Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
FMA
Capitolo Generale XXI

IntraText CT - Lettura del testo

  • vivere LA CITTADINANZA EVANGELICA
    • Vie di cittadinanza evangelica
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Vie di cittadinanza evangelica

 

107.       Dopo esserci interrogate sulle radici evangeliche e sulle interpellanze della cittadinanza al nostro stile di vita, ora ci chiediamo quali vie di cittadinanza evangelica percorrere nella concretezza del quotidiano.

Oltre a quanto già cerchiamo di vivere, quali altre proposte possiamo assumere? In che modo?

Tra le righe delle risposte pervenute dalle ispettorie si percepiscono vie di speranza nel segno delle beatitudini.

Si tratta di strade appena sterrate, percorse da gente in cammino impegnata nei piccoli passi quotidiani. Vengono pure indicate, negli stessi testi ispettoriali, proposte che esprimono il desiderio di rivedere la qualità del servizio educativo, pur non essendo sempre chiare le condizioni necessarie perché questo cambio si attui realmente.

È compito del Capitolo generale trovare le strategie opportune per concretizzare le vie di cittadinanza evangelica.

Le domande presenti in questo nucleso sono state pensate soltanto come suggestioni per aiutare nella fase di preparazione al Capitolo e per avviare la conversazione capitolare.

 

 

Riguardo alla domanda di una rinnovata esperienza di Dio

 

108.       L’incontro quotidiano con la Parola, già in atto da anni nelle comunità, è cresciuto in consistenza e profondità tanto da venire evidenziato, in quasi tutte le ispettorie, come scelta prioritaria, punto di riferimento del vissuto, sguardo sapienziale per interpretare la realtà a livello personale e comunitario in proiezione della missione educativa.

Si coglie che gli appuntamenti con Gesù Eucaristia, la sua Parola e l’esperienza della preghiera in genere sono ritenuti essenziali per una fedeltà dinamica, sponsale all’Alleanza. L’esigenza di interiorità, di trovare tempi necessari per meditare e contemplare è cresciuta con l’aumento del rumore della civiltà contemporanea, che spesso induce alla dispersione interiore. Siamo infatti consapevoli che più si diventa donne di preghiera, più si è capaci di responsabilità e di apertura all’altro (cf PF 40).

Di qui il sorgere, in vari contesti, di case di preghiera e della richiesta di tempi sabbatici, di luoghi di spiritualità dove poter trascorrere momenti di ricarica sia per noi, sia per i giovani.

 

•  -Come garantire qualità e profondità all’ascolto e alla condivisione della parola di Dio affinché divenga realmente forza ispiratrice nel cammino di santità che percorriamo insieme ai giovani, ai collaboratori laici e alle famiglie?

•  -Come accogliere l’appello del Papa a rendere le nostre comunità autentiche scuole di preghiera che si distinguono nell’arte della preghiera (cf NMI 32)?

•  -In che modo possiamo vivere la dimensione contemplativa del carisma salesiano coniugandola con l’impegno di solidarietà educativa, di cittadinanza attiva?

•  -Come assicurare la continuità e la qualità delle case di preghiera che già esistono o che potranno nascere?

 

 

109.       Il tema del discernimento è stato più volte all’ordine del giorno dei precedenti Capitoli generali ed è divenuto poi oggetto di riflessione nelle ispettorie e nelle comunità. Molte ispettorie, costatando i rapidi cambiamenti e la complessità del reale, esprimono l’esigenza di vivere in stato di discernimento, coltivato come atteggiamento necessario per leggere la storia alla luce del disegno di Dio e ricercare le vere cause dei fenomeni, e non solo come esperienza episodica o metodo da applicare in particolari circostanze. Nelle comunità dove si cerca di vivere abitualmente il discernimento a livello personale e comunitario, si riscontrano minori difficoltà nelle relazioni, è più facile la preghiera continua richiesta da Gesù nel vangelo, più agevole la progettualità illuminata dalla presenza di Dio, a cui si fa costantemente riferimento.

 

•  -Come passare da un discernimento episodico ad un discernimento evangelico costante? Quali vie percorrere per garantire le condizioni di riflessione, silenzio, ascolto, condivisione nelle nostre comunità?

•  -Come coinvolgere nel discernimento l’intera comunità educante, perché insieme possiamo individuare le nuove frontiere della missione nella realtà in cui siamo inseriti?

•  -Come avviare nelle comunità educanti l’approfondimento sulle beatitudini, fondamento della cittadinanza evangelica, al fine di esplicitare itinerari formativi nell’ottica salesiana?

 

110. L’approfondimento della dimensione mariana della vita cristiana e del carisma, la ricerca di come esprimere e assimilare la spiritualità salesiana vissuta al femminile costituiscono due temi ricorrenti nella riflessione dell’Istituto.

