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Felice Romani
Aureliano in Palmira

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  • ATTO PRIMO
    • Scena decima. Aureliano e Publia
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Scena decima. Aureliano e Publia

 

Aureliano
Chi mai creduto avria
tanta costanza in lei
e sì rara beltà? Quasi io cedea;
e s’ella in atto umile
chiesto pietà m’avesse, in quell’istante.
Forse io poteva...

Publia
(Ah! fosse Augusto amante!)
Troppo Zenobia è altera,
onde possa al tuo piè giammai prostrata
chieder pietade e pace.

Aureliano
La sventura d’Arsace
e il suo stesso periglio a questo passo
forse la ridurrà: potrebbe il prence
in lei temprare quell’orgolio insano.

Publia
Voglian gli Dei che tu non speri invano!

Aureliano
Ma se non cede e sfida
il mio rigor, per sé, per lui paventi;
non tradirò di Roma
la gloria mai, né tradirò la mia:
m’avrà qual più desia,
generoso o crudele; o in questo giorno
chiede la mia pietade,
o coll’amante suo Zenobia cade.
(parte)

 




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