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Capitolo Generale XXI

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  • vivere LA CITTADINANZA EVANGELICA
    • Radici evangeliche della cittadinanza
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Radici evangeliche della cittadinanza

 

66.        La cittadinanza evangelica si inserisce nei solchi dell’Alleanza, cioè in quel cammino tracciato da Dio lungo la storia per realizzare il suo progetto di salvezza a favore di tutta l’umanità; un cammino dove ogni passo è un segno d’amore, ogni tappa una rivelazione di sapienza e ogni svolta un richiamo di fedeltà creativa.

La Bibbia descrive questo cammino e narra questa storia d’amore, che trova il suo punto centrale in Gesù Cristo e continua nei suoi discepoli, di generazione in generazione. Noi, chiamate a seguire Gesù più da vicino con una vita casta, povera e obbediente simile alla sua, siamo entrate profondamente nel mistero dell’Alleanza come persone singole e come comunità. Mano a mano che procediamo nei solchi dell’Alleanza prendiamo sempre più coscienza della nostra responsabilità di essere cittadine attive in un mondo che è assetato di beni spirituali, di gioia, di solidarietà, di comunione._Allo stesso tempo scopriamo sempre più la nostra identità di cittadine del Regno dei cieli con lo sguardo rivolto verso l’Alto, verso l’Oltre.

 

In questo cammino abbiamo una carta di marcia lasciataci da Gesù: le beatitudini, e abbiamo un modello e una guida sapiente: Maria.

 

 

 

La cittadinanza radicata nell’Alleanza

 

67.        Sia per l’antico Israele come per il nuovo popolo costituito da Cristo, l’Alleanza si esprime nell’appartenenza totale a Dio. Sul monte Sinai Dio dichiara che il dono dell’Alleanza liberamente accolto renderà Israele sua “proprietà particolare fra tutti i popoli, un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,6). In Gesù Cristo, con la nuova ed eterna Alleanza compiuta nel mistero eucaristico, siamo resi figli nel Figlio, “concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19). Gesù stesso si rende garante della nostra futura cittadinanza assicurandoci che i nostri nomi sono scritti nei cieli (cf Lc 10, 20), dove lui ci ha preceduto per prepararci un posto accanto a sé (cf Gv 14,3). Egli non si è vergognato di chiamarci suoi fratelli (cf Eb 2,11); anzi, ha definito come sua nuova famiglia, legata a lui con una parentela più stretta del vincolo di sangue, la comunità di coloro che, insieme a lui e come lui, fanno la volontà di Dio (cf Mc 3, 31-35).

 

68.        Questa totale e intima appartenenza a Dio in Cristo, resa possibile nello Spirito, genera nella comunità cristiana, e a maggior ragione nella comunità di persone consacrate, la reciproca appartenenza le une alle altre. La comunità diventa allora lo spazio dove si vive la cittadinanza evangelica nella concretezza del quotidiano. Realizzando insieme la volontà di Dio, nutrite del Pane eucaristico e della Parola, diventiamo sempre più sintonizzate con il cuore di Cristo, condividiamo la sua passione per ogni uomo e donna e la sua simpatia per tutto ciò che egli ha creato. Di qui scaturisce il nostro impegno attivo e creativo nella missione, considerata come prolungamento della missione di Gesù nella Chiesa e realizzazione concreta della nostra cittadinanza nel mondo e nella storia.

 

69.        Maria, donna della nuova Alleanza e prima cittadina del Regno, è colei che ha realizzato in pienezza la parentela, la figliolanza con Dio accogliendo la sua Parola, custodendola nel cuore ed esprimendola in un’esistenza solidale con il suo popolo. Ella ci guida nel cammino per vivere l’Alleanza e ci aiuta a manifestare la nostra cittadinanza evangelica nella comunione fra noi e nell’impegno di prenderci cura delle/dei giovani condividendo, come lei, la sorte dei poveri e dei piccoli.

