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Vie di cittadinanza evangelica
107. Dopo esserci interrogate sulle radici
evangeliche e sulle interpellanze della cittadinanza al nostro stile di vita,
ora ci chiediamo quali vie di cittadinanza evangelica percorrere nella
concretezza del quotidiano.
Oltre a quanto già cerchiamo di
vivere, quali altre proposte possiamo assumere? In che modo?
Tra le righe delle risposte
pervenute dalle ispettorie si percepiscono vie di speranza nel segno delle
beatitudini.
Si tratta di strade appena
sterrate, percorse da gente in cammino impegnata nei piccoli passi quotidiani.
Vengono pure indicate, negli stessi testi ispettoriali, proposte che esprimono
il desiderio di rivedere la qualità del servizio educativo, pur non essendo
sempre chiare le condizioni necessarie perché questo cambio si attui realmente.
È compito del Capitolo generale
trovare le strategie opportune per concretizzare le vie di cittadinanza
evangelica.
Le domande presenti in questo
nucleso sono state pensate soltanto come suggestioni per aiutare nella fase di
preparazione al Capitolo e per avviare la conversazione capitolare.
Riguardo alla domanda di una rinnovata esperienza di Dio
108. L’incontro
quotidiano con la Parola, già in atto da anni nelle comunità, è cresciuto in
consistenza e profondità tanto da venire evidenziato, in quasi tutte le
ispettorie, come scelta prioritaria, punto di riferimento del vissuto, sguardo
sapienziale per interpretare la realtà a livello personale e comunitario in
proiezione della missione educativa.
Si coglie che gli appuntamenti con Gesù Eucaristia, la sua Parola e
l’esperienza della preghiera in genere sono ritenuti essenziali per una fedeltà
dinamica, sponsale all’Alleanza. L’esigenza di interiorità, di trovare tempi
necessari per meditare e contemplare è cresciuta con l’aumento del rumore della
civiltà contemporanea, che spesso induce alla dispersione interiore. Siamo
infatti consapevoli che più si diventa donne di preghiera, più si è capaci di
responsabilità e di apertura all’altro (cf PF
40).
Di qui il sorgere, in vari contesti, di case di preghiera e della richiesta
di tempi sabbatici, di luoghi di spiritualità dove poter trascorrere momenti di
ricarica sia per noi, sia per i giovani.
• -Come garantire qualità e profondità all’ascolto e alla condivisione
della parola di Dio affinché divenga realmente forza ispiratrice nel cammino di
santità che percorriamo insieme ai giovani, ai collaboratori laici e alle
famiglie?
• -Come accogliere l’appello del Papa a rendere le nostre comunità
autentiche scuole di preghiera che si distinguono nell’arte della preghiera (cf
NMI 32)?
• -In che modo possiamo vivere la dimensione contemplativa del
carisma salesiano coniugandola con l’impegno di solidarietà educativa, di
cittadinanza attiva?
• -Come assicurare la continuità e la qualità delle case di
preghiera che già esistono o che potranno nascere?
109.
Il tema del discernimento è stato più volte all’ordine del giorno dei
precedenti Capitoli generali ed è divenuto poi oggetto di riflessione nelle
ispettorie e nelle comunità. Molte ispettorie, costatando i rapidi cambiamenti
e la complessità del reale, esprimono l’esigenza di vivere in stato di discernimento, coltivato come
atteggiamento necessario per leggere la storia alla luce del disegno di Dio e
ricercare le vere cause dei fenomeni, e non solo come esperienza episodica o
metodo da applicare in particolari circostanze. Nelle comunità dove si cerca di
vivere abitualmente il discernimento a livello personale e comunitario, si
riscontrano minori difficoltà nelle relazioni, è più facile la preghiera
continua richiesta da Gesù nel vangelo, più agevole la progettualità illuminata
dalla presenza di Dio, a cui si fa costantemente riferimento.
