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P. Jesús María Lecea, Sch. p
Il nostro vivere la cittadinanza evang. oggi come donne...

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  • C)      Come donne consacrate
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C)      Come donne consacrate

 

L'esperienza spirituale deve inserirsi nel tempo presente per essere significativa tanto per coloro che la cercano come per chi è sollecitato a cercarla. Siamo tentati di staccare l'esperienza spirituale dalle coordinate del tempo e dello spazio, come se lo spirituale fosse fuori dal tempo. Niente di più assurdo e lontano da ciò che ci hanno insegnato i grandi maestri di spirito della storia cristiana. Fenomeni sociali dei nostri giorni, come per esempio la dimensione ecologica o la coscienza emergente della donna, devono essere considerati come nuovi riferimenti per vivere oggi l'esperienza spirituale. Il patrimonio storico della spiritualità religiosa viene anche arricchito dal presente.

Merita attenzione quanto detto nello SL sull'impegno educativo "a favore delle donne…nella convinzione che se si educa una donna si educa un popolo". Io lo leggo ora nell'orizzonte della donna consacrata. La vostra vuole essere una missione che assume come parte integrante di se stessa, "la educazione formale e non formale al risveglio della coscienza per il ricupero della dignità femminile, ritenendo che la reciprocità uomo-donna è cammino per l'umanizzazione della cultura". Oggi, grazie a Dio, non rimane alcun dubbio sull'importanza che assume, nel presente e per il futuro, la realtà femminile sia nella società che nella Chiesa. Alla vita religiosa attuale si chiede fedeltà creativa, cioè mantenere una memoria adeguata del passato come trampolino di lancio per fare cose nuove oggi e nel futuro. Si riprende così la dinamicità carismatica che caratterizzò i nostri fondatori. La storia non è fatta solo per raccontarla, ma per ricrearla nelle circostanze nuove e concrete che lei stessa va manifestando lungo il tempo. La speciale attenzione rivolta alla donna comporta oggi, per le religiose, una maggior creatività nella missione. La cultura propone diverse sfide:  saper stare con la propria identità nelle nuove sensibilità,  promuovere la dignità umana,  curare le ferite causate dalla discriminazione,  animare il protagonismo sociale ed ecclesiale che solamente il "genio femminile" possiede ed è capace di dare.

Nel vostro caso, voi siete donne consacrate per l'educazione. La dimensione educativa della vostra vocazione viene qui richiamata semplicemente, senza volontà di fermarmi su di essa, perchè è previsto un intervento sul tema. Lo faccio solo per indicare che la consacrazione religiosa ognuno la vive inseparabilmente dal suo specifico ministero carismatico. Si è donne consacrate, però con una vocazione concreta, per voi, quella di Figlie di Maria Ausiliatrice. La consacrazione, centrata nella pratica dei consigli evangelici, acquista lineamenti speciali attraverso la pratica ministeriale e/o apostolica propria. In realtà siamo - perchè anch'io mi pongo all'interno di una vocazione educatrice (forse per questo mi è impossibile non fare alcun riferimento, anche solo per essere in sintonia con voi) - siamo religiosi per l'educazione o, girando le parole, siamo educatori consacrati. In questo "areopago, secondo le parole di Giovanni Paolo II, la Chiesa c'invita a rimanere.  Nella realtà esistenziale della nostra vocazione, la consacrazione è educativa e l'educazione è la nostra consacrazione, il luogo dell'incontro con Dio. "La ricerca di strade - come ben dite nello SL -  per educarci ed educare a vivere da cittadini attivi secondo il vangelo" è un bisogno permanente.

 

 

 

 

 




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