 

 

Le beatitudini, magna charta della cittadinanza evangelica

 

70.        Sul monte Sinai l’Alleanza tra Dio e il suo popolo è sigillata da una serie di promesse e di benedizioni-maledizioni (cf Es 23,20-33). Sul monte della Galilea Gesù delinea l’identità dei cittadini del Regno in forma di congratulazione: le beatitudini. Esse aprono il discorso della montagna che contiene la sintesi del messaggio evangelico. Sono pure il nostro quadro di riferimento e l’indicazione di marcia nel cammino della cittadinanza evangelica. Nella professione, infatti, noi ci impegniamo a viverle radicalmente in comunione con le sorelle (cf C 10).

 

71.        Le beatitudini non sono dei precetti codificati o delle norme statiche, ma presentano in forma bella l’ideale di vita evangelica, ispirano propositi alti, spronano a mète sublimi, invitano a scalare le vette con entusiasmo. Nelle beatitudini non viene definito ciò che è giusto o doveroso, ma ciò che al Signore piace, ciò che è conforme al suo cuore e ai suoi desideri, ciò che costituisce la gioia di Dio e la felicità dell’uomo. Non vengono elogiate le virtù in astratto, ma ci si congratula con le persone: i poveri, i puri, gli afflitti, ecc. Qui non si trova solo la fisionomia del discepolo ideale di Gesù, del modello esemplare della cittadinanza evangelica, ma traspare prima di tutto il volto stesso di Gesù.

 

72.        A coloro che vivono la cittadinanza evangelica nella sua sequela Egli promette la cittadinanza del Regno dei cieli (cf Mt 5,3.10): saranno consolati e saziati (cf 5,4.6), troveranno misericordia (cf 5,7), erediteranno la terra come spazio vitale donato dal Padre ai suoi figli (cf 5,5), saranno realmente figli di Dio (cf 5,9) e contempleranno il suo volto (cf 5,8).

Tutto questo costituisce da sempre il grande anelito dell’umanità. Anche oggi, benché soffocato da interessi diversi e zittito da rumori distraenti, questo anelito si insinua nel cuore e pone in ricerca. Gli approdi non sono sempre i più giusti, ma sono comunque sforzi di superamento dell’indifferenza, della chiusura egoistica e del non senso.

A questo proposito, abbiamo sentito, attraverso l’ascolto delle nostre realtà, la domanda di una profonda esperienza di Dio e della preghiera sia per le nostre vite di donne consacrate interamente a Lui, sia per la missione che ci caratterizza come comunità educanti. È la tensione verso questa pienezza promessa ma non compiuta che ci pone in una dinamica di discernimento permanente, di attesa vigilante e di cammino continuo.

 

73.        Le beatitudini, indicando la mèta della vita cristiana, tracciano anche il cammino per raggiungerla. Esse presentano la radicale trasformazione esigita dalla cittadinanza evangelica: essere poveri in spirito, saper soffrire per la propria debolezza e per la situazione precaria del mondo, essere miti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, avere fame e sete di giustizia ed essere pronti a patire a causa di questa giustizia.

 

74.        Gesù proclama beati gli svantaggiati. Queste sue parole hanno una carica eversiva incomparabile. Esse capovolgono la logica e la gerarchia dei valori del mondo. Oltre alla dimensione cristologica in quanto rivelazione del volto di Cristo, le beatitudini hanno una pregnanza teologica unica: esse manifestano chi è Dio e qual è il suo sogno sull’umanità. Hanno inoltre uno spessore antropologico in quanto mostrano il volto della persona umana realizzato, figlia a immagine del Padre._Costituiscono pure la base ecclesiologica, perché fanno vedere i lineamenti della comunità dei figli e figlie che vivono in comunione reciproca. La dimensione escatologica emerge con evidenza proprio perché le beatitudini sono allo stesso tempo dono e impegno, realtà presente e promessa di futuro, criterio di giudizio di Dio alla fine della storia.

 

75.        Particolarmente significativa per noi è la dimensione mariana. Nelle beatitudini proclamate dal Figlio vediamo, infatti, il volto nitido della madre, il volto che più gli assomiglia. Come perfetta discepola di Gesù, Maria incarna in modo esemplare le beatitudini evangeliche. Ella si riconosce beata e si pone come motivo di lode e di ringraziamento a Dio per tutte le generazioni nel suo canto del Magnificat, perché Dio ha fatto grandi cose in lei, umile serva. Maria sperimenta in sé e testimonia a tutti il capovolgimento operato da Dio nella storia e nel mondo a partire dai poveri e dai piccoli.

