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Interpellanze per la nostra vita
81. Fin dalle
origini del nostro Istituto, con la loro trasparente identità evangelica e
carismatica, le nostre sorelle si sono poste come presenza dinamica nella trama
della storia, a partire da Mornese fino a raggiungere tutto il mondo. Le
comunità erano ambienti educativi aperti e coinvolgenti, impregnate di valori
evangelici e di vivo senso ecclesiale.
Nel corso dei suoi 130 anni, con l’attenzione di chi ama, l’Istituto ha
cercato di testimoniare e condividere con le/i giovani un dono: la gioia
dell’incontro con il Signore Gesù.
Con la stessa passione i nostri occhi sono oggi aperti sugli orizzonti del
mondo, come lo sguardo di Gesù sul monte raggiungeva le folle che lo seguivano.
Uno sguardo di compassione, di amore, di partecipazione ad ogni ferita e ad
ogni speranza, una nuova chiamata missionaria.
82. L’umanità
appare oggi fortemente coinvolta nel fenomeno della globalizzazione che, mentre veicola potenti risorse, crea
drammatici disagi. Non sono unicamente i processi economici e tecnologici a
caratterizzare la globalizzazione, ma i modelli di vita e di cultura che
influiscono sui rapporti sociali, politici ed etici, sulla dimensione ecologica
e sulla stessa esperienza religiosa ed ecclesiale. La globalizzazione sta
omologando il mondo nelle esigenze, aspirazioni, comportamenti della gente. Al
tempo stesso crea divisioni e ingiustizie per interi popoli. È vissuta in modo
diverso nei differenti contesti, ma l’urgenza di prendere coscienza delle sue
dinamiche e delle sue conseguenze per poterla governare è comune ai Paesi del benessere e a quelli emarginati,
pur essendo ricchi di risorse.
Le nostre comunità sono immerse in questa complessa realtà e si impegnano a
interpretarla cercando di coglierne le implicanze per la propria vita, per
quella dei giovani e, in particolare, delle donne.
Le riflessioni sul tema capitolare, presenti nelle sintesi dei Capitoli
ispettoriali, permettono di rilevare alcune domande - quasi un grido verso l’Oltre - nell’attenzione ai percorsi della storia.
La domanda di una rinnovata esperienza di Dio
83. Questa domanda emerge da un contesto
contrassegnato sempre più dal materialismo e dalle sue conseguenze di produttività
ed efficientismo che enfatizzano il fare sull’essere. Il vuoto spirituale che
ne deriva, da un lato sfocia nell’indebolimento della relazione con Dio e
dall’altro spinge a nuove domande religiose. In tutti i contesti, anche se con
espressioni e modalità diverse e con proporzioni più o meno accentuate, è
presente la tendenza ad emarginare la proposta cristiana.
Il bisogno di interiorità, di
coerenza e di una spiritualità che offra risposte di senso alla vita - perché
radicata nell’esperienza di Dio - interpella ciascuna di noi e le comunità
educanti a una testimonianza di fede coraggiosa, propositiva e provoca, più o
meno esplicitamente, tanti giovani alla ricerca di valori genuini.
84. Nelle
nostre comunità di FMA riemerge con insistenza l’esigenza di riconoscere il primato di Dio. È una domanda profonda
che esprime il bisogno di ricentrare continuamente la vita in Gesù Cristo, roccia della nostra salvezza, per
affrontare, da cittadine secondo il vangelo, la complessa realtà nella quale
viviamo, spendendo in essa le nostre energie. Immerse nel flusso della storia,
risentiamo delle correnti che possono portarci, spesso a nostra insaputa, lungo
percorsi che ci distanziano dalle vie del vangelo e dalla piena fedeltà al
carisma. È relativamente facile subire le pressioni che vengono da più parti e
allinearci agli stili di vita e alle scelte indotte dalle mode, che
indeboliscono la testimonianza di una radicale adesione al progetto di Dio. In
noi, come in tante persone e giovani anche credenti, la scissione tra fede e
vita rimane una continua insidia che invoca l’urgenza di cammini coerenti verso
l’unità vocazionale.
85. Il
contesto attuale, segnato dal pluralismo delle proposte, da rapidi e continui
cambiamenti socio-culturali, da una mentalità che si connota spesso come
superficiale, esige che assumiamo un atteggiamento costante di discernimento. La consuetudine al
discernimento ci rende donne pensose
che sanno oltrepassare le contingenze e andare al di là delle immediatezze per
entrare nel cuore della storia con mentalità evangelica. Ci abilita ad
ascoltare la realtà e a interrogarci in quale misura siamo collaboratrici di un
progetto che non viene da noi, come decifrarlo continuamente alla luce del
carisma e, soprattutto, della parola di Gesù che ci rende “veramente sapienti”
(L 22,10).
