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Radici evangeliche della cittadinanza
66. La
cittadinanza evangelica si inserisce nei solchi dell’Alleanza, cioè in quel
cammino tracciato da Dio lungo la storia per realizzare il suo progetto di
salvezza a favore di tutta l’umanità; un cammino dove ogni passo è un segno
d’amore, ogni tappa una rivelazione di sapienza e ogni svolta un richiamo di
fedeltà creativa.
La Bibbia descrive questo cammino e narra questa storia d’amore, che trova
il suo punto centrale in Gesù Cristo e continua nei suoi discepoli, di
generazione in generazione. Noi, chiamate a seguire Gesù più da vicino con una
vita casta, povera e obbediente simile alla sua, siamo entrate profondamente
nel mistero dell’Alleanza come persone singole e come comunità. Mano a mano che
procediamo nei solchi dell’Alleanza prendiamo sempre più coscienza della nostra
responsabilità di essere cittadine attive in un mondo che è assetato di beni
spirituali, di gioia, di solidarietà, di comunione._Allo stesso tempo scopriamo
sempre più la nostra identità di cittadine del Regno dei cieli con lo sguardo
rivolto verso l’Alto, verso l’Oltre.
In questo cammino abbiamo una carta di marcia lasciataci da Gesù: le
beatitudini, e abbiamo un modello e una guida sapiente: Maria.
La cittadinanza radicata nell’Alleanza
67. Sia per
l’antico Israele come per il nuovo popolo costituito da Cristo, l’Alleanza si
esprime nell’appartenenza totale a Dio. Sul monte Sinai Dio dichiara che il
dono dell’Alleanza liberamente accolto renderà Israele sua “proprietà
particolare fra tutti i popoli, un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,6). In Gesù Cristo, con la nuova
ed eterna Alleanza compiuta nel mistero eucaristico, siamo resi figli nel
Figlio, “concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19). Gesù stesso si rende garante della nostra futura
cittadinanza assicurandoci che i nostri nomi sono scritti nei cieli (cf Lc 10, 20), dove lui ci ha preceduto per
prepararci un posto accanto a sé (cf Gv
14,3). Egli non si è vergognato di chiamarci suoi fratelli (cf Eb 2,11); anzi, ha definito come sua
nuova famiglia, legata a lui con una parentela più stretta del vincolo di
sangue, la comunità di coloro che, insieme a lui e come lui, fanno la volontà
di Dio (cf Mc 3, 31-35).
68. Questa
totale e intima appartenenza a Dio in Cristo, resa possibile nello Spirito,
genera nella comunità cristiana, e a maggior ragione nella comunità di persone
consacrate, la reciproca appartenenza le une alle altre. La comunità diventa
allora lo spazio dove si vive la cittadinanza evangelica nella concretezza del
quotidiano. Realizzando insieme la volontà di Dio, nutrite del Pane eucaristico
e della Parola, diventiamo sempre più sintonizzate con il cuore di Cristo,
condividiamo la sua passione per ogni uomo e donna e la sua simpatia per tutto
ciò che egli ha creato. Di qui scaturisce il nostro impegno attivo e creativo
nella missione, considerata come prolungamento della missione di Gesù nella
Chiesa e realizzazione concreta della nostra cittadinanza nel mondo e nella
storia.
69. Maria,
donna della nuova Alleanza e prima cittadina del Regno, è colei che ha
realizzato in pienezza la parentela, la figliolanza con Dio accogliendo la sua
Parola, custodendola nel cuore ed esprimendola in un’esistenza solidale con il
suo popolo. Ella ci guida nel cammino per vivere l’Alleanza e ci aiuta a
manifestare la nostra cittadinanza evangelica nella comunione fra noi e
nell’impegno di prenderci cura delle/dei giovani condividendo, come lei, la
sorte dei poveri e dei piccoli.
Le beatitudini, magna charta della
cittadinanza evangelica
70. Sul monte
Sinai l’Alleanza tra Dio e il suo popolo è sigillata da una serie di promesse e
di benedizioni-maledizioni (cf Es
23,20-33). Sul monte della Galilea Gesù delinea l’identità dei cittadini del Regno
in forma di congratulazione: le beatitudini. Esse aprono il discorso della
montagna che contiene la sintesi del messaggio evangelico. Sono pure il nostro
quadro di riferimento e l’indicazione di marcia nel cammino della cittadinanza
evangelica. Nella professione, infatti, noi ci impegniamo a viverle
radicalmente in comunione con le sorelle (cf C 10).