Da una lettura approfondita delle sintesi capitolari si intuisce che sono realtà generalmente presenti nella vita delle FMA e delle comunità educanti, come pure nell’attuazione del sistema preventivo ispirata e sorretta dal riferimento vitale a Maria.

Altri cammini di ricerca si stanno aprendo sul significato della presenza di Maria per la crescita di ogni cristiano e, in particolare, per la nostra esperienza di FMA, per i genitori, gli educatori e le educatrici, le/i  giovani e per quanti avvertono il compito di realizzare l’inedito della vita di Maria nel nuovo millennio (cf PF 31). Tali ricerche non si limitano al livello di riflessione o di studio, ma tendono a divenire riferimento vitale per le comunità educanti.

Le sintesi segnalano pure alcuni percorsi di approfondimento dell’autocoscienza femminile, necessari per meglio valorizzare le risorse nostre, delle ragazze e delle giovani donne con cui veniamo in contatto.

 

•  -Come passare da un rapporto a volte soltanto devozionale con Maria alla comprensione della dimensione mariana della vita cristiana e in particolare della spiritualità salesiana delle FMA?

•  -Cosa significa per noi FMA vivere l’inedito di Maria nella nostra vita?

•  -Come continuare i percorsi di approfondimento già in atto sulla dimensione mariana del carisma e renderli accessibili a tutte le FMA e alle comunità educanti?

 

 

111.       Un aspetto fondamentale segnalato dai Capitoli ispettoriali è l’esigenza di formazione, che ogni FMA è chiamata ad assumere responsabilmente. Essa è intesa come processo permanente verso l’unità vocazionale, compito prioritario soprattutto nel contesto odierno complesso e in continuo cambiamento (cf PF 38). Conseguentemente l’impegno formativo deve favorire la costruzione di un’identità in continua elaborazione, che si connota come flessibile e dinamica ed è il risultato di molteplici rapporti e appartenenze. Il venir meno di molte certezze sollecita atteggiamenti di ricerca, dialogo, pensosità e, per noi, il riferimento esplicito alla proposta di fede cristiana, la docilità allo Spirito, la continua conversione.

Il sorgere di comunità internazionali, specie in terra di missione, implica una formazione aperta alle differenze e, nelle sorelle inviate alla missione ad gentes, una preparazione e un accompagnamento specifici.

Da molte risposte delle ispettorie si coglie l’inadeguatezza formativa, evidenziata dal confronto con la complessità del panorama mondiale e con la realtà multietnica e multireligiosa.

 

•  -Come favorire, in particolare nelle nuove generazioni, l’elaborazione di una identità consistente e flessibile?

•  -Come educarci ed educare all’interculturalità in un mondo in cui le diversità sono sempre più chiamate a convivere e ad armonizzarsi?

•  -Siamo convinte della significatività pedagogica e salesiana della formazione in ambienti internazionali, quale laboratorio in cui armonizzare le ricchezze della propria cultura con quella di altre culture nel reciproco scambio dei doni?

 

 

Riguardo alla domanda di comunione

 

112. La domanda di comunione converge nella ricerca delle caratteristiche proprie dello spirito di famiglia, espresso nella gioia di stare insieme per attuare il disegno del Padre che ci chiama ad educare le giovani generazioni. Lo spirito di famiglia connota la spiritualità salesiana ed è da riscoprire e attualizzare ogni giorno alla luce di una ecclesiologia di comunione.

Pur riconoscendo la ricca tradizione salesiana in questo campo, dalle ispettorie vengono segnalate nuove caratteristiche delle comunità, che esigono risposte diversificate rispetto alle precedenti e impegnano ad essere attente alle diverse stagioni della vita e alle differenze intergenerazionali. In particolare, la presenza crescente di sorelle anziane, in buona parte dell’Istituto, richiede di dare qualità alla loro vita, che conserva tante risorse e rimane feconda fino alla fine.

In alcuni Paesi, il ridotto numero di giovani sorelle che si inseriscono nelle comunità può generare in loro solitudine, difficoltà di comunicazione e di scambio e chiede un accompagnamento discreto ed efficace.

La consistente presenza dei laici è generalmente considerata una risorsa per il dialogo, spesso anche come un’opportunità di reciproco arricchimento nella condivisione dei valori carismatici. A volte, tuttavia, viene ritenuta solo una necessità per il venir meno delle suore, senza riuscire a integrarla nell’ottica di una responsabilità condivisa.

In molte comunità si sta facendo la scelta dell’accompagnamento reciproco, si creano condizioni per uno stile di vita sostenibile da tutte e ci si impegna ad accogliere ciascuna sorella come persona e non soltanto come risorsa per la missione o in funzione dell’organizzazione comunitaria.

 

•  -Come trovare strade concrete per realizzare oggi nelle comunità educanti uno spirito di famiglia che doni la gioia di vivere insieme e traduca in itinerari educativi la spiritualità di comunione?