• -Come passare da un discernimento episodico ad un discernimento
evangelico costante? Quali vie percorrere per garantire le condizioni di
riflessione, silenzio, ascolto, condivisione nelle nostre comunità?
• -Come coinvolgere nel discernimento l’intera comunità educante,
perché insieme possiamo individuare le nuove frontiere della missione nella
realtà in cui siamo inseriti?
• -Come avviare nelle comunità educanti l’approfondimento sulle
beatitudini, fondamento della cittadinanza evangelica, al fine di esplicitare
itinerari formativi nell’ottica salesiana?
110. L’approfondimento della dimensione mariana della
vita cristiana e del carisma, la ricerca di come esprimere e assimilare la spiritualità salesiana vissuta al femminile costituiscono due temi ricorrenti
nella riflessione dell’Istituto.
Da una lettura approfondita delle sintesi capitolari si intuisce che sono
realtà generalmente presenti nella vita delle FMA e delle comunità educanti,
come pure nell’attuazione del sistema preventivo ispirata e sorretta dal
riferimento vitale a Maria.
Altri cammini di ricerca si stanno aprendo sul significato della presenza
di Maria per la crescita di ogni cristiano e, in particolare, per la nostra
esperienza di FMA, per i genitori, gli educatori e le educatrici, le/i giovani e per quanti avvertono il compito di
realizzare l’inedito della vita di Maria
nel nuovo millennio (cf PF 31). Tali
ricerche non si limitano al livello di riflessione o di studio, ma tendono a
divenire riferimento vitale per le comunità educanti.
Le sintesi segnalano pure alcuni percorsi di approfondimento
dell’autocoscienza femminile, necessari per meglio valorizzare le risorse
nostre, delle ragazze e delle giovani donne con cui veniamo in contatto.
• -Come passare da un rapporto a volte soltanto devozionale con
Maria alla comprensione della dimensione mariana della vita cristiana e in
particolare della spiritualità salesiana delle FMA?
• -Cosa significa per noi FMA vivere l’inedito di Maria nella
nostra vita?
• -Come continuare i percorsi di approfondimento già in atto sulla dimensione
mariana del carisma e renderli accessibili a tutte le FMA e alle comunità educanti?
111.
Un aspetto fondamentale segnalato dai Capitoli ispettoriali è l’esigenza di formazione, che ogni FMA è
chiamata ad assumere responsabilmente. Essa è intesa come processo permanente
verso l’unità vocazionale, compito prioritario soprattutto nel contesto odierno
complesso e in continuo cambiamento (cf PF
38). Conseguentemente l’impegno formativo deve favorire la costruzione di
un’identità in continua elaborazione, che si connota come flessibile e dinamica
ed è il risultato di molteplici rapporti e appartenenze. Il venir meno di molte
certezze sollecita atteggiamenti di ricerca, dialogo, pensosità e, per noi, il
riferimento esplicito alla proposta di fede cristiana, la docilità allo
Spirito, la continua conversione.
Il sorgere di comunità internazionali, specie in terra di missione, implica
una formazione aperta alle differenze e, nelle sorelle inviate alla missione ad gentes, una preparazione e un
accompagnamento specifici.
Da molte risposte delle ispettorie si coglie l’inadeguatezza formativa,
evidenziata dal confronto con la complessità del panorama mondiale e con la
realtà multietnica e multireligiosa.
• -Come favorire, in particolare nelle nuove generazioni,
l’elaborazione di una identità consistente e flessibile?
• -Come educarci ed educare all’interculturalità in un mondo in cui
le diversità sono sempre più chiamate a convivere e ad armonizzarsi?
• -Siamo convinte della significatività pedagogica e salesiana
della formazione in ambienti internazionali, quale laboratorio in cui
armonizzare le ricchezze della propria cultura con quella di altre culture nel
reciproco scambio dei doni?