71. Le
beatitudini non sono dei precetti codificati o delle norme statiche, ma
presentano in forma bella l’ideale di vita evangelica, ispirano propositi alti,
spronano a mète sublimi, invitano a scalare le vette con entusiasmo. Nelle
beatitudini non viene definito ciò che è giusto o doveroso, ma ciò che al
Signore piace, ciò che è conforme al suo cuore e ai suoi desideri, ciò che
costituisce la gioia di Dio e la felicità dell’uomo. Non vengono elogiate le
virtù in astratto, ma ci si congratula con le persone: i poveri, i puri, gli
afflitti, ecc. Qui non si trova solo la fisionomia del discepolo ideale di Gesù,
del modello esemplare della cittadinanza evangelica, ma traspare prima di tutto
il volto stesso di Gesù.
72. A coloro
che vivono la cittadinanza evangelica nella sua sequela Egli promette la
cittadinanza del Regno dei cieli (cf Mt
5,3.10): saranno consolati e saziati (cf 5,4.6), troveranno misericordia (cf
5,7), erediteranno la terra come spazio vitale donato dal Padre ai suoi figli
(cf 5,5), saranno realmente figli di Dio (cf 5,9) e contempleranno il suo volto
(cf 5,8).
Tutto questo costituisce da sempre il grande anelito dell’umanità. Anche
oggi, benché soffocato da interessi diversi e zittito da rumori distraenti,
questo anelito si insinua nel cuore e pone in ricerca. Gli approdi non sono
sempre i più giusti, ma sono comunque sforzi di superamento dell’indifferenza,
della chiusura egoistica e del non senso.
A questo proposito, abbiamo sentito, attraverso l’ascolto delle nostre
realtà, la domanda di una profonda esperienza di Dio e della preghiera sia per
le nostre vite di donne consacrate interamente a Lui, sia per la missione che
ci caratterizza come comunità educanti. È la tensione verso questa pienezza
promessa ma non compiuta che ci pone in una dinamica di discernimento
permanente, di attesa vigilante e di cammino continuo.
73. Le
beatitudini, indicando la mèta della vita cristiana, tracciano anche il cammino
per raggiungerla. Esse presentano la radicale trasformazione esigita dalla
cittadinanza evangelica: essere poveri in spirito, saper soffrire per la
propria debolezza e per la situazione precaria del mondo, essere miti,
misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, avere fame e sete di
giustizia ed essere pronti a patire a causa di questa giustizia.
74. Gesù
proclama beati gli svantaggiati. Queste sue parole hanno una carica eversiva
incomparabile. Esse capovolgono la logica e la gerarchia dei valori del mondo.
Oltre alla dimensione cristologica in
quanto rivelazione del volto di Cristo, le beatitudini hanno una pregnanza teologica unica: esse manifestano chi è
Dio e qual è il suo sogno sull’umanità. Hanno inoltre uno spessore antropologico in quanto mostrano il
volto della persona umana realizzato, figlia a immagine del
Padre._Costituiscono pure la base ecclesiologica,
perché fanno vedere i lineamenti della comunità dei figli e figlie che
vivono in comunione reciproca. La dimensione escatologica emerge con evidenza proprio perché le beatitudini sono
allo stesso tempo dono e impegno, realtà presente e promessa di futuro,
criterio di giudizio di Dio alla fine della storia.
75. Particolarmente
significativa per noi è la dimensione mariana.
Nelle beatitudini proclamate dal Figlio vediamo, infatti, il volto nitido
della madre, il volto che più gli assomiglia. Come perfetta discepola di Gesù,
Maria incarna in modo esemplare le beatitudini evangeliche. Ella si riconosce beata e si pone come motivo di lode e di
ringraziamento a Dio per tutte le generazioni nel suo canto del Magnificat, perché Dio ha fatto grandi
cose in lei, umile serva. Maria sperimenta in sé e testimonia a tutti il
capovolgimento operato da Dio nella storia e nel mondo a partire dai poveri e
dai piccoli.
