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Ottavio Rinuccini
Euridice

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  • Atto secondo
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Atto secondo

 

Venere

Scorto da immortal guida

Arma di speme e di fortezza l'alma

Che avrai di morte ancor trionfo e palma.

 

Orfeo

O Dea, madre d'Amor, figlia al gran Giove,

Che tra cotante pene

Ravvivi il cor con sì soave speme,

Dove mi scorgi, dove

Rivedrò quelle luci alme serene?

 

Venere

L'oscuro varco onde siam giunti a queste

Rive, pallide e meste,

Occhio non vide ancor d'alcun mortale.

Rimira intorno, e vedi

Gli oscuri campi e la città fatale

Del Re che sovra l'ombre ha scettro e regno.

Sciogli il tuo nobil canto

Al suon dell'aureo legno:

Quanto morte t'ha tolto ivi dimora.

Prega, sospira e plora,

Forse avverrà che quel soave pianto

Che mosso ha il Ciel

Pieghi l'Inferno ancora.

 

Venere si parte e lascia Orfeo nell'Inferno

 

Orfeo

Funeste piagge, ombrosi orridi campi,

Che di stelle o di sole

Non vedeste giammai scintille o lampi

Rimbombate dolenti

Al suon delle angosciose mie parole

Mentre con mesti accenti

Il perduto mio ben con voi sospiro.

E voi, deh, per pietà del mio martiro,

Che nel misero cor dimora eterno,

Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.

 

Ohimè, che sull'aurora

Giunse all'occaso il sol degli occhi miei!

Misero, e in su quell'ora

Che scaldarmi ai bei raggi io mi credea,

Morte spense il bel lume, e freddo e solo

Restai fra il pianto e il duolo,

Come angue suol in cruda piaggia il verno.

Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.

 

E tu, mentre al Ciel piacque,

Luce di questi lumi,

Fatti al tuo dipartir fontane e fiumi,

Che fai per entro i tenebrosi orrori?

Forse t'affliggi e piangi

Líacerbo fato e gli infelici amori.

Deh, se scintilla ancora

Ti scalda il sen di quei sì cari ardori,

Senti mia vita, senti

Quai pianti e quai lamenti

Versa il tuo caro Orfeo dal cor interno

Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.

 

Plutone

Ond'è cotanto ardire

Che avanti il fatale

Scende ai miei bassi regni un huom mortale?

 

Orfeo

O degli orridi e neri Campi d'inferno,

O dell'altera Dite Eccelso Re

Che alle nude ombre imperi

Per impetrar mercede

Vedovo amante a questo abisso oscuro

Volsi piangendo, e lagrimando il piede

 

Plutone

Si dolci preghi, e sì soavi accenti

Non spargeresti invan, se nel mio regno

Impetrasser mercè pianti, o lamenti

 

Orfeo

Deh, se la bella Diva

Che per l'acceso monte

Mosse a fuggirti invan ritrosa, e schiva

Sempre ti scopri, e giri

Sereni i rai della celeste fronte

Vagliami il dolce canto

Di questa nobil cetra

Ch'io ricovri da te la donna mia

L'alma, deh, rendi a questo sen dolente

Rendi a questi occhi il desiato Sole

A queste orecchie il suono

Rendi delle dolcissime parole

O me raccogli ancora

Tra l'ombre spente ove il mio ben dimore.

 

Plutone

Dentro l'infernal porte

Non lice ad huom mortai fermar le piante

Ben di tua dura sorte

Non so qual nuovo affetto

M'intenerisce il petto.

Ma troppo dura legge

Legge scolpita in rigido diamante

Contrasta ai preghi tuoi misero amante

 

Orfeo

Ahi, che pur d'ogni legge

Sciolto è colui che gli altri affrena, e regge

Ma tu dei mio dolore

Scintilla di pietà non senti al core?

Ahi, lasso, e non rammenti

Come trafigga amor, come tormenti

E pur sul monte dell'eterno ardore

Lagrimasti ancor tu servo d'Amore.

