Scena quinta. Gianni e Rustano. Infine Metilde
RUSTANO
Gianni!
GIANNI
Anche qui?
RUSTANO
Gran cose!
GIANNI
Che successe?
RUSTANO
Ho veduto Goffredo.
GIANNI
Ben veduto.
RUSTANO
Nol conosci?
GIANNI
Nemmen per nome.
RUSTANO
Oh! accertati,
ch'è un eccellente amico.
GIANNI
Buon per lui.
RUSTANO
È uno scudiero del sovrano.
GIANNI
Meglio.
RUSTANO
Permette che stia seco in questa reggia.
GIANNI
Ottimo.
RUSTANO
Ed in tal guisa esplorerò
quanto a tuo danno macchinar potrà
il principe Rogiero.
GIANNI
E chi a te disse,
che quest'altro signore m'è nemico?
RUSTANO
L'arrivo di Metilde.
GIANNI
Rustano, se non lasci questi gerghi,
farai montarmi in collera.
RUSTANO
Collera! nella reggia? Ohibò. Ti pare?
Or vien l'interessante. Senti bene:
figurati per poco,
che sia questo recinto un emisfero.
Immagina qui il porto di Lisbona,
da cui travalicando i vari mari
approdi finalmente in quel tempietto,
che supporrai Calais;
quivi, dicendo appena,
ma con pietosa e tenera espressione:
«Io so che tu sei qui,
vieni, mia fida sposa»,
tua moglie apparirà.
GIANNI
Cioè, si supporrà che comparisca.
RUSTANO
No, per lei non v'è ipotesi: verrà.
GIANNI
Davvero?
RUSTANO
Davvero.
GIANNI
(Che mi avesse seguìto, e nol
sapessi?)
RUSTANO
Ebben? Il tempo vola.
GIANNI
Vediam, per carità, se siamo soli;
ché questa scena ha molto del ridicolo.
RUSTANO
Non v'è alcun. Tutto arride
allo scongiuro marital.
GIANNI
Di certo
fra poco passeremo
all'ospedal de' matti.
RUSTANO
Non v'è paura.
GIANNI
Adunque?
RUSTANO
Invoca, e dolcemente.
GIANNI
Io so che tu... Va bene?
RUSTANO
Egregiamente.
GIANNI
Io so che tu sei qui,
(avvicinandosi al tempietto)
vieni, mia fida sposa.
Che? forse non m'udì?
RUSTANO
T'udì.
GIANNI
(ironicamente)
Ma uscir non osa?
Appena detto «non osa», sarà preso per mano da Metilde.
GIANNI
Metilde? Ah no! ah sì!
Per Bacco! sei mia moglie.
Ma tu, perché? Così?
Più bella? In altre spoglie?
Ah, come? Ah, parla! Ah, di'!
Qui meco? In quelle soglie?
METILDE
Mio Gianni, io sono, ah sì!
Che a te già strinse imene.
Amor mi suggerì
seguirti in queste arene.
Ah! forse in un tal dì,
chi sa, mio caro bene...
GIANNI e METILDE
Ah, ch'io più dove sia
non so, bell'idol mio!
Ma so che accanto a te,
un certo non so che
di caro e lusinghier
mi colma di piacer.
RUSTANO
Io son; tu sei: ah sì.
(contraffacendo tutte le mosse di
sorpresa, e le parole di Gianni e Metilde)
E moglie, e spoglie, e soglie.
Ma tu; ma amor; così.
E imene, e arene, e bene.
Ah, come! Ah, forse! Ah, di'!
Ohimè che terremoto!
Voi, donne, ah! come fate,
che, appena v'accostate,
negli uomini destate
un certo non so che
di caro e lusinghier
che colma di piacer?
METILDE
Ma dimmi? T'era noto
ch'io là mi rimanea?
GIANNI
Che cosa? il ciel mi fulmini
se nulla io ne sapea.
RUSTANO
io, io predissi tutto;
ché tutto io veggo e so.
METILDE
Oh, Dio!
RUSTANO
Che fu?
METILDE
(avvicinandosi a Rustano)
Rustano, chi son tu gli
svelasti?
RUSTANO
(forte)
Che dite? Quest'arcano
sepolto è in me.
METILDE
Respiro.
GIANNI
Più arcani! Ah, vi tacete:
udirne io più non vo'.
RU STANO
T'obbedirò.
GIANNI
Ma il figlio
dov'è?
METILDE
Colà.
GIANNI
Che il vegga.
METILDE
Ti ferma.
RUSTANO
Oh! non conviene.
GIANNI
Perché?
METILDE
Ti è forza attendere
il re che or or qui viene.
GIANNI
E come il sai?
METILDE
Lo so
per un fatal mistero.
GIANNI
Mistero! e ognor mistero!
Scommetto che quest'aure
fan tutti quanti oracoli,
e in breve un enimmatico
anch'io diventerò.
RUSTANO
(udendo che arriva il re)
S'inoltra già il sovrano.
GIANNI
Che venga.
METILDE
Addio.
GIANNI
Che fai?
METILDE
Fuggo da te.
GIANNI
Perché?
RUSTANO
Sarebbe troppo strano
mostrarla insiem con te.
GIANNI
M'è moglie; e, quando è moglie,
può rimaner con me.
METILDE
Che dici?
RUSTANO
Oh, Dio! s'avanza.
GIANNI
Dirò che sei mia sposa.
METILDE
Ah! non fia mai!
RUSTANO
Che cosa!
GIANNI
Di grazia? Il matrimonio,
che fosse qui delitto
di lesa maestà?
RUSTANO
Udite? Separatevi,
fuggite per pietà!
(a Metilde)
Tornate in quel tempietto,
celatevi col bambolo,
né qui portate il piè.
(a Gianni)
Tu vanne in quel boschetto,
rannicchiati fra' salici,
finché ti chiama il re.
Ch'io, destro più che volpe,
vo ad ischivar le insidie
che s'ordiran per te.
METILDE
M'occulterò col figlio?
GIANNI
M'asconderò fra' salici?
METILDE
Là dentro?
RUSTANO
Sì.
GIANNI
Là?
RUSTANO
Sì.
METILDE
Tu veglia al suo periglio.
GIANNI
Tu a sposa e figlio assisti.
METILDE
Tu...
GIANNI
Tu...
RUSTANO
Sì, sì, sì, sì.
METILDE, GIANNI e RUSTANO
Oh, stelle! m'aiutate,
ch'io più non posso reggere,
né vivere così.
Partono per opposti lati.
|