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B)
La cittadinanza evangelica
“Cittadinanza
evangelica” è un’espressione chiave che ho incontrato con frequenza nello Strumento
di lavoro (SL) capitolare e che compare anche nel titolo suggeritomi
per questo mio intervento. Mi permetto di indicare alcuni elementi appartenenti
ad una “cittadinanza evangelica”. Sono apporti per arricchire e non per
contrapporli ad altri significati che possono emergere da questa espressione.
Mi fermerò su tre elementi:
1. "Cittadinanza evangelica" è la coscienza
cristiana di sentirsi, secondo l'espressione del Concilio Vaticano II, “cittadini
della città temporale e della città eterna....guidati sempre dallo spirito
evangelico". Perciò, aggiunge il
Concilio, "si sbagliano i cristiani che, pretendendo di non aver qui una
città permanente e ricercando quella futura, pensano di poter disinteressarsi
delle cose temporali”. La vocazione cristiana, anche quella religiosa, non può
rimanere fuori da questo mondo, neanche nelle sue forme più paradossali come
possono essere le vocazioni contemplative e claustrali. La cittadinanza
evangelica è la coscienza viva di una appartenenza responsabile alla società
dove si vive - la città o polis-, motivata dalla fede in modo tale
d'essere tradotta in azione trasformatrice delle persone che la compongono
riempiendole di spirito evangelico e di vero umanesimo.
Impostare il Capitolo generale come "laboratorio
di cittadinanza evangelica"
significa creare le condizioni esistenziali ed operative affinché la
coscienza di "cittadinanza" affiori dinamicamente come fattore di
personalizzazione e di comunione, come elemento di impegno per trasformare la
nostra società con spirito evangelico.
2. Un secondo elemento della cittadinanza evangelica,
se la consideriamo dal punto di vista della missione evangelizzatrice della
Chiesa, è l'integrazione dell'annuncio evangelico e la promozione umana, come
linee costruttrici della città di Dio e trasformatrici della città terrena in
riferimento al Regno. Paolo VI, nella già citata Evangeli nuntiandi,
invitò a superare con lucidità e discernimento il dualismo che a volte paralizza
l'azione missionaria o crea divisione e trauma nello spirito missionario:
"L'evangelizzazione non sarebbe completa se non si tenesse in conto
l'appello reciproco che, nel corso dei tempi, si è stabilito tra il Vangelo e
la vita concreta, personale e sociale dell'uomo… Tra l'evangelizzazione e la
promozione umana (sviluppo, liberazione) esistono, effettivamente, legami molto
forti… . La Chiesa associa la liberazione umana e la salvezza di Gesú Cristo,
senza arrivare mai ad identificarli".
Assumere una
cittadinanza evangelica significa unificare fortemente due dimensioni vissute
con la stessa passione: la passione per il Regno e la passione per trasformare
la città terrena, affinché gli uomini e le donne, già qui in questo mondo,
possano considerarsi famiglia umana con tutta la dignità propria di ogni
persona umana e si proiettino verso la pienezza escatologica del totale
riconoscimento di essere figli di Dio, quindi membri della famiglia di Dio.
3. Un terzo ed ultimo elemento della cittadinanza
evangelica è tratto dal suo carattere evangelico. Vivere la vita religiosa in
chiave di cittadinanza evangelica vuol dire assumere il Vangelo come se fosse
la "carta magna" del nostro essere e del nostro agire. In altre
parole, si vuole dire che le persone, le comunità, i progetti che incarnano la
missione s'inspirano al Vangelo, ne traggono energia ed impulso per operare per
il Regno, lo assumono come valore referente ed istanza determinante. Ogni
cittadinanza ha una propria costituzione che la definisce e le da sicurezza. La
cittadinanza evangelica incontra nel Vangelo stesso la sua unica definizione e
la garanzia di funzionamento e di sopravvivenza.
Lo SL capitolare parla delle Beatitudini come la magna
cartha della cittadinanza evangelica. È il vecchio, ma sempre nuovo,
cammino del vivere cristiano. Dalle Beatitudini prendo occasione per una prima
"provocazione". Questo primo appello è in rapporto al vostro
desiderio di fare delle "beatitudini" la vostra carta magna. Il
recente documento della Congregazione per gli IVC - SVA conferma i religiosi e
le religiose nella loro consacrazione con queste parole: "I consigli
evangelici… proclamano la libertà dei figli di Dio e la gioia di vivere
secondo le beatitudini". La vita cristiana in generale, e
particolarmente la vita religiosa, ha la sua permanente sfida nel confronto con
il messaggio delle beatitudini. Affrontare questa sfida significa andare al
fondamento ed alla base d'ogni vocazione cristiana. Assumere le Beatitudini
come immediato, ultimo e totalizzante riferimento della vita suppone, secondo
me, avere ben chiaro quanto segue: la necessità di mostrare in noi una immagine
significativa di Dio e manifestare alla gente la buona notizia del vangelo, in
modo speciale a coloro che sono nominati nel testo evangelico (i poveri in
spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati ed assetati di giustizia (di fare
la volontà di Dio), i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i
perseguitati per causa della giustizia. .
Una seconda provocazione è
relazionata allo spirito di famiglia e all'importanza delle relazioni personali
nella comunità religiosa. Nello SL, la comunità viene proposta come laboratorio
di cittadinanza evangelica. Il rinnovamento conciliare all'interno della vita
religiosa ha portato un grande cambiamento benefico negli ambienti comunitari e
nel modo di vivere il rapporto tra autorità e obbedienza. La vita religiosa
aveva bisogno di un sano ricupero in questo campo e resta ancora molto cammino
da percorrere. Alcuni manifestano diffidenza e paura vedendo in questa
"umanizzazione" della vita comunitaria una porta aperta alla
mondanità e alla secolarizzazione della vita religiosa. Credo invece che, dove
si è veramente iniziato un cammino di "umanizzazione" con profondità
e responsabilità, non si è andati per questi sentieri di rilassamento. Sono del
parere di progredire sempre più per questo cammino. Non ci allontaneremo dalla
radicalità dell'amore che dobbiamo dimostrarci come fratelli e sorelle e ci
condurrà a vivere in modo più autentico, a vantaggio di tutti, l'amore di
Cristo che sempre spinge a farsi servitori dei fratelli.
È
indispensabile che nelle nostre comunità si accentui ancora di più la qualità
di vita comunitaria orientandola con dinamismo verso la missione. Il centro
dinamico della comunità religiosa non siamo noi, ma la missione. Come la Chiesa è per la missione, anche la
comunità religiosa è per la missione. La comunità, in ogni modo, non è un
insieme di persone che contrastano fra di loro, di forti o di eroi; ma è
l’unione di persone che vogliono testimoniare che è possibile vivere insieme,
amarsi, celebrare ed assumere con efficacia la missione evangelizzatrice a
favore del mondo. La vita comunitaria apostolica non va al di sopra delle
nostre forze. È bene leggere l'esperienza missionaria della comunità alla luce
di un conosciuto testo del Deuteronomio: "Questo comando che oggi ti
ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo…Anzi,
questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perchè tu
la metta in pratica". (Dt
30, 11-14).
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