86. Dalle
voci espresse nei Capitoli ispettoriali risulta particolarmente rilevante la
necessità di assumere e approfondire la spiritualità
salesiana a partire dalla nostra
esperienza di donne educatrici. Donne che non cessano di essere attente allo
Spirito e si confrontano continuamente con le esigenze del carisma, con le
intenzioni fondanti di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello. Negli ultimi
Capitoli generali si era avvertita più volte la “responsabilità di esprimere la
ricchezza della femminilità nel nostro vivere in comunità e nella missione
educativa” (Atti CG XX 48). La storia
recente ci ha viste, in varie occasioni, attivamente impegnate, in collaborazione
con altre donne religiose e laiche, nelle situazioni in cui sono minacciati i
diritti fondamentali della persona. Abbiamo preso posizione, nei luoghi
opportuni, per la difesa di chi non ha voce e per proclamare che la vita umana
è sacra e inviolabile. Lo abbiamo fatto, nei cinque continenti, con l’audacia
educativa del sistema preventivo, seguendo la via dell’amorevolezza.
Abbiamo bisogno tuttavia di scoprire ulteriori modalità attraverso cui
esprimere il nostro autentico volto nella Chiesa e nella società. In questa
ricerca il riferimento a Maria, donna dell’Alleanza, madre ed educatrice,
diventa efficace guida a leggere la storia e ad intervenire nell’ottica delle
beatitudini evangeliche. Potremo così, come auspica il Progetto formativo,
essere memoria vivente di Maria e
realizzare l’inedito che attende di
essere incarnato in una pedagogia del prendersi cura, dell’accompagnamento
reciproco, della ricerca di vie di pace, di solidarietà e intraprendenza nel
difendere e promuovere la vita ad ogni livello.
La domanda di comunione
87. La globalizzazione propone un modello
organizzativo di omologazione che incide sulla famiglia, sulla scuola, sulle
altre istituzioni. La rete dei rapporti e degli scambi avvicina sempre più
realtà lontane tra loro. Eppure, in questo nostro tempo, le persone possono
sentirsi sole; intere comunità soffrire l’emarginazione e l’esclusione. Il
timbro competitivo e concorrenziale connota la realtà attuale nell’ambito della
cittadinanza sociale e politica. Di qui la domanda di prossimità, di socialità,
di solidarietà, d’incontro e di comunione. Giovanni Paolo II la propone a tutta
la Chiesa quando sollecita a vivere una spiritualità di comunione (cf NMI 43).
88. Dalla
sintesi delle risposte dei Capitoli ispettoriali si coglie l’urgenza di un
ritorno alle radici carismatiche per riappropriarci dello spirito di famiglia, il
quale è per noi la specifica modalità per vivere la spiritualità di comunione
nelle nuove situazioni (cf C 50).
Essa rimanda al fondamento teoantropologico della persona creata a immagine di
Dio, unità vivente nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La spiritualità della comunione è generata, infatti, nel grembo della Trinità e
si manifesta nello stile di reciprocità vissuto in una dinamica di dare e
ricevere, di gratuità e gratitudine che costituisce il clima più adatto ad
esprimere nell’oggi la forza carismatica del sistema preventivo: è questo il
dono che umilmente rendiamo disponibile nella Chiesa (cf PF 25-28).
Il nostro essere insieme alla sequela di Gesù che ci convoca per una
missione ci aiuta, infatti, a vivere uno stile alternativo di vita
caratterizzato dal dono reciproco nella linea della cittadinanza evangelica. In
essa non ci sono stranieri: ciascuna/o
è accolto come fratello e sorella. La nostra comunità diventa allora scuola di
relazioni vitali, laboratorio di interculturalità e di solidarietà evangelica.
89. Lo
spirito di famiglia, tipico della spiritualità salesiana, si rivela nel tessuto
delle relazioni quotidiane come fiducia e amicizia, sollecitudine nel prenderci
cura le une delle altre e, insieme, dei giovani che Dio ci affida.
Siamo chiamate, oggi più che in passato, ad accompagnarci reciprocamente
nel cammino di crescita umana e nell’impegno di configurarci a Gesù per vivere
del suo amore sponsale e annunciare il suo vangelo in dimensione missionaria.
90. A questa
luce si comprende quanto sia importante ispirarsi a un modello circolare di
animazione dove, chi è chiamata al servizio di autorità nello stile salesiano,
si rende disponibile ad ascoltare le diverse voci sollecitando la
partecipazione e il confronto nella condivisione delle scelte per la comune
missione. Ha pure il compito di accompagnare persone e comunità nella direzione
di una fedeltà creativa al carisma (cf PF 40-42).