Riguardo alla domanda di comunione
112. La domanda di comunione converge nella ricerca delle
caratteristiche proprie dello spirito di
famiglia, espresso nella gioia di stare insieme per attuare il disegno del
Padre che ci chiama ad educare le giovani generazioni. Lo spirito di famiglia
connota la spiritualità salesiana ed è da riscoprire e attualizzare ogni giorno
alla luce di una ecclesiologia di comunione.
Pur riconoscendo la ricca tradizione salesiana in questo campo, dalle
ispettorie vengono segnalate nuove caratteristiche delle comunità, che esigono
risposte diversificate rispetto alle precedenti e impegnano ad essere attente
alle diverse stagioni della vita e alle differenze intergenerazionali. In
particolare, la presenza crescente di sorelle anziane, in buona parte
dell’Istituto, richiede di dare qualità alla loro vita, che conserva tante
risorse e rimane feconda fino alla fine.
In alcuni Paesi, il ridotto numero di giovani sorelle che si inseriscono
nelle comunità può generare in loro solitudine, difficoltà di comunicazione e
di scambio e chiede un accompagnamento discreto ed efficace.
La consistente presenza dei laici è generalmente considerata una risorsa
per il dialogo, spesso anche come un’opportunità di reciproco arricchimento
nella condivisione dei valori carismatici. A volte, tuttavia, viene ritenuta
solo una necessità per il venir meno delle suore, senza riuscire a integrarla
nell’ottica di una responsabilità condivisa.
In molte comunità si sta facendo la scelta dell’accompagnamento reciproco,
si creano condizioni per uno stile di vita sostenibile da tutte e ci si impegna
ad accogliere ciascuna sorella come persona e non soltanto come risorsa per la
missione o in funzione dell’organizzazione comunitaria.
• -Come trovare strade concrete per realizzare oggi nelle comunità
educanti uno spirito di famiglia che doni la gioia di vivere insieme e traduca
in itinerari educativi la spiritualità di comunione?
• -Cosa cambiare nelle comunità per favorire un clima di
accompagnamento reciproco, dove si sperimenti accoglienza, valorizzazione, cura
e ci si animi per la comune missione?
• -In che modo le nostre comunità testimoniano, nella Chiesa e
nella società, il loro essere comunità delle beatitudini evangeliche, centrate
sull’essenziale, proiettate verso la missione educativa, attente in particolare
alle povertà dei giovani e delle giovani donne?
113. Nella
maggior parte delle ispettorie si avverte l’esigenza di comunità meno
istituzionalizzate, più accoglienti e flessibili, che vivono un’animazione di tipo circolare nello
stile femminile. Valorizzando gli orientamenti contenuti nelle circolari della
Madre e l’esperienza corale vissuta nell’elaborazione della Programmazione del sessennio e del Progetto formativo, si stanno attuando
significativi cammini di partecipazione, corresponsabilità e condivisione. Tali
cammini sono soprattutto evidenti nella progettazione e nell’operatività
educativa insieme con i laici, corresponsabili con noi della missione.
L’animazione di tipo circolare, nucleo fondamentale del coordinamento, è
per noi opportunità di unificazione personale e di comunione, espressione di
mentalità progettuale e di agilità organizzativa. Si percepisce la necessità,
nelle diverse culture, di realizzarla con maggiore decisione, promuovendo
interazioni di reciprocità che tuttavia non escludono, ma implicano il
riconoscimento delle mediazioni indicate dalle Costituzioni come responsabili
del servizio di autorità, ricordando che questa ha il suo fondamento nell’unico
Centro in cui tutti siamo chiamati a convergere: Gesù Cristo.
• -Come ripensare l’organizzazione della vita delle nostre comunità
e delle comunità educanti in modo da assicurare unità nella diversità di
cammini e di compiti, in vista di una maggiore vitalità e armonia delle
differenti vocazioni e risorse?
