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Felice Romani
Aureliano in Palmira

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  • ATTO SECONDO
    • Scena quarta. Publia e Licinio, frettolosi, Aureliano, Zenobia
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Scena quarta. Publia e Licinio, frettolosi, Aureliano, Zenobia

 

Publia e Licinio
Corri Augusto, Arsace è sciolto.

Zenobia e Aureliano
Per qual mano?.. oh Ciel!.. che ascolto?

Publia e Licinio
Improvviso Oraspe armato
di gran turba secondato
il suo carcere assalì.

Aureliano
Ed il prece?

Zenobia
Oh Dei!

Publia e Licinio
Fuggì!

Aureliano
Accorrete, la fuga impedite.
Non perdete, guerrieri, un istante.

Zenobia
Santi Dei, l’opra vostra compite,
ed in salvo guidate l’amante.

Aureliano
Non sperarlo, fra pochi momenti
a’ suoi lacci ritorno farà.

Zenobia
Il favore degli astri clementi
al tuo sdegno sottrarlo saprà.

(Licinia parte con guerrieri.)

Aureliano
Non sperar che si cangi tua sorte;
sarà breve il tuo folle contento:
quanto scende il castigo più lento,
trema ingrata, più crudo sarà.

Zenobia
Ah! compensa l’acerba mia sorte
questo nuovo improvviso contento:
venga pure l’estremo momento,
men crudele la morte sarà.
(partono)

 

 

Amena collina alle sponde dell’Eufrate: al fondo varie montagne scoscese con cadute d’acqua che si perdono nel fiume.
Varie capanne di pastori sparse qua e .

 




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