91. La
spiritualità della comunione, che condividiamo anche con i giovani e i laici
adulti, particolarmente nella Famiglia salesiana, apre al riconoscimento della
ricchezza delle diverse vocazioni nella Chiesa, dispone al confronto e
all’offerta discreta del nostro dono specifico, abilita a tessere un proficuo
dialogo con tutti.
Siamo consapevoli che la strada della fecondità e del futuro è in questa
comunione allargata, segno di speranza per il mondo, espressione di una
cittadinanza a partire dall’accoglienza e dalla reciproca valorizzazione.
92. Le
relazioni interpersonali, vissute nelle comunità educanti, evidenziano alcune
fatiche in riferimento alle esigenze della comunione. Si avverte la necessità
di potenziare atteggiamenti di accoglienza, di fiducia, di partecipazione, di
valorizzazione dell’altro nella sua diversità. È forte l’anelito a creare
relazioni umanizzanti che aiutino a superare la funzionalità dei rapporti e a
sperimentare il dono della koinonia
abitata dalla presenza di Gesù.
Vivere questo dono richiede un cammino di liberazione interiore per poter
gestire gli inevitabili conflitti attraverso il perdono offerto e ricevuto.
Come esperienza della misericordia del Padre e processo di ascesi, il
perdono conduce a considerare gli altri come fratelli e sorelle, a fare loro spazio
e a rallegrarsi insieme per il dono del cuore
nuovo. La capacità di perdono sta alla base di ogni cammino di comunione,
porta a valorizzare il sacramento della Riconciliazione, a vivere in stato di
continua conversione e a collaborare per costruire un futuro più giusto e
solidale.
Il perdono interpella la comunità educandola a sollevare lo sguardo verso
il futuro e a scoprire una prospettiva di fiducia e di giustizia che abbia il
volto dell’amore e della misericordia.
93. L’anelito
missionario, sperimentato dalle nostre sorelle a Mornese, trova alimento nel
clima comunitario saturo di reciproca accoglienza, valorizzazione, tensione
verso una missione senza frontiere.
La spiritualità di comunione genera, anche oggi, comunità per il Regno
proiettate verso la missione di evangelizzare educando e perciò aperte al
discernimento dei segni dei tempi e dei luoghi attraverso cui lo Spirito fa
intravedere i cammini di futuro.
La sterilità che talvolta costatiamo nelle nostre comunità potrebbe forse
avere un correlato nella difficoltà a vivere una forte esperienza di fede, a
centrarci sul motivo di fondo del nostro stare insieme. Al contrario, se siamo
attente al mistero che ci abita, se puntiamo su ciò che umanizza i rapporti e
alimenta una vera e profonda amicizia, sperimentiamo la fecondità della
comunione che porta a condividere le grandi cause dell’umanità.
94. La
situazione attuale delle nostre comunità ci chiede di vivere in atteggiamento
di esodo, di decentrarci, di accettare la mancanza di garanzie. Chiede allo
stesso tempo di guardare al futuro con speranza, anche quando, in alcune parti
del mondo, il progressivo diminuire di forze non permette di rispondere alle
richieste della Chiesa e del territorio che domandano di mettere a disposizione
il carisma educativo.
95. Siamo
consapevoli che le urgenze della missione esigono di vivere il discernimento
con l’atteggiamento sapiente di chi si siede a valutare prima di costruire una
torre, per rispondere alle molteplici domande di educazione. Questo implica la
responsabilità di radicarci sempre più nell’ascolto della Parola per crescere
nell’unità vocazionale come impegno a vivere la profezia delle beatitudini in
apertura alle prospettive del regno di Dio.
La domanda di educazione
96. L’impoverimento del pianeta, determinato da
cause complesse, in particolare da modelli economici fondati sulla visione
neoliberale, è una situazione che vede i poveri sempre più a rischio, sempre
più nomadi, spinti dalla disperazione a intraprendere la strada della mobilità
umana. Il riferimento a questa realtà ritorna con frequenza nelle sintesi
ispettoriali.
L’impoverimento è presente anche
nelle comunità, che lo vivono come limite e insieme come provocazione a
un’esistenza più austera ed essenziale. Esso risveglia nelle comunità educanti
quella “fantasia della carità” (NMI 51) che i nostri Fondatori hanno vissuto
come appello a rispondere ai bisogni educativi delle ragazze e dei giovani
abilitandoli ad essere “buoni cristiani e
onesti cittadini”.
