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Comunità: laboratorio di cittadinanza
evangelica
18. Dalle
sintesi dei Capitoli ispettoriali emerge come dato acquisito, ma da potenziare
ulteriormente, l’esigenza di realizzare comunità animate dallo spirito di famiglia, in cui la chiarezza
dei ruoli e la complementarità dei compiti contribuiscano ad alimentarlo. La
grande quantità di dati relativi all’esigenza di costruire comunità umanizzanti
esprime il grido di comunione che
sale dalla maggior parte delle ispettorie. La Sintesi lo evidenzia in modo
particolare quando focalizza la qualità delle relazioni e dello stile di vita.
19. In
riferimento alla qualità delle relazioni, le risposte delle ispettorie mettono
in risalto che lo spirito di famiglia si rende visibile specialmente
nell’amorevolezza. Essa si fa benevolenza, vicinanza, gratuità, rispetto del
ritmo di crescita di ogni persona. In questo clima, le inevitabili difficoltà
vengono superate mediante il dialogo aperto e sincero, l’esperienza -
richiamata con insistenza - del perdono dato e ricevuto. L’esigenza di
relazioni interpersonali positive viene concretizzata nell’esperienza della
condivisione che, a vari livelli, abbraccia tutte le dimensioni della vita personale
e comunitaria.
Allo scopo di fare della comunità un luogo di vita per tutte, tenendo
presenti le esigenze delle sorelle in ogni stagione della vita, si registra
l’impegno di armonizzare, alla luce del carisma, le differenze di età, di
talenti e di cultura. Si cerca per questo di puntare sull’accompagnamento, sul
potenziamento reciproco e sulla collaborazione nelle sue varie espressioni.
La qualità delle relazioni risulta indebolita dalla presenza di difficoltà
personali e comunitarie. La tendenza a cercare il prestigio, l’attaccamento
alle proprie idee, un debole cammino di ascesi e una fede superficiale non
supportano sufficientemente le motivazioni personali nel dare il proprio
contributo a intessere relazioni autentiche.
Il bisogno di accompagnamento da parte delle FMA si scontra, spesso, con
l’affievolirsi dei presupposti del dialogo e dei motivi di fede.
Da un punto di vista comunitario, le difficoltà si concentrano attorno alla
sfiducia reciproca, che va dalla mancanza di sincerità, di chiarezza e di
dialogo, ai giudizi facili e ai pregiudizi, alla critica negativa e alla debole
accoglienza delle diversità. Questo stile poco costruttivo provoca talvolta
l’affievolimento del senso di appartenenza, la ricerca di gratificazioni
all’esterno, lo squilibrio tra le esigenze della comunità e i bisogni
personali, qualificando i nostri ambienti più come comunità di vita comune che di comunione di vita.
20. Per
quanto riguarda lo stile di vita ispirato ai consigli evangelici in chiave relazionale,
lo spirito di famiglia si traduce in atteggiamenti che esprimono la logica
delle beatitudini: semplicità e sobrietà, trasparenza e coerenza, disponibilità
e fedeltà, discernimento peradossale e comunitario, gioia e speranza, mitezza e
pace.
Le Sintesi rilevano che questi atteggiamenti spesso sono sopraffatti
dall’attivismo, che genera stanchezza, stress, indifferenza, individualismo,
facendo risaltare il primato del fare sull’essere.
L’esperienza profonda dell’Alleanza si rende visibile particolarmente
nell’assunzione del valore evangelico della povertà e nella radicalità delle
scelte a favore dei più poveri. La dimensione relazionale del voto di povertà
sollecita, infatti, le comunità a intraprendere con decisione cammini di
condivisione e di solidarietà, a mettere a disposizione beni, talenti, tempo,
risorse, ambienti, contro una cultura dominante pervasa dal consumismo e dalla
concentrazione sulla soddisfazione egoistica del desiderio.
La scelta della condivisione implica, da parte nostra, l’assunzione di uno
stile di vita in cui la facile tentazione della comodità è superata
dall’esercizio dell’auto-delimitazione. Esige la testimonianza di sottomissione
alla comune legge del lavoro, la valorizzazione dei talenti e delle competenze
di ciascuna, l’educazione delle/dei giovani ad assumere con serietà e
responsabilità gli impegni della vita nella fedeltà al dovere quotidiano.
Richiede il discernimento comunitario sulla situazione economica e la continua
revisione delle scelte adottate in relazione alla missione e alla promozione di
opere e progetti missionari.
21. Nella
maggior parte delle ispettorie si evidenzia l’esigenza di comunità meno
istituzionalizzate, più accoglienti e flessibili secondo un modello
comunionale. Si nota contemporaneamente un crescente senso di appartenenza
all’Istituto a tutti i livelli.
Il senso di corresponsabilità e sussidiarietà favorisce una maggiore
partecipazione da parte di FMA e laici nella gestione delle opere e, in
particolare, nella elaborazione e assunzione responsabile del progetto
educativo. Si dà sempre più spazio ad uno stile circolare di animazione che
coinvolge tutti i membri della comunità educante nelle varie fasi della
progettazione e nella sua attuazione. Nelle comunità è avvertito il bisogno di
operare con maggiore continuità un sano discernimento riguardo alle scelte che,
in fedeltà al carisma, favoriscono il primato della persona sulle opere e
sull’efficienza.
22. Dalla
fedeltà all’Alleanza con Dio scaturisce per noi l’impegno nella missione.
Essa si inserisce nella grande missione della Chiesa, nata dall’Eucaristia, si
esprime generalmente in un’azione educativa inculturata, in particolare fra i
più poveri, e sollecita a costruire comunità apostoliche aperte alle sfide
della cultura attuale, impegnate nella testimonianza di una cittadinanza
evangelica. La passione educativa diventa leggibile nella ricerca creativa
delle risposte alle domande di coloro a cui siamo mandate, in particolare
delle/dei giovani.
Si percepisce nelle comunità il cuore missionario salesiano che si lascia
provocare dalla carità di Cristo buon Pastore e dalla sollecitudine materna di
Maria e si impegna a testimoniare la fedeltà al carisma nella Chiesa e nei
diversi contesti culturali.
Le comunità esprimono la passione educativa vivendo con e per i giovani e
lasciandosi interpellare dai loro bisogni formativi. Nell’impegno di gestire
con flessibilità la vita comunitaria, a partire dalle esigenze della missione,
le FMA sono consapevoli di dover assumere in forma corresponsabile il progetto
educativo, mediante un processo che faciliti il passaggio dall’io al noi e
generi il senso della comune missione. Ciò è favorito da incontri comunitari in
cui si condivide in atteggiamento di continuo discernimento, si prega e si vive
la missione nella gioia, nella gratuità e nella laboriosità responsabile,
andando insieme verso le/i giovani, accettando le fatiche e le difficoltà ad
essa inerenti.
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