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FMA
Capitolo Generale XXI

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  • SINTESI DELLE RISPOSTE DEI CAPITOLI ISPETTORIALI
    • Proposte
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Proposte

 

Allo scopo di esprimere più chiaramente le beatitudini del Regno in linea con la spiritualità salesiana, le ispettorie avanzano varie proposte.

 

 23.            In riferimento allo stile di relazione, ritengono indispensabile rivitalizzare lo spirito di famiglia, in cui sia possibile sperimentare relazioni umanizzanti e liberare nuove energie per la missione. Chiedono però, allo stesso tempo, l’impegno di un cammino personale di ascesi per contribuire ad alimentarlo. In questa prospettiva, considerano importante dare qualità alla vita di ogni sorella perché possa offrire il meglio di sé e, in particolare, la sorella anziana possa trovare vie nuove di fecondità evangelica.

Nell’ottica di un’antropologia solidale, avvertono l’urgenza di assumere il pluralismo e la convivialità delle differenze come opportunità per essere se stesse, esprimere il proprio dono e accogliere quello degli altri. Ritengono di dover gestire gli inevitabili conflitti della vita in modo più evangelico, vivendo l'esperienza del perdono dato e ricevuto. Rilevano, inoltre, la necessità di potenziare le relazioni positive già esistenti come premessa e condizione per un’autocoscienza femminile aperta alla reciprocità. A tale scopo propongono di interiorizzare maggiormente, dentro la Famiglia salesiana, la nostra identità di donne consacrate, per diventare segni sempre più credibili della tenerezza di Dio. Sottolineano nel contempo il desiderio di tradurre le risorse della nostra femminilità nella preghiera, nell’integrazione serena del limite, nell’arte del prendersi cura e anche nell’uso del linguaggio.

 

24.        Relativamente allo stile di vita, alcune ispettorie evidenziano l’importanza di rileggere i consigli evangelici come via di cittadinanza attiva e risposta alle esigenze di umanizzazione della società di oggi. La maggior parte di esse, però, avverte il bisogno di approfondire la dimensione relazionale del voto di povertà come espressione del dono di sé e della solidarietà nei riguardi dei poveri. Ciò implica l’assunzione di uno stile di vita semplice, essenziale, sobrio, austero, trasparente, che prevede l’accettazione della precarietà, la rinuncia ai privilegi e alle garanzie.

Partendo dalla visione dell’economia solidale, le comunità propongono di promuovere una effettiva circolazione dei beni a tutti i livelli e di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità ispettoriale e mondiale, superando ogni forma di individualismo. prospettano l’esercizio della corresponsabilità nell’amministrazione dei beni per vivere la solidarietà e la condivisione con le persone del luogo, favorendo esperienze che possono attivare microeconomie e produzioni locali.

Riguardo allo stile circolare di animazione, le proposte si articolano attorno ad alcuni nuclei.           

25.        Anzitutto la mentalità progettuale. Si suggerisce in proposito di sviluppare attitudini organizzative, di formulare, a livello ispettoriale, linee orientative riguardo al modo di progettare e di vivere la cittadinanza attiva, tenendo presenti le problematiche e le povertà attuali e valorizzando le risorse locali. Si evidenzia l’esigenza di organizzare la vita della comunità a partire dalle urgenze della missione, in fedeltà alla preventività educativa tipica dell’Istituto.

Oltre all’impegno di elaborare progetti, si auspica di rivedere, rilanciare e rivisitare quelli già in atto per rispondere meglio alle nuove povertà delle/dei giovani.

 

26.        Si coglie l’urgenza di promuovere uno stile circolare di animazione per rafforzare la crescita vocazionale e l’impegno nell’evangelizzazione e per assicurare la continuità del carisma. Tale stile è connotato dalla corresponsabilità e dalla reciprocità, dalla comunicazione a rete e da una prassi d’inclusione in cui ciascuna/o può far sentire la propria voce. Privilegia una modalità partecipativa, dove la condivisione del progetto carismatico e delle modalità per realizzarlo, l’interdipendenza dei saperi e il rispetto delle diversità favoriscono le relazioni e promuovono la condivisione nelle decisioni comunitarie in una linea di sussidiarietà.

 

27.        Riguardo al coordinamento, alcune comunità auspicano che venga realizzato in forma più sistematica, in particolare per l’oratorio, il volontariato, i gruppi e le associazioni del tempo libero.

 

28.        In merito all’organizzazione delle opere e della vita comunitaria, si suggerisce di partire dallo spirito di famiglia e dalla mentalità progettuale come criteri che aiutano a liberare le comunità da una rigida istituzionalizzazione per renderle più aperte, accoglienti, flessibili e diversificate, in accordo con la varietà dei cammini e dei compiti. Ciò favorisce la responsabilità personale nella gestione della casa e quella pianificazione più realistica del lavoro che offre condizioni di maggiore profondità nella vita personale, relazionale e apostolica.

      

29.        Si sente il bisogno di approfondire l’identità salesiana propria di comunità di donne consacrate per una missione, ravvivando la memoria carismatica in risposta alle sfide dell’oggi.

Emerge l’esigenza di assumere con nuova consapevolezza il criterio oratoriano come fondamento dell’azione educativa e di lavorare insieme per il bene dei giovani.

Le ispettorie suggeriscono di sostenere la mentalità di cambio per aprirsi ai segni dei tempi e assicurare la significatività delle opere in vista di una missione educativa più efficace. Ritengono fondamentale in proposito l’attuazione di verifiche periodiche del cammino della vita comunitaria e della missione.

 

30.        Sulla base di una ricerca comune che tenga conto delle sfide e delle urgenze del contesto, le ispettorie intendono procedere con coraggio alla ristrutturazione delle opere, promovendo una collaborazione con i laici che parta dalla condivisione del carisma per essere, insieme, più significativi nel dare risposte ai bisogni dei poveri, delle donne e delle/dei giovani.

Inoltre, propongono l’esercizio permanente del discernimento alla luce della Parola per rendersi flessibili, capaci di lasciarsi interpellare dalla realtà e di cercare risposte alternative. Suggeriscono alcuni criteri per la rivisitazione comunitaria delle opere: il carisma, le richieste della Chiesa, i bisogni del territorio e le forze disponibili.

 

 

 




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