La domanda di educazione si
inserisce in questo contesto e ci chiama in causa in quanto educatrici ed
educatori delle/dei giovani. Questi sperimentano vari tipi di povertà.
97. Poveri di valori: la legge del consumo e del piacere, l’etica
dell’individualismo sono alcune delle categorie che impoveriscono il senso
della vita nelle sue aspirazioni profonde alla trascendenza, alla giustizia,
alla solidarietà, alla pace. Alcune applicazioni dei progressi della medicina e
della biotecnologia - mezzi contraccettivi, selezioni eugenetiche - orientano
la coppia e la donna in particolare ad accettare una visione riduttiva
dell’amore e della famiglia, che si ripercuote con evidenti conseguenze
negative sui figli e sulla società.
Di fronte a tale stato di cose, sorge la domanda di una nuova
evangelizzazione per raggiungere i giovani con l’annuncio di Gesù Cristo,
testimoniato ed espresso in linguaggi a loro comprensibili.
98. Poveri di relazioni: nell’era definita della comunicazione, la gente soffre di
solitudine e di abbandono. Bambini e giovani assistono spesso al disgregarsi
della famiglia, fanno l’esperienza di essere senza padre o senza madre. Questa
situazione, presente in ogni continente, pesa sulla vita di tutti, specialmente
dei giovani e delle donne.
Le guerre, le catastrofi naturali e l’AIDS generano milioni di orfani, che
vengono privati degli affetti familiari e delle prospettive di futuro. Il
fenomeno migratorio e quello dei rifugiati, determinato da fattori economici o
politici, priva le persone delle proprie radici e taglia i rapporti più vitali
con la propria terra e la propria gente. Nelle società più sviluppate, il ritmo
accelerato dell’esistenza quotidiana riduce la possibilità e/o la qualità di
incontro impoverendo le relazioni interpersonali.
La stessa vita della comunità religiosa rischia di entrare in questo
ingranaggio, che fa crescere l’individualismo e la tristezza di un’esistenza
priva di calore umano e povera di prospettive.
99. Poveri di
beni materiali: la globalizzazione è pagata a caro prezzo specie dai poveri.
Invece di una maggiore opportunità per tutti, essa genera l’ineguale
distribuzione dei beni, l’esclusione dei deboli, l’impossibilità di uno
sviluppo umano sostenibile. Si assiste a una sorta di nuovo colonialismo, che
produce disoccupazione ed emigrazione e genera un maggior indebitamento dei
Paesi già indebitati, esclusi dal mercato globale. Questa situazione è all’origine
di altri tipi di povertà.
La sfida di garantire beni vitali come la terra, l’acqua, il cibo, la casa,
il lavoro interpella profondamente l’educazione a proporre una visione
alternativa a quella oggi dominante. Avvertiamo l’urgenza di organizzare la solidarietà, di
collaborare a creare strutture che non soddisfino solo i bisogni immediati, ma
garantiscano continuità generando processi di crescita in ogni cultura.
100. Poveri di
informazione: nell’era
mediatizzata, la base del potere economico, politico, culturale sta
nell’informazione. La ricchezza di uno Stato si misura prevalentemente dal suo
dominio comunicativo.
Il mercato planetario della comunicazione è retto dalla logica del
capitalismo, del potere in mano a pochi. Tale situazione fa sentire i suoi
effetti negativi su tutta l’esistenza perché genera omologazione e conseguente
impoverimento delle culture. Infatti, il flusso mondiale delle notizie e dei
programmi radiofonici e televisivi è monopolizzato da un numero esiguo di agenzie
di comunicazione.
La consapevolezza di questa situazione, piuttosto preoccupante per
l’educazione, non è stata sufficientemente rilevata dalle ispettorie, che forse
si sentono impari di fronte a un fenomeno inglobante e in rapida evoluzione,
oppure, vivendo in luoghi dove l’informazione è carente e controllata, non
riescono a trovare strade per una comunicazione alternativa.
La sfida, ancora una volta, riguarda l’elaborazione e l’assunzione di
modelli educativi che, nel flusso travolgente di continue comunicazioni,
abilitino alla lettura critica delle informazioni e all’interpretazione dei
silenzi che riguardano i Paesi poveri.
Si tratta di educare ad una cittadinanza attiva che prepari ad essere
presenti in modo critico, ed eventualmente con un’informazione alternativa, al
servizio della verità, per dare voce e speranza di futuro ai poveri.
