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| FMA Capitolo Generale XXI IntraText CT - Lettura del testo |
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Educarci ed educare alla cittadinanza evangelica
31. Le sintesi dei Capitoli ispettoriali mettono in luce una grande vivacità di iniziative e di azioni che si inseriscono in modo pertinente nel tessuto socio-culturale e rispondono a bisogni educativi concreti. Molte comunità educanti si lasciano interpellare dalle problematiche inerenti alla globalizzazione che caratterizza la nostra società, prendono sempre maggiore coscienza dell’ingiustizia che sta alla radice dell’ineguale distribuzione dei beni, dell’esclusione dei deboli, della violazione dei diritti umani e diventano una provocazione nei contesti in cui sono inserite. Talvolta, però, sperimentano la mancanza di chiavi interpretative per leggere la complessità e di criteri adeguati per valutare la portata e le implicanze delle leggi dello Stato o di altre istituzioni. Nei paragrafi che seguono vengono sintetizzate le risposte che riguardano la corresponsabilità educativa nella missione e nella gestione delle opere, le azioni concrete a vantaggio dei poveri e le relative proposte.
Corresponsabilità educativa per la qualità e la dignità della vita
32. Le ispettorie mettono in evidenza che la corresponsabilità vissuta tra di noi e con i laici, quando è supportata dall’ascolto e dalla condivisione della parola di Dio, rende più facile il confronto - e il conseguente impegno di vita - su tematiche riguardanti la fede, il carisma e la missione. Permette di sperimentare la ricchezza della reciprocità e di vivere con maggior determinazione l’impegno per la giustizia. Fa convergere i diversi apporti verso l’elaborazione di progetti educativi, di sviluppo, di economia solidale e conseguenti azioni per realizzarli. Da parte della comunità delle FMA si nota, in generale, l’attenzione a valorizzare il contributo dei laici, lo sforzo di creare per loro spazi di protagonismo che aprano ad una sana autonomia e al senso di appartenenza. Tuttavia, emergono alcune difficoltà che ostacolano la corresponsabilità: debole collaborazione educativa tra FMA e laici, insufficiente decentramento dei ruoli che non permette la condivisione di responsabilità, moltiplicazione di iniziative senza tenere conto delle risorse, attribuzione di ruoli a persone che non hanno adeguate capacità, una distribuzione dei compiti non sempre equa. Si costata che le scadenze urgenti del lavoro non permettono di mantenere il primato dell’essere sul fare, di dedicare tempo all’ascolto, al prendersi cura e ad assicurare una presenza educativa efficace tra le/i giovani. In riferimento alle strutture, viene evidenziata la mancanza di flessibilità, un cammino di ristrutturazione non sempre condiviso e il problema, anche economico, di mantenere grandi opere.
33. La corresponsabilità nelle comunità educanti è finalizzata alla promozione della qualità e dignità della vita. Le modalità emerse per raggiungere le mete indicate possono essere sintetizzate attorno ad alcuni nuclei.
34. * Aiutare i giovani a scoprire il progetto di Dio e ad assumerlo come dono e come missione. Nella linea del sistema preventivo i giovani vengono educati all’interiorità e alla preghiera, alla valorizzazione del tempo libero, al senso della bellezza e della festa. Sono formati a coniugare fede-cultura-vita per diventare fermento e agenti di evangelizzazione nella Chiesa, nella famiglia, nella politica, nell’economia e nella cultura. Alcune ispettorie si impegnano nell’ambito della pastorale familiare attraverso progetti di educazione alla fede dei genitori in vista di un appropriato accompagnamento dei figli e la preparazione dei giovani fidanzati al matrimonio. Altre offrono sostegno e aiuto pastorale alle famiglie nelle zone rurali.
35. * Educare le/i giovani alla conoscenza di sé, all’autonomia, alla responsabilità sociale e all’impegno attivo per gli altri attraverso esperienze di volontariato. Emerge un’attenzione particolare nei confronti della formazione alla democrazia, che privilegia la partecipazione attiva, l’informazione, l’uso critico dei mass media e di altri mezzi di comunicazione.
36. * Favorire atteggiamenti di riconciliazione e di perdono, l’esercizio della pazienza e la capacità di affrontare e risolvere i conflitti in modo positivo. Tra i mezzi indicati, vi è la formazione al rispetto della persona, delle culture e delle religioni, alla protezione dell’ambiente, alla giustizia, alla difesa dei diritti umani, specialmente quelli delle donne, delle/dei bambine/i, delle minoranze.
Azioni nei confronti dei più poveri
37. Una caratteristica fondamentale del carisma salesiano è essere presenti nelle situazioni in cui i giovani, soprattutto dei ceti popolari, hanno difficoltà ad esprimere il meglio di se stessi. Il fenomeno dell’impoverimento progressivo di interi popoli ha spinto le comunità educanti a mettersi accanto ai più poveri, in particolare alle/ai bambine/i, alle/agli adolescenti e alle donne. Dai Capitoli ispettoriali emerge in modo preponderante l'esigenza di vivere la prossimità testimoniata da Gesù e di lasciarsi evangelizzare dai poveri. I dati mettono in risalto le numerose iniziative già in atto per rispondere alle varie forme di povertà e l'urgenza di potenziare ulteriormente tali azioni.
