Scena seconda. Pedrigo,
Oliviero, Lorezza
PEDRIGO
No, non posso, l'ho detto e il ripeto:
le mie stanze son tutte occupate.
Non alloggio persone spiantate,
quando aspetto la figlia d'un re.
OLIVIERO
Deh! non siate cotanto indiscreto;
riposar mi lasciate un istante...
Deh! se il cor corrisponde al sembiante,
(a Lorezza)
signorina, pregate per me.
PEDRIGO
(prima a Lorezza la quale vuol parlare, poi ad
Oliviero)
Zitta là. Non ci è caso: partite.
OLIVIERO
Ascoltate.
PEDRIGO
Non odo ragione.
OLIVIERO
Un momento...
PEDRIGO
No, no.
OLIVIERO
(con risoluzione)
Compatite;
ma qui aspetto ser Gianni, il padrone.
PEDRIGO
(ironico)
Il padrone!
OLIVIERO
Lui stesso.
PEDRIGO
Ser Gianni!
E, di grazia, ser Gianni chi è?
OLIVIERO
(con disinvoltura)
Messer Gianni è un onesto borghese,
vago assai di veder del paese,
uom gioviale, d'amabil
umore,
sempre in cerca di gloria e d'amore,
favorito di tutte le dame,
adorato da mille beltà.
PEDRIGO
(contraffacendolo)
Messer Gianni, l'onesto borghese,
veda pur quanto vuol di paese,
porti altrove il suo amabile umore,
qui né gloria s'alloggia, né amore,
cuciniere qui sono e non dame,
qui si mangia, si paga e si va.
OLIVIERO
(a Lorezza)
Deh! se il cor corrisponde all'aspetto,
signorina, impetrate pietà.
LOREZZA
Discacciar sì gentil giovinetto,
caro padre, saria crudeltà.
PEDRIGO
Non alloggio, non voglio, l'ho detto.
(a Oliviero)
Voi partite:
(a Lorezza)
tu sorti di qua.
OLIVIERO e LOREZZA
Deh'. pensate che alcuna
locanda
non si trova al paese vicina:
io/ei starò/stara dove più si comanda
nella porta, in soffitto, in cantina;
ma lasciate che attenda il padrone,
che a momenti a cercar loMi verrà.
PEDRIGO e CORO
Occupata è la nostra locanda
dal soffitto perfino in cantina;
voi tornate a colui che vi manda,
(tu, fraschetta, va tosto in cucina/voi, Lorezza,
venite in cucina...)
Oh! guardate; per forza il buffone
(alloggiare in mia casa vorrà!/ alloggiare in qua dentro vorrà)
(Lorezza e il coro partono)
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