|
C) Come donne consacrate
L'esperienza spirituale
deve inserirsi nel tempo presente per essere significativa tanto per coloro che
la cercano come per chi è sollecitato a cercarla. Siamo tentati di staccare
l'esperienza spirituale dalle coordinate del tempo e dello spazio, come se lo
spirituale fosse fuori dal tempo. Niente di più assurdo e lontano da ciò che ci
hanno insegnato i grandi maestri di spirito della storia cristiana. Fenomeni
sociali dei nostri giorni, come per esempio la dimensione ecologica o la
coscienza emergente della donna, devono essere considerati come nuovi
riferimenti per vivere oggi l'esperienza spirituale. Il patrimonio storico
della spiritualità religiosa viene anche arricchito dal presente.
Merita attenzione quanto detto nello SL sull'impegno
educativo "a favore delle donne…nella convinzione che se si educa una
donna si educa un popolo". Io lo leggo ora nell'orizzonte della donna
consacrata. La vostra vuole essere una missione che assume come parte
integrante di se stessa, "la educazione formale e non formale al risveglio
della coscienza per il ricupero della dignità femminile, ritenendo che la
reciprocità uomo-donna è cammino per l'umanizzazione della cultura". Oggi,
grazie a Dio, non rimane alcun dubbio sull'importanza che assume, nel presente
e per il futuro, la realtà femminile sia nella società che nella Chiesa. Alla
vita religiosa attuale si chiede fedeltà creativa, cioè mantenere una memoria
adeguata del passato come trampolino di lancio per fare cose nuove oggi e nel
futuro. Si riprende così la dinamicità carismatica che caratterizzò i nostri
fondatori. La storia non è fatta solo per raccontarla, ma per ricrearla nelle
circostanze nuove e concrete che lei stessa va manifestando lungo il tempo. La
speciale attenzione rivolta alla donna comporta oggi, per le religiose, una
maggior creatività nella missione. La cultura propone diverse sfide: saper stare con la propria identità nelle
nuove sensibilità, promuovere la
dignità umana, curare le ferite causate
dalla discriminazione, animare il
protagonismo sociale ed ecclesiale che solamente il "genio femminile"
possiede ed è capace di dare.
Nel vostro caso, voi siete
donne consacrate per l'educazione. La dimensione educativa della vostra
vocazione viene qui richiamata semplicemente, senza volontà di fermarmi su di
essa, perchè è previsto un intervento sul tema. Lo faccio solo per indicare che
la consacrazione religiosa ognuno la vive inseparabilmente dal suo specifico
ministero carismatico. Si è donne consacrate, però con una vocazione concreta,
per voi, quella di Figlie di Maria Ausiliatrice. La consacrazione, centrata
nella pratica dei consigli evangelici, acquista lineamenti speciali attraverso
la pratica ministeriale e/o apostolica propria. In realtà siamo - perchè
anch'io mi pongo all'interno di una vocazione educatrice (forse per questo mi è
impossibile non fare alcun riferimento, anche solo per essere in sintonia con
voi) - siamo religiosi per l'educazione o, girando le parole, siamo educatori
consacrati. In questo "areopago, secondo le parole di Giovanni Paolo II,
la Chiesa c'invita a rimanere. Nella
realtà esistenziale della nostra vocazione, la consacrazione è educativa e
l'educazione è la nostra consacrazione, il luogo dell'incontro con Dio.
"La ricerca di strade - come ben dite nello SL - per educarci ed educare a vivere da cittadini attivi secondo il
vangelo" è un bisogno permanente.
|