• -Quali percorsi compiere per attuare un tipo di coordinamento che
risponda all’esigenza di governare animando, nella corresponsabilità e nello
spirito di famiglia?
• -Quali proposte concrete avanzare per qualificare, oggi, la
formazione delle animatrici di comunità?
114.
Dalle risposte delle ispettorie si ha la percezione che quasi tutto
l’Istituto si trovi, per motivi diversi, in fase di ristrutturazione. È avvertita, infatti, l’esigenza di rivedere le
comunità e le opere perché siano espressive della ricchezza del carisma,
tenendo conto delle risorse disponibili
e delle attuali frontiere della missione. Questo pone alla ricerca di cammini
formativi e modalità organizzative per offrire, nella linea del carisma,
risposte nuove ai nuovi bisogni educativi.
• -Come procedere perché alla base della ristrutturazione vi sia
una mentalità progettuale, radicata nella spiritualità propria del carisma, che
aiuti a non prendere decisioni determinate da situazioni contingenti ma a
individuare i bisogni più profondi dei giovani con sguardo di futuro?
Riguardo alla domanda di educazione
115. La domanda
di educazione ci invita ad investire coraggiosamente sul preventivo a tutti i livelli, senza limitarci a progetti
assistenziali, di recupero o che portano a rincorrere le emergenze. Ciò
richiede una conoscenza qualificata del sistema preventivo che prepari a
tradurre nell’oggi l’intento di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello di
formare buoni cristiani e onesti
cittadini: uomini e donne con una fede adulta, pensata e testimoniata nella
realtà ecclesiale e socio-culturale, nella quale sono chiamati a risplendere
come sale della terra e luce del mondo.
Per tutti, anche per giovani non cristiani, il nostro modo di educare può
aiutare a leggere criticamente la realtà e la cultura mediatica; può
sollecitare, specialmente le giovani donne, a partecipare responsabilmente alla
vita sociale e politica e ad offrire il loro specifico contributo a livello
culturale e professionale.
In ambito educativo il grido dei poveri è fondamentalmente domanda
di educazione evangelizzatrice e, per la nostra vita personale e comunitaria,
appello all’austerità nelle scelte e non solo impegno a promuovere azioni di
sviluppo. Il cuore povero e uno stile
sobrio sono la prima condizione per farci carico delle attese dei piccoli e
dei bisognosi, da cui abbiamo molto da imparare: i poveri, spesso, sono i
nostri maestri.
Nell’ambito della domanda educativa, le sintesi ispettoriali sottolineano
l’importanza di dedicare una maggiore attenzione
alle famiglie, promovendo in loco una riflessione seria che impegni a
conoscere le potenzialità e risorse della famiglia e, al tempo stesso, le cause
della crisi dell’istituzione familiare, oggi così diffusa.
Viene pure sottolineata la necessità di elaborare strategie formative per
le/i giovani che si preparano al matrimonio e di sviluppare nelle comunità
educanti una sensibilità che porti a promuovere scelte politiche a favore della
famiglia.
• -Quale sensibilità e attenzione concreta riserviamo, nelle
comunità educanti, all’approfondimento del sistema preventivo individuando le
modalità per renderlo attuale e operativo?
• -Come vivere nelle nostre comunità uno stile di vita secondo
criteri di giustizia, cioè limitando le esigenze personali, abilitandoci a
“dare conto” comunitariamente delle spese, confrontandoci col modo di vivere
dei poveri?
• -Come privilegiare, in ogni ambiente educativo, nella qualità e
quantità di tempo dedicato, i più svantaggiati di ogni tipo?
• -In quale misura, come comunità educanti, ci facciamo carico
della formazione delle famiglie dei giovani, convinti che questa è una modalità
efficace del prevenire oggi?