38. Le risposte evidenziano una convinzione fondamentale: lavorare insieme costituisce una scuola di comunione che permette di superare la tentazione dell’isolamento e dell’autoreferenzialità. In questi anni si è rafforzato il lavoro in rete con i membri della Famiglia salesiana, gli organismi ecclesiali, le istituzioni governative e civili, le organizzazioni non governative e con tutti coloro che si interessano all’educazione e lavorano per collaborare alla costruzione di una nuova società.
39. Le esperienze indicano una significativa collaborazione nel campo della promozione umana e dell’educazione, nei processi di pianificazione, realizzazione, monitoraggio e valutazione di progetti orientati a qualificare l’offerta formativa professionale. Si dà un contributo critico e costruttivo nelle sedi dove si elaborano le politiche giovanili, nella difesa dei diritti umani con azioni volte a restituire dignità ai più poveri. In alcuni momenti particolari si realizzano campagne in difesa della vita contro ogni tipo di sfruttamento e per offrire aiuto concreto in situazioni d’emergenza. In molte realtà si collabora nell’ambito della comunicazione sociale per un’informazione alternativa e propositiva.
40. Si è potenziata la qualità del lavoro educativo con le donne e incrementato il loro coinvolgimento riconoscendo la loro specifica capacità di accoglienza, di relazione, di prendersi cura della vita, di presenza e di protagonismo a livello ecclesiale e sociale. Nella convinzione che se si educa una donna si educa un popolo, le comunità educanti hanno finalizzato i programmi di educazione formale e non formale al risveglio della coscienza per il ricupero della dignità femminile, ritenendo che la reciprocità uomo-donna è cammino per l’umanizzazione della cultura. Si lavora con educatrici e volontarie che mettono i loro doni a disposizione per garantire lo sviluppo integrale di altre donne bisognose di aiuto (indigene, madri sole, ragazze-madri, immigrate, analfabete). Gli ambiti formativi specifici sono: la cura della salute, l’alfabetizzazione, la formazione professionale, la promozione di capacità per esprimersi in pubblico; la formazione biblica, teologica, catechistica. Altre iniziative riguardano i progetti di sviluppo, il sostegno a gruppi di auto-aiuto, la promozione di associazioni femminili, la partecipazione a manifestazioni pubbliche per potenziare la coscienza sociale, i pronunciamenti e le denunce degli abusi contro la dignità delle donne.
41. Le ispettorie realizzano diverse azioni con l’obiettivo di dare alle/ai bambine/i e alle/ai giovani strumenti per sviluppare le loro capacità, rafforzare l’identità, le motivazioni e la consapevolezza circa il senso della vita e aiutare a inserirsi in modo significativo nel tessuto sociale. Le comunità assicurano l’accesso ai servizi educativi, la continuità e la qualità della formazione; condividono la fatica quotidiana della gente per migliorarne le condizioni di vita; rispondono alle povertà del territorio cercando soluzioni evangeliche ai problemi in collaborazione con altri organismi che realizzano servizi di educazione alla salute e sono impegnati nell’ambito dell’educazione formale e non formale. L’azione educativa raggiunge: orfane/i, bambine/i della strada, bambine/i lavoratori, impiegate nel servizio domestico, ragazze/i in difficoltà familiare, in conflitto con la legge, drogati, figli di immigrati, ragazze/i di zone rurali e di diverse etnie e culture.
42. Dalle risposte emergono pochi riferimenti agli immigrati e alle minoranze, ma le voci sono rappresentative dei diversi continenti e riflettono l’attuale fenomeno della mobilità umana. Le comunità educanti sono sensibili e - dove è possibile - accolgono immigrati, rifugiati, profughi, indigeni rispettandone e valorizzandone le radici culturali. Attraverso l’oratorio, il doposcuola, l’alfabetizzazione e la ricerca di alloggio la maggior parte di esse promuove l’inserimento sociale degli immigrati. Le comunità inserite sono particolarmente attente ad assumere un atteggiamento di accoglienza e apprezzamento delle culture locali.
43. È avvertita l’esigenza di educarci a un’economia solidale, alla sobrietà, alla coscienza critica nei confronti dell’impoverimento del pianeta per assumere una nuova visione della povertà e delle sue concrete implicanze; per lottare contro la logica del consumismo e dell’esclusione; per sostenere i movimenti che promuovono la trasparenza del potere pubblico e il rispetto dei diritti umani fondamentali. L’onestà nell’amministrazione dei beni a tutti i livelli e la ridistribuzione equa delle risorse (persone, mezzi, denaro) sono segni di cittadinanza evangelica. Altre esperienze evidenziate sono: l’apertura di uffici per elaborare e realizzare progetti, la creazione di fondi a sostegno dell’educazione e delle opere sociali, l’organizzazione e la gestione delle risorse ispettoriali per una migliore circolazione dei beni.
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