendo con sdegno)
Ah no: voi lo sperate invano.
Giacché tanto Aureliano
seppe negar, che il prigioniero io veda
permetta almen; per pochi istanti il chiedo.
Publia
(Che pretende?)
Licinio
(Che vuole?)
Aureliano
Io lo concedo.
Ti fia scorta Licinio. - Ah
pensa in pria,
che ti prepari la rovina estrema.
Mira il perglio a cui sei presso, e trema.
Zenobia
Tremar Zenobia? Ah! finché resta un brando,
tremar degg’io? non è, non è
fecondo
il Tebro sol d’eroi:
Si sa morir da forti anche fra noi.
Là pugnai; la sorte arrise
a Palmira e al braccio mio:
quel gran giorno non oblio,
quel gran giorno ancor verrà.
Coro de’ Romani
Se non vuoi da Roma pace,
ceppi e morte a te darà.
Donzelle e Coro di
prigionieri
Senti oh Dio! pietà d’Arsace.
Senti oh Dio! di noi pietà.
Zenobia
Non piangete, o sventurati,
in catene, è ver, gemete;
ma fratelli e figli avrete
per donarvi libertà.
Romani, prigionieri e
Donzelle
Cedi, cedi; il fato istesso
tutti, tutti opprimerà.
Zenobia
Palpito insieme, oh Dio!
e di furore avvampo.
(ai prigionieri)
Voi rimanete: addio.
(ai Romani)
Voi m’attendete in campo.
Un Dio mi sprona all’armi,
un Dio mi reggerà.
Prigionieri
Vanne: fra il sangue e l’armi
il cor ti seguirà.
Romani
Vanne: fra il sangue e l’armi
l’orgoglio tuo cadrà.
(Zenobia parte scortata da Licinio,
indi Oraspe e seguaci.)
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