•  -Cosa cambiare nelle comunità per favorire un clima di accompagnamento reciproco, dove si sperimenti accoglienza, valorizzazione, cura e ci si animi per la comune missione?

•  -In che modo le nostre comunità testimoniano, nella Chiesa e nella società, il loro essere comunità delle beatitudini evangeliche, centrate sull’essenziale, proiettate verso la missione educativa, attente in particolare alle povertà dei giovani e delle giovani donne?

 

113.  Nella maggior parte delle ispettorie si avverte l’esigenza di comunità meno istituzionalizzate, più accoglienti e flessibili, che vivono un’animazione di tipo circolare nello stile femminile. Valorizzando gli orientamenti contenuti nelle circolari della Madre e l’esperienza corale vissuta nell’elaborazione della Programmazione del sessennio e del Progetto formativo, si stanno attuando significativi cammini di partecipazione, corresponsabilità e condivisione. Tali cammini sono soprattutto evidenti nella progettazione e nell’operatività educativa insieme con i laici, corresponsabili con noi della missione.

L’animazione di tipo circolare, nucleo fondamentale del coordinamento, è per noi opportunità di unificazione personale e di comunione, espressione di mentalità progettuale e di agilità organizzativa. Si percepisce la necessità, nelle diverse culture, di realizzarla con maggiore decisione, promuovendo interazioni di reciprocità che tuttavia non escludono, ma implicano il riconoscimento delle mediazioni indicate dalle Costituzioni come responsabili del servizio di autorità, ricordando che questa ha il suo fondamento nell’unico Centro in cui tutti siamo chiamati a convergere: Gesù Cristo.

 

•  -Come ripensare l’organizzazione della vita delle nostre comunità e delle comunità educanti in modo da assicurare unità nella diversità di cammini e di compiti, in vista di una maggiore vitalità e armonia delle differenti vocazioni e risorse?

•  -Quali percorsi compiere per attuare un tipo di coordinamento che risponda all’esigenza di governare animando, nella corresponsabilità e nello spirito di famiglia?

•  -Quali proposte concrete avanzare per qualificare, oggi, la formazione delle animatrici di comunità?

 

 

114.       Dalle risposte delle ispettorie si ha la percezione che quasi tutto l’Istituto si trovi, per motivi diversi, in fase di ristrutturazione. È avvertita, infatti, l’esigenza di rivedere le comunità e le opere perché siano espressive della ricchezza del carisma, tenendo conto delle  risorse disponibili e delle attuali frontiere della missione. Questo pone alla ricerca di cammini formativi e modalità organizzative per offrire, nella linea del carisma, risposte nuove ai nuovi bisogni educativi.

 

•  -Come procedere perché alla base della ristrutturazione vi sia una mentalità progettuale, radicata nella spiritualità propria del carisma, che aiuti a non prendere decisioni determinate da situazioni contingenti ma a individuare i bisogni più profondi dei giovani con sguardo di  futuro?

 

 

Riguardo alla domanda di educazione

 

115.  La domanda di educazione ci invita ad investire coraggiosamente sul preventivo a tutti i livelli, senza limitarci a progetti assistenziali, di recupero o che portano a rincorrere le emergenze. Ciò richiede una conoscenza qualificata del sistema preventivo che prepari a tradurre nell’oggi l’intento di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello di formare buoni cristiani e onesti cittadini: uomini e donne con una fede adulta, pensata e testimoniata nella realtà ecclesiale e socio-culturale, nella quale sono chiamati a risplendere come sale della terra e luce del mondo.

Per tutti, anche per giovani non cristiani, il nostro modo di educare può aiutare a leggere criticamente la realtà e la cultura mediatica; può sollecitare, specialmente le giovani donne, a partecipare responsabilmente alla vita sociale e politica e ad offrire il loro specifico contributo a livello culturale e professionale.

In ambito educativo il grido dei poveri è fondamentalmente domanda di educazione evangelizzatrice e, per la nostra vita personale e comunitaria, appello all’austerità nelle scelte e non solo impegno a promuovere azioni di sviluppo. Il cuore povero e uno stile sobrio sono la prima condizione per farci carico delle attese dei piccoli e dei bisognosi, da cui abbiamo molto da imparare: i poveri, spesso, sono i nostri maestri.

Nell’ambito della domanda educativa, le sintesi ispettoriali sottolineano l’importanza di dedicare una maggiore attenzione alle famiglie, promovendo in loco una riflessione seria che impegni a conoscere le potenzialità e risorse della famiglia e, al tempo stesso, le cause della crisi dell’istituzione familiare, oggi così diffusa.

Viene pure sottolineata la necessità di elaborare strategie formative per le/i giovani che si preparano al matrimonio e di sviluppare nelle comunità educanti una sensibilità che porti a promuovere scelte politiche a favore della famiglia.