101. Poveri di cultura e di educazione. Le istituzioni educative, in
particolare la scuola, corrono il rischio di riprodurre la logica del sistema ingiusto
e oppressivo, di limitarsi ad una trasmissione di contenuti rispondenti alla
cultura dominante, ad assicurare tecnici e manodopera per il mercato del
lavoro. Siamo consapevoli che la chiave dello sviluppo è l’educazione, invocata
da tutti come importante via d’uscita per rompere il cerchio vizioso della
miseria e dello sfruttamento. Tanti, purtroppo, non hanno alcuna possibilità di
accesso alla scuola, oppure usufruiscono di un servizio qualitativamente povero
o dipendente dall’ideologia al potere, e soprattutto mancano di valori ai quali
ancorare la loro vita.
La sfida per noi è quella di qualificare il servizio educativo-scolastico e
coniugare meglio l’educazione formale e non formale garantendo contenuti e
valori che formino persone sanamente critiche e propositive e non solo risorse
per il mercato.
Per questo si richiede una continua verifica della visione della persona e
della vita sociale secondo l’ottica evangelica, per non essere solo produttori
di servizi, ma educatrici e educatori in grado di avanzare proposte ed
esperienze che migliorino la qualità della risposta nei confronti delle
categorie più deboli.
102. Povertà
femminile: perdura, e aumenta
oggi, la femminizzazione della povertà perché, tra i poveri, la donna è maggiormente
penalizzata, meno garantita nell’occupazione, più esposta allo sfruttamento di
ogni tipo, meno riconosciuta anche quando è culturalmente preparata. Su di lei
continuano a pesare molti pregiudizi che rendono spesso arduo un inserimento
sociale non omologato al maschile. In lei, infine, si assommano molte delle
povertà finora descritte. Anche l’emigrazione, l’analfabetismo, il fenomeno dei
rifugiati sta assumendo sempre più il volto femminile.
Di qui deriva l’appello a prendersi cura delle donne, a cominciare dalle
bambine. Ciò implica la sollecitudine nel favorire il loro sviluppo integrale
attraverso gli ambiti specifici della salute, dell’alfabetizzazione, della
formazione professionale, dell’educazione alla coscienza sociale, della
maturazione vocazionale. In tal modo abiliteremo le giovani donne ad essere
cittadine attive in grado di denunciare gli abusi contro la loro dignità e di
offrire un apporto fattivo e critico alle comunità di appartenenza.
Quale formazione?
103. Le risposte delle ispettorie rimandano
continuamente all’esigenza di formazione, processo indispensabile per il
rinnovamento della vita religiosa in dialogo con la storia.
La nostra formazione si innesta
sull’esperienza vocazionale e la sostiene; è via alla maturazione integrale
nella progressiva configurazione a Cristo.
È urgente ricentrare il cammino
formativo su Gesù Cristo e sul suo messaggio, che noi abbiamo particolarmente
contemplato nelle beatitudini evangeliche. È un’esigenza sollecitata anche dall’attuale
complessità caratterizzata da una molteplicità di progetti di vita, di
confessioni religiose, di modelli socio-culturali e di comportamento.
104.
è importante far leva sulla responsabilità
nella propria formazione, ovvero sull’autoformazione che, poggiando su una
solida base umana, si apra alla dimensione evangelica, accolta sempre più
profondamente e vissuta in una comunità ecclesiale di cui la persona si sente
parte viva.
Lo studio del Progetto formativo
ci rende convinte della necessità di assumere un modello formativo che parta
dalla lettura sapienziale della propria vita e della realtà che ci circonda
alla luce della parola di Dio.
105.
Di qui l’accento sull’accompagnamento, esperienza fondamentale nell’itinerario
personale e comunitario di maturazione perché aiuta a definirsi e ad
orientarsi. L’accompagnamento si attua in una relazione di reciprocità che
esige rispetto, cura per la crescita dell’altra persona, disponibilità a
riconoscere e sostenere in lei i cammini dello Spirito. Lo stile è quello
semplice e familiare, sperimentato con frutto a Mornese da Maria Domenica e
dalle altre sorelle.
106.
La formazione alla cittadinanza
evangelica va inserita in tutto l’iter
formativo. La domanda di formazione è infatti domanda di maturazione nella
libertà e nella responsabilità nei confronti degli altri. Tale formazione parte
dalla consapevolezza del contributo insostituibile da offrire nel contesto
della propria città o quartiere. Procede nel conoscere concretamente la vita
del territorio in cui si è inseriti, nell’analizzare i problemi e nell’operare
scelte di impegno nella linea della progettualità educativa salesiana. Si
realizza avendo presente l’orizzonte ecclesiale, in collaborazione con i laici
e con altri Istituti religiosi, in particolare quelli dediti all’educazione o
comunque operanti nella realtà sociale e del lavoro.
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