Ma deh, se il pianto mio

Non può nel duro sen destar pietate,

Rivolgi il guardo a quell'alma beltate

Che t'accese nel corbel desio;

Mira signor, deh, mira

Come al mio lagrimar dolce sospira

Tua bella sposa, e come dolci i lumi

Rugiadosi di pianto a me pur gira

Mira signor, deh, mira

Queste ombre intorno, e questi oscuri Numi

Come d'alta pietà vinti al mio duolo

Par che ciascun si strugga, e si consumi

 

Proserpina

O Re nel cui sembiante m'appago

Che'l ciel sereno, e chiaro

Con quest'ombre cangiar m'è dolce, e caro

Deh, se gradito amante

Già mai trovasti in questo sen raccolto

Onda soave all'amorosa sete

Se al cor libero, e sciolto

Dolci fur queste chiome e laccio, e rete

Di sì gentile amante acqueta il pianto.

 

Orfeo

A sì soavi preghi

A sì fervido amante

Mercede anco pur nieghi

Che sia però? Se fra tante alme e tante

Riede Euridice à rimirar il Sole

Rimarran queste piagge ignude, e sole?

Ahi, che me seco, e mille e mille insieme

Diman teco vedrai nel tuo gran regno!

Sai pur, che mortai vita all'ore estreme

Vola più ratta, che saetta al segno.

 

Plutone

Dunque dei regno oscuro

Torneran l'anime in ciel, et io

Le leggi spezzerò dei nostro regno

 

Caronte

Sovra l'eccelse stelle

Giove a talento suo comanda, e regge

Nettuno il mar corregge

E muove a suo voler turbi e procelle

Tu sol dentro à confin d'angusta legge

Havrai l'alto governo

Non libero Signor del vasto inferno?

 

Plutone

Romper le proprie leggi è vil possanza

Anzi reca sovente, e biasmo, e danno

 

Orfeo

Ma degli afflitti consolar l'affanno

E' pur di regio cor gentil usanza.

 

Caronte

Quanto rimira il Sol volgendo intorno

La luminosa face,

Al rapido sparir d'un breve

Cade morendo, e qua giù ritorno

Fa pur legge, o gran Re, quanto te piace

 

Plutone

Trionfi oggi pietà ne' campi Inferni

E sia la gloria, e'l vanto

Delle lagrime tue, dei tuo bel canto.

O della Reggia mia ministri eterni

Scorgete voi per entro all'aere oscuro

L'amator fido alla sua donna, avante,

Scendi gentil amante

Scendi lieto, e sicuro

Entro le nostre soglie,

E la diletta moglie

Teco rimena al Ciel sereno e puro

 

Orfeo

O fortunati miei dolci sospiri!

O ben versati pianti!

O me felice sopra à gli altri amanti!

 

Coro I

Poi che gi'etern'imperi

Tolto dal ciel Saturno

Partiro i figli alteri

Da quest'orror notturno

Alma non tornò mai

Del Ciel à dolci rai.

 

Coro II

Unqua ne mortal piede

Calpestò nostre arene

Che d'impetrar mercede

Non nacque al mondo speme.

In questo abisso dove

Pietà non punge, e muove.

 

Caronte

Hor di soave Plettro

Armato, e d'aurea cetra,

Con lagrimoso metro,

Canoro amante, impetra

Che il Ciel rivegga, e viva

La sospirata Diva.

 

Coro I

Si trionfàro in guerra

D'Orfeo la cetra, e i canti.

O figli della terra

L'ardir frenate, e i vanti:

Tutti non sète prole

Di lui, che regge il Sole

 

Coro I e II

Scendere al centro oscuro

Forse fia facil opra

Ma quanto, ahi quanto è duro

Indi poggiar poi sopra.

Sol lice alle grand'alme

Tentardubbie palme.

 

FINE ATTO II




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