 

•  -Quale sensibilità e attenzione concreta riserviamo, nelle comunità educanti, all’approfondimento del sistema preventivo individuando le modalità per renderlo attuale e operativo?

•  -Come vivere nelle nostre comunità uno stile di vita secondo criteri di giustizia, cioè limitando le esigenze personali, abilitandoci a “dare contocomunitariamente delle spese, confrontandoci col modo di vivere dei poveri?

•  -Come privilegiare, in ogni ambiente educativo, nella qualità e quantità di tempo dedicato, i più svantaggiati di ogni tipo?

•  -In quale misura, come comunità educanti, ci facciamo carico della formazione delle famiglie dei giovani, convinti che questa è una modalità efficace del prevenire oggi?

 

 

116.  La sensibilità e la modalità di andare ai poveri sta cambiando. Si comprende meglio che non si può agire soli. È necessaria una scuola di corresponsabilità nella comunione, che implica la collaborazione con quanti condividono la missione educativa, in rete con gli organismi e le istituzioni civili e religiose del territorio. Le iniziative non sono firmate in esclusiva, ma costituiscono il frutto dell’interazione convergente di compiti e di ruoli.

Cresce la convinzione che i poveri devono essere protagonisti del loro sviluppo e che spesso essi sanno suggerire le soluzioni più adeguate ai loro problemi. Si va consolidando la consapevolezza che, da parte nostra, esiste un rapporto di reciprocità e non solo una prestazione di servizi. Andiamo a loro con la trasparenza del Cristo povero venuto per servire. Alimentiamo in noi e in loro la fede nella Provvidenza che si prende cura dei piccoli.

 

•  -In quale misura il nostro Istituto, operando a livello internazionale, è sensibile e propositivo circa il problema dell’enorme divario esistente tra paesi ricchi e paesi poveri?

•  -Come, insieme ai laici, ci facciamo promotrici di una cultura di pace fondata sulla globalizzazione della solidarietà?

•  -Quale la nostra posizione di fronte al complesso fenomeno dell’emigrazione? Come cerchiamo di rispondervi nell’ottica della dimensione missionaria del carisma?

 

 

117.       Dappertutto aumenta il numero dei giovani e delle donne che possiamo considerare come gli sconfit-  ti della globalizzazione. Una conoscenza più approfondita delle dinamiche economiche ci rende sensibili riguardo alle cause strutturali della povertà a vari livelli. Per questo ci impegniamo a collaborare nell’elaborazione di progetti educativi e culturali che ci coinvolgano attivamente, come comunità educanti, al fine di preparare persone in grado di prendere in mano il proprio destino e di operare con giustizia, senza lasciarsi asservire dal potere e dalle leggi del mercato.

 

•  -Quali strategie stiamo realizzando per renderci consapevoli dell’influenza dell’ideologia neoliberista sul nostro modo personale e comunitario di vivere la povertà, sui nostri progetti educativi?

•  -Come valorizziamo, anche a livello di comunità educanti, il magistero sociale della Chiesa traendone criteri di discernimento per educarci ed educare alla cittadinanza attiva?

•  -Quali cammini percorrere per promuovere l’economia solidale e collaborare a proposte di economia di comunione?

•  -Sarebbe conveniente e possibile far sentire la nostra voce nei luoghi dove si elaborano le decisioni riguardanti le politiche giovanili e familiari a livello internazionale? Per quali vie?

 

 

 

 

 

 

Nella rinnovata Alleanza l’impegno di una cittadinanza attiva: l’unità del tema del Capitolo si radica nella visione biblica della vita e della storia.

Il dono dell’Alleanza impegna a vivere radicalmente le beatitudini evangeliche in comunione con le sorelle e a collaborare alla realizzazione del disegno del Padre di fare di tutti i popoli un’unica famiglia. È una chiamata a vivere la vita nuova in Cristo, a Lui configurate dallo Spirito, in comunione di amore e di servizio nella Chiesa (cf VC 93).

 

All’inizio del terzo millennio Giovanni Paolo II affida alla Chiesa il compito di riflettere la luce di Cristo facendone risplendere il volto davanti alle nuove generazioni (cf NMI 16).

Accogliendo questo invito, vogliamo fare delle nostre comunità case e scuole di preghiera e di comunione (cf n. 33, 43), delle comunità educanti laboratori in cui le diverse vocazioni diventano dono e ricchezza reciproca, impegnate a risvegliare la fantasia della carità (cf n. 50) per dare ascolto al grido dei poveri, particolarmente delle giovani. Per noi educatrici salesiane e per quanti condividono il programma educativo di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello si tratta di potenziare la creatività dell’amore traducendola nella ricerca di strade per educarci ed educare a vivere da cittadini attivi secondo il vangelo.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License