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Felice Romani
Aureliano in Palmira

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  • ATTO SECONDO
    • Scena nona. Aureliano e Publia
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Scena nona. Aureliano e Publia

 

Publia
La sicurezza tua, perdona Augusto,
esser potria fatale. E’ manifesto
al popol tutto omai,
che Arsace i vinti aduna, e tu nol sai!

Aureliano
Gl’aduni pur; che fia perciò? qual ponno
forza opporre al destin le genti dome?

Publia
Molta, o signore: il lor coraggio.

Aureliano
E come?
Non fugge Arsace! oh fugga pur: mi basta,
che a me resti Zenobia. Io l’amo, o Publia,
e se consente amarmi,
il braccio punitor fia che disarmi.

Publia
Ma non vedesti? ella t’abborre, e solo,
benché misero, adora
di Persia il prence. Ah, sai che in nobil petto
la fiamma che l’accende eterna dura,
anzi s’accresce amor colla sventura.
Ecco Zenobia...

Aureliano
Su quel cor si tenti
l’ultimo sforzo.

 




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