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Felice Romani
Aureliano in Palmira

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  • ATTO SECONDO
    • Scena sedicesima. Aureliano con gran seguito, Publia che ritorna, indi Licinio
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Scena sedicesima. Aureliano con gran seguito, Publia che ritorna, indi Licinio

 

Aureliano
(Scacciar mi è forza alfine
questo malnato amor... Soli si ascolti
l’offesa maestà: della superba
si abbassi omai l’orgoglio,
mi segua con Arsace al Campidoglio.)

Publia
(Coraggio, o cor; è necessario il passo,
se lo comanda amor.) A’ piedi tuoi
vedi Augusto...
(per inginocchiarsi)

Aureliano
(trattenendola)

Che fai? Publia! che vuoi?

Publia
La tua clemenza imploro;
di Persia il prence adoro
senza speranza io pur; ma non poss’io
soffrir che il tuo rigore
morte o infamia gli appresti. Al mondo e a lui
sommo di tua virtute esempio dona,
ogni oltraggio ti scorda, e gli perdona.

Licinio
Tutti, o signore, di Palmira i Grandi
sul destino tremanti
della vinta città, vengon pietade
ad implorar da te.

Publia
Placati, Augusto.
Tu non rispondi!.. e che ti costa mai
un atto di virtù, perché i miei voti
e d’un popolo intiero il pianto sdegni?

Aureliano
Son quegli audaci di perdono indegni.

 




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