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Aureliano
E’ tuo, Zenobia, ancora
questo trono, se vuoi; placati, e meco
a regnar sulla terra...
Licinio
Piomba Arsace, signor, a nuova guerra.
Publia
(Non tel dicea?)
Aureliano
(Che sento!)
Zenobia
(Io spero ancora.)
Aureliano
Senza frappor dimora
va’, Licinio, a punir la nuova offesa.
Licinio
Ardua è, signor, l’impresa:
de’ fuggitivi Persi
adunò le falangi, e forti schiere
s’accompagnar per via. Come torrente
che soverchia la sponda,
urta i Romani e la cittade inonda.
Publia
(Oh periglio!)
Aureliano
(Oh furor!)
Zenobia
(Oh gioia!)
Licinio
Avanti
il popolo gli corre, e freme, e seco
armato entra in Palmira; all’improvviso
colte le tue legioni, oppor difesa
tentaro invan, volte ne andaro in fuga.
Estremo è il danno, e il braccio tuo richiede.
Aureliano
Corrasi... Io fremo... A me rapirti ei crede?
Fuggia quel vile! bramerà
ben tosto
che al mio furor nascosto
l’avessero per sempre
i libici deserti... Oh! qual gli appresto
supplizio atroce!... Ultimo oltraggio è questo.
Più non vedrà quel perfido
del nuovo giorno i rai:
altro che il freddo cenere,
barbara, non avrai
il tuo dolor da pascere,
il tuo fatale amor.
(Zenobia rimane spaventata; Aureliano la guarda, e
comincia ad intenerirsi.)
Ma tu piangi! Ah! sì, lo vedo,
di placarmi hai tempo ancor.
I suoi giorni a te concedo
se mi doni il tuo bel cor.
(Odesi gran tumulto di
dentro e voci che confusamente gridano.)
Coro
Arrestate... olà... vendetta...
Che spavento!.. che timor!
Publia e Licinio
Senti... Augusto... va’... ti affretta;
forse Arsace è vincitor.
Aureliano
Sì, vendetta! assai d’inciampo
fu l’indegna al mio valor...
Trema... attendi... smanio, avvampo,
mille furie sento in cor.
(parte minaccioso con Licinio)
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