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Felice Romani
Aureliano in Palmira

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  • ATTO SECONDO
    • Scena settima. I pastori che si era dispersi entrano di nuovo in iscena
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Scena settima. I pastori che si era dispersi entrano di nuovo in iscena

 

Arsace
Ah! son pastori... Oh! voi
fortunate famiglie! almen son puri
fra questi ameni chiostri
come l’onda tranquilla i giorni vostri!
(Al vedere un guerriero i pastori restano sbigottiti; Arsace di un cenno li rassicura.)

Un pastore
Ah che vedo? Un guerriero! O tu che in questo
solingo albergo arrivi, e mostri in volto
sembianze di pietà, quali novelle
rechi a noi di Palmira?

Arsace
Infauste nove...
Tutto è perduto...

Un pastore
E Arsace?

Arsace
O buon pastore!
Non chiedermi di lui...

Un pastore
Tu gemi... Oh! parla...
(avvicinandosi ad Arsace, e ravvisandolo)
Dimmi... che miro?.. qual aspetto... Dio!
Di quella voce il suono...
Ah! prence...

Arsace
Non t’inganni. Arsace io sono,
sì, vinto e fuggitivo
vedi di Persia il prence...

Un pastore
A piedi tuoi
ci prostriamo, signor.

Tutti i Pastori
Resta fra noi.

Arsace
No! non posso al mio tesoro
sacri sono i giorni miei,
e ch’io spiri appresso a lei
vuole amore, il vuole onor.

 




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