116. La
sensibilità e la modalità di andare ai poveri sta cambiando. Si comprende
meglio che non si può agire soli. È necessaria una scuola di corresponsabilità
nella comunione, che implica la collaborazione con quanti condividono la
missione educativa, in rete con gli organismi e le istituzioni civili e
religiose del territorio. Le iniziative non sono firmate in esclusiva, ma costituiscono il frutto dell’interazione
convergente di compiti e di ruoli.
Cresce la convinzione che i poveri
devono essere protagonisti del loro
sviluppo e che spesso essi sanno suggerire le soluzioni più adeguate ai
loro problemi. Si va consolidando la consapevolezza che, da parte nostra,
esiste un rapporto di reciprocità e non solo una prestazione di servizi.
Andiamo a loro con la trasparenza del Cristo povero venuto per servire.
Alimentiamo in noi e in loro la fede nella Provvidenza che si prende cura dei
piccoli.
• -In quale misura il nostro Istituto, operando a livello
internazionale, è sensibile e propositivo circa il problema dell’enorme divario
esistente tra paesi ricchi e paesi poveri?
• -Come, insieme ai laici, ci facciamo promotrici di una cultura di
pace fondata sulla globalizzazione della solidarietà?
• -Quale la nostra posizione di fronte al complesso fenomeno
dell’emigrazione? Come cerchiamo di rispondervi nell’ottica della dimensione
missionaria del carisma?
117.
Dappertutto aumenta il numero dei giovani e delle donne che possiamo considerare
come gli sconfit- ti della
globalizzazione. Una conoscenza più approfondita delle dinamiche economiche ci
rende sensibili riguardo alle cause strutturali della povertà a vari livelli.
Per questo ci impegniamo a collaborare nell’elaborazione di progetti educativi
e culturali che ci coinvolgano attivamente, come comunità educanti, al fine di
preparare persone in grado di prendere in mano il proprio destino e di operare
con giustizia, senza lasciarsi asservire dal potere e dalle leggi del mercato.
• -Quali strategie stiamo
realizzando per renderci consapevoli dell’influenza dell’ideologia neoliberista
sul nostro modo personale e comunitario di vivere la povertà, sui nostri
progetti educativi?
• -Come valorizziamo, anche a
livello di comunità educanti, il magistero sociale della Chiesa traendone
criteri di discernimento per educarci ed educare alla cittadinanza attiva?
• -Quali cammini percorrere per
promuovere l’economia solidale e collaborare a proposte di economia di
comunione?
• -Sarebbe conveniente e possibile
far sentire la nostra voce nei luoghi dove si elaborano le decisioni
riguardanti le politiche giovanili e familiari a livello internazionale? Per
quali vie?
Nella rinnovata Alleanza l’impegno di una cittadinanza
attiva:
l’unità del tema del Capitolo si radica nella visione biblica della vita e
della storia.
Il dono dell’Alleanza impegna a
vivere radicalmente le beatitudini
evangeliche in comunione con le sorelle e a collaborare alla realizzazione
del disegno del Padre di fare di tutti i popoli un’unica famiglia. È una
chiamata a vivere la vita nuova in Cristo, a Lui configurate dallo Spirito, in
comunione di amore e di servizio nella Chiesa (cf VC 93).
All’inizio del terzo millennio Giovanni
Paolo II affida alla Chiesa il compito di riflettere la luce di Cristo
facendone risplendere il volto davanti alle nuove generazioni (cf NMI 16).
Accogliendo questo invito,
vogliamo fare delle nostre comunità case
e scuole di preghiera e di comunione (cf n. 33, 43), delle comunità
educanti laboratori in cui le diverse vocazioni diventano dono e ricchezza
reciproca, impegnate a risvegliare la fantasia
della carità (cf n. 50) per dare ascolto al grido dei poveri,
particolarmente delle giovani. Per noi educatrici salesiane e per quanti
condividono il programma educativo di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello
si tratta di potenziare la creatività dell’amore traducendola nella ricerca di
strade per educarci ed educare a vivere da cittadini attivi secondo il vangelo.
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