Scena terza. Rustano viene in un
barca con pochi marinai che tirano le gomene in un barca del bastimento
di Gianni. Scende a terra, ed ammassa la corda cantando
RUSTANO
Una barchetta il mar solcando va;
vi son due sposi, un nonno e un marinar.
Se nel cammin burrasca insorgerà,
chi mai si salverà dal naufragar?
I giovani già nuotano, e si sa.
Il vecchio tal virtude più non ha.
Ahi! nonno sventurato!
Sarai tu l'affogato!
Ma perché? ma perché?
Il perché conoscete
già meglio di me.
Già capite, intendete,
sapete il perché.
Vecchi, il mar, deh! non solcate,
ché in burrasca v'annegate.
Esce Metilde col figlio ed Arrigo dalla casa di Guido.
Il figlio di!... Signora?... Tacerò.
Metilde gli fa cenno di tacersi, e va via.
La principessa qui? Come arrivò?
E Gianni non sa nulla? Ora capisco
la bandiera, il ritratto... Oh, quest'è
bella!
E il re che mai dirà? Lo chiamerà.
Che imbroglio! Or sì che divertir mi
voglio.
In un battello un dì per mar ne andò
con la sua vecchia moglie un cavalier;
sovvenne la procella; e ognun gittò
quel peso che credea più grosso aver.
Il cavalier la vecchia allor guardò,
e tutto il grosso peso in lei trovò...
Ahi! moglie sventurata!
Tu fosti soffogata!
Ma perché? ma perché?
Il perché conoscete
già meglio di me.
Già capite, intendete,
sapete il perché.
Vecchie, al mar non v'affidate,
ché più al lido non tornate.
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