 

76.        Sulla scia di Maria, anche don Bosco, Maria Domenica Mazzarello e tante nostre sorelle hanno vissuto le beatitudini evangeliche e sono diventati segni inequivocabili della logica di Dio, che si contrappone a quella del mondo.

 

77.        Le beatitudini, pur con prospettive diverse, proclamano l’adesione della persona umana all’intervento provvidente di Dio. Essa riconosce la signoria di Dio, convinta di non essere il principio autonomo della propria salvezza e della propria speranza; rinuncia a gestire se stessa secondo criteri e schemi egoistici e pone tutta la propria fiducia in Dio. La creatura umana fissa lo sguardo in Dio con cuore povero e puro, disponibile a lasciarsi plasmare da tensioni nuove, da progetti conformi alla volontà divina. Di conseguenza, nei rapporti con gli altri, essa cerca di imitare la tenerezza e l’amore infinito del Padre. È mite e affabile, effonde pace e serenità, sa perdonare, usare misericordia e promuovere la riconciliazione. Allo stesso tempo essa vive ed opera per la causa di Dio, desiderosa di veder realizzato il suo progetto per un mondo più umano e più giusto.

 

Le tre piste individuate nel cammino di preparazione al CG XXI - la domanda di una rinnovata esperienza di Dio, la domanda di comunione, la domanda di educazione - trovano tutte il loro fondamento nelle beatitudini evangeliche.

 

 

 

La dimensione profetica della cittadinanza evangelica

 

78.        Nel discorso della montagna, dopo la proclamazione delle beatitudini, Gesù passa a illustrare con immagini eloquenti la missione dei suoi discepoli, o meglio il riflesso sul mondo dello spirito delle beatitudini. “Voi siete il sale della terra; voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte” (Mt 5,13-16). La nostra cittadinanza evangelica è irradiante per sua natura, diventa segno profetico. Essa, infatti, è dinamica, in continuo sviluppo, cresce in profondità interiore, in efficacia visibile, in solidità di fondamento e in creatività di progetti e di azioni.

 

79.        Nella lettera apostolica Novo millennio ineunte Giovanni Paolo II invita tutta la Chiesa ad andare avanti con speranza tenendo lo sguardo fisso sul vol-to di Cristo, a prendere il largo con coraggio e fiducia (n. 16, 58). Seguendo l’indicazione del Papa, don Juan Edmundo Vecchi, nella sua ultima strenna, che è quasi un testamento spirituale, propone il Duc in altum come parola d’ordine per tutta la Famiglia salesiana in questo inizio di millennio. Egli evidenzia in particolare la direzione dell’ampiezza e della profondità verso cui dobbiamo navigare. Sono indicazioni sagge e preziose anche per la realizzazione della nostra cittadinanza evangelica oggi.

Il raggio di azione della nostra missione educativa diventa sempre più ampio, il contesto in cui viviamo ed operiamo più complesso, le sfide più forti e numerose. Ciò richiede da noi competenza, mentalità progettuale, lettura sapienziale della realtà, capacità di dialogo, di ascolto della cultura e dei segni dei tempi, di organizzazione e di corresponsabilità. L’ampiezza di orizzonti si coniuga con la profondità del nostro radicarci in Dio, del nostro inserimento nel mistero dell’Alleanza. È l’eloquenza della santità che rende feconda la nostra missione.

 

80.        Nello spirito delle beatitudini, viviamo perciò la cittadinanza da collaboratrici della gioia (cf 2 Cor 1,24) dei nostri fratelli e sorelle, soprattutto delle/dei giovani. Siamo infatti chiamate ad essere testimoni di speranza e tessitrici di unità dentro questa nostra storia meravigliosa e drammatica.

Maria Ausiliatrice, di cui portiamo il nome e prolunghiamo la presenza, ci guida e ci accompagna nel cammino. Di lei sperimentiamo l’aiuto efficace nella missione educativa, che è il nostro modo di vivere la cittadinanza evangelica.

 

 

 




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