76. Sulla
scia di Maria, anche don Bosco, Maria Domenica Mazzarello e tante nostre sorelle
hanno vissuto le beatitudini evangeliche e sono diventati segni inequivocabili
della logica di Dio, che si contrappone a quella del mondo.
77. Le
beatitudini, pur con prospettive diverse, proclamano l’adesione della persona
umana all’intervento provvidente di Dio. Essa riconosce la signoria di Dio,
convinta di non essere il principio autonomo della propria salvezza e della
propria speranza; rinuncia a gestire se stessa secondo criteri e schemi
egoistici e pone tutta la propria fiducia in Dio. La creatura umana fissa lo
sguardo in Dio con cuore povero e puro, disponibile a lasciarsi plasmare da
tensioni nuove, da progetti conformi alla volontà divina. Di conseguenza, nei
rapporti con gli altri, essa cerca di imitare la tenerezza e l’amore infinito
del Padre. È mite e affabile, effonde pace e serenità, sa perdonare, usare
misericordia e promuovere la riconciliazione. Allo stesso tempo essa vive ed
opera per la causa di Dio, desiderosa di veder realizzato il suo progetto per
un mondo più umano e più giusto.
Le tre piste individuate nel cammino di preparazione al CG XXI - la domanda di una rinnovata
esperienza di Dio, la domanda di comunione, la domanda di educazione - trovano
tutte il loro fondamento nelle beatitudini evangeliche.
La dimensione profetica della cittadinanza evangelica
78. Nel
discorso della montagna, dopo la proclamazione delle beatitudini, Gesù passa a
illustrare con immagini eloquenti la missione dei suoi discepoli, o meglio il
riflesso sul mondo dello spirito delle beatitudini. “Voi siete il sale della
terra; voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città
collocata sopra un monte” (Mt
5,13-16). La nostra cittadinanza evangelica è irradiante per sua natura,
diventa segno profetico. Essa, infatti, è dinamica, in continuo sviluppo,
cresce in profondità interiore, in efficacia visibile, in solidità di
fondamento e in creatività di progetti e di azioni.
79. Nella
lettera apostolica Novo millennio ineunte
Giovanni Paolo II invita tutta la Chiesa ad andare avanti con speranza
tenendo lo sguardo fisso sul vol-to di Cristo, a prendere il largo con coraggio e fiducia (n. 16, 58). Seguendo
l’indicazione del Papa, don Juan Edmundo Vecchi, nella sua ultima strenna, che
è quasi un testamento spirituale, propone il Duc in altum come parola d’ordine per tutta la Famiglia salesiana
in questo inizio di millennio. Egli evidenzia in particolare la direzione
dell’ampiezza e della profondità verso cui dobbiamo navigare. Sono indicazioni
sagge e preziose anche per la realizzazione della nostra cittadinanza
evangelica oggi.
Il raggio di azione della nostra missione educativa diventa sempre più
ampio, il contesto in cui viviamo ed operiamo più complesso, le sfide più forti
e numerose. Ciò richiede da noi competenza, mentalità progettuale, lettura
sapienziale della realtà, capacità di dialogo, di ascolto della cultura e dei
segni dei tempi, di organizzazione e di corresponsabilità. L’ampiezza di
orizzonti si coniuga con la profondità del nostro radicarci in Dio, del nostro
inserimento nel mistero dell’Alleanza. È l’eloquenza della santità che rende
feconda la nostra missione.
80. Nello
spirito delle beatitudini, viviamo perciò la cittadinanza da collaboratrici della gioia (cf 2 Cor 1,24) dei nostri fratelli e
sorelle, soprattutto delle/dei giovani. Siamo infatti chiamate ad essere
testimoni di speranza e tessitrici di unità dentro questa nostra storia
meravigliosa e drammatica.
Maria Ausiliatrice, di cui portiamo il nome e prolunghiamo la presenza, ci
guida e ci accompagna nel cammino. Di lei sperimentiamo l’aiuto efficace nella
missione educativa, che è il nostro modo di vivere la cittadinanza evangelica.
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