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Venere
Scorto da immortal guida
Arma di speme e di fortezza l'alma
Che avrai di morte ancor trionfo e palma.
Orfeo
O Dea, madre d'Amor, figlia al gran Giove,
Che tra cotante pene
Ravvivi il cor con sì soave speme,
Dove mi scorgi, dove
Rivedrò quelle luci alme serene?
Venere
L'oscuro varco onde siam giunti a queste
Rive, pallide e meste,
Occhio non vide ancor d'alcun mortale.
Rimira intorno, e vedi
Gli oscuri campi e la città fatale
Del Re che sovra l'ombre ha scettro e regno.
Sciogli il tuo nobil canto
Al suon dell'aureo legno:
Quanto morte t'ha tolto ivi dimora.
Prega, sospira e plora,
Forse avverrà che quel soave pianto
Che mosso ha il Ciel
Pieghi l'Inferno ancora.
Venere si parte e lascia Orfeo nell'Inferno
Orfeo
Funeste piagge, ombrosi orridi campi,
Che di stelle o di sole
Non vedeste giammai scintille o lampi
Rimbombate dolenti
Al suon delle angosciose mie parole
Mentre con mesti accenti
Il perduto mio ben con voi sospiro.
E voi, deh, per pietà del mio martiro,
Che nel misero cor dimora eterno,
Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.
Ohimè, che sull'aurora
Giunse all'occaso il sol degli occhi miei!
Misero, e in su quell'ora
Che scaldarmi ai bei raggi io mi credea,
Morte spense il bel lume, e freddo e solo
Restai fra il pianto e il duolo,
Come angue suol in cruda
piaggia il verno.
Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.
E tu, mentre al Ciel
piacque,
Luce di questi lumi,
Fatti al tuo dipartir fontane e fiumi,
Che fai per entro i tenebrosi orrori?
Forse t'affliggi e piangi
Líacerbo fato e gli infelici amori.
Deh, se scintilla ancora
Ti scalda il sen di quei sì cari ardori,
Senti mia vita, senti
Quai pianti e quai lamenti
Versa il tuo caro Orfeo dal cor interno
Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.
Plutone
Ond'è cotanto ardire
Che avanti il dì fatale
Scende ai miei bassi regni un huom mortale?
Orfeo
O degli orridi e neri Campi d'inferno,
O dell'altera Dite Eccelso Re
Che alle nude ombre imperi
Per impetrar mercede
Vedovo amante a questo abisso oscuro
Volsi piangendo, e lagrimando il piede
Plutone
Si dolci preghi, e sì soavi accenti
Non spargeresti invan, se nel mio regno
Impetrasser mercè pianti,
o lamenti
Orfeo
Deh, se la bella Diva
Che per l'acceso monte
Mosse a fuggirti invan ritrosa, e schiva
Sempre ti scopri, e giri
Sereni i rai della celeste fronte
Vagliami il dolce canto
Di questa nobil cetra
Ch'io ricovri da te la
donna mia
L'alma, deh, rendi a questo sen dolente
Rendi a questi occhi il desiato Sole
A queste orecchie il suono
Rendi delle dolcissime parole
O me raccogli ancora
Tra l'ombre spente ove il mio ben dimore.
Plutone
Dentro l'infernal porte
Non lice ad huom mortai fermar
le piante
Ben di tua dura sorte
Non so qual nuovo affetto
M'intenerisce il petto.
Ma troppo dura legge
Legge scolpita in rigido diamante
Contrasta ai preghi tuoi misero amante
Orfeo
Ahi, che pur d'ogni legge
Sciolto è colui che gli altri affrena,
e regge
Ma tu dei mio dolore
Scintilla di pietà non senti al core?
Ahi, lasso, e non rammenti
Come trafigga amor, come tormenti
E pur sul monte dell'eterno ardore
Lagrimasti ancor tu servo
d'Amore.
Ma deh, se il pianto mio
Non può nel duro sen destar pietate,
Rivolgi il guardo a quell'alma
beltate
Che t'accese nel cor sì bel desio;
Mira signor, deh, mira
Come al mio lagrimar dolce sospira
Tua bella sposa, e come dolci i lumi
Rugiadosi di pianto a me pur gira
Mira signor, deh, mira
Queste ombre intorno, e questi oscuri Numi
Come d'alta pietà vinti al mio duolo
Par che ciascun si strugga, e si consumi
Proserpina
O Re nel cui sembiante m'appago sì
Che'l ciel
sereno, e chiaro
Con quest'ombre cangiar
m'è dolce, e caro
Deh, se gradito amante
Già mai trovasti in questo sen raccolto
Onda soave all'amorosa sete
Se al cor libero, e sciolto
Dolci fur queste chiome e laccio, e rete
Di sì gentile amante acqueta il pianto.
Orfeo
A sì soavi preghi
A sì fervido amante
Mercede anco pur nieghi
Che sia però? Se fra tante
alme e tante
Riede Euridice à rimirar il Sole
Rimarran queste piagge ignude, e sole?
Ahi, che me seco, e mille e mille insieme
Diman teco vedrai nel tuo
gran regno!
Sai pur, che mortai vita all'ore estreme
Vola più ratta, che saetta al segno.
Plutone
Dunque dei regno oscuro
Torneran l'anime in ciel, et io
Le leggi spezzerò dei nostro regno
Caronte
Sovra l'eccelse stelle
Giove a talento suo comanda, e regge
Nettuno il mar corregge
E muove a suo voler turbi e procelle
Tu sol dentro à confin d'angusta
legge
Havrai l'alto governo
Non libero Signor del vasto inferno?
Plutone
Romper le proprie leggi è vil possanza
Anzi reca sovente, e biasmo, e
danno
Orfeo
Ma degli afflitti consolar l'affanno
E' pur di regio cor gentil usanza.
Caronte
Quanto rimira il Sol volgendo intorno
La luminosa face,
Al rapido sparir d'un breve
Cade morendo, e fà qua giù ritorno
Fa pur legge, o gran Re, quanto te piace
Plutone
Trionfi oggi pietà ne' campi Inferni
E sia la gloria, e'l vanto
Delle lagrime tue, dei tuo bel canto.
O della Reggia mia ministri eterni
Scorgete voi per entro all'aere oscuro
L'amator fido alla sua donna, avante,
Scendi gentil amante
Scendi lieto, e sicuro
Entro le nostre soglie,
E la diletta moglie
Teco rimena al Ciel sereno
e puro
Orfeo
O fortunati miei dolci sospiri!
O ben versati pianti!
O me felice sopra à gli altri amanti!
Coro I
Poi che gi'etern'imperi
Tolto dal ciel Saturno
Partiro i figli alteri
Da quest'orror notturno
Alma non tornò mai
Del Ciel à dolci rai.
Coro II
Unqua ne mortal piede
Calpestò nostre arene
Che d'impetrar mercede
Non nacque al mondo speme.
In questo abisso dove
Pietà non punge, e muove.
Caronte
Hor di soave Plettro
Armato, e d'aurea cetra,
Con lagrimoso metro,
Canoro amante, impetra
Che il Ciel rivegga, e viva
La sospirata Diva.
Coro I
Si trionfàro in guerra
D'Orfeo la cetra, e i canti.
O figli della terra
L'ardir frenate, e i vanti:
Tutti non sète prole
Di lui, che regge il Sole
Coro I e II
Scendere al centro oscuro
Forse fia facil opra
Ma quanto, ahi quanto è duro
Indi poggiar poi sopra.
Sol lice alle grand'alme
Tentar sì dubbie palme.